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MEMORIE DI UN CHIERICHETTO MILANESE

Scritto da redazione il 25/7/2014
MEMORIE DI UN CHIERICHETTO MILANESE

MEMORIE DI UN CHIERICHETTO MILANESE
DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Nelle serate invernali, nel loculo-guardiola della portineria milanese di via Cusani, a pochi metri dal centrale Largo Cairoli – illuminata solamente da una lampadina da 40 watt – papà Ambrogio (“Ambrosìn”, classe 1887) raccontava per l’ennesima volta le vicissitudini dei quattro anni passati al fronte. Nato a Seregno, famiglia povera, dovette subito ingegnarsi per aiutare ed aiutarsi in un ambiente dove la vita dei campi e l’osteria erano le uniche realtà, insieme all’egemonia della Parrocchia e della figliolanza lasciata allo stato brado. Sarebbe stato un formidabile memorialista se avesse avuto capacità letterarie: strisciare sotto i reticolati con i tubi di esplosivo, gettare sul Fiume Piave i ponti di barche per favorire l’avanzata dei plotoni, gelare nelle trincee fangose in attesa dell’ordine d’attacco fino alla medaglia di bronzo ed al congedo. Un anno prima della disfatta italiana nella tragica ritirata di Caporetto, il 14 febbraio 1916, Milano fu bombardata per la prima volta dal cielo: diciotto morti e molti feriti. Per gli uomini in prima linea, affermati dalla temuta cartolina rosa che obbligava a presentarsi nei centri di reclutamento, diventò un ulteriore motivo di sofferenza per la preoccupazione delle proprie famiglie. La divisa grigioverde gonfia di pioggia, la malaria che lo avrebbe perseguitato tutta la vita e la terribile “Quota” – una delle tante alture anonime – obiettivo tattico sul quale si immolarono interi reggimenti per conquistarne e perderne inutilmente la cima (un canto militare dell’epoca riporta le parole di un soldato ferito a terra che, sovrastato da un austriaco, accusa “quel vigliacco di un assassino, prese il pugnale e morire mi fa”). Gli episodi – magari leggermente alterati dalla polvere del tempo – si susseguivano nelle lunghe serate del coprifuoco, in attesa della chiusura del pesante portone d’ingresso. La televisione, che oggi persegue il cervello insieme ai cellulari, era molto lontana, la radio era fuori dalle nostre finanze; le parole, i libri, le partite a briscola e scopa d’asse riempivano le ore del tempo libero. Ricordo bene alcuni fatti sui quali si soffermava, tenendo presente l’ignoranza diffusa della truppa, quasi tutta reclutata nelle campagne, la cosiddetta carne da macello: un soldato di nome Balossi fu legato per la sua noncuranza ad un palo ed esposto al fuoco nemico. Un plotone nuovo di zecca in marcia dalle retrovie verso il fronte, comandato da un tenente di prima nomina, fu avvertito – proprio dal veterano sergente maggiore del Genio, Ambrogio Confalonieri – che oltre la curva erano appostati gli austriaci: senza neppure degnarlo di uno sguardo l’ufficiale proseguì e dopo pochi minuti fu accerchiato con tutti i sottoposti e portato in prigionia. Dopo quattro mesi consecutivi passati in prima linea, arrivò il sospirato periodo di riposo nelle retrovie perché erano arrivate le truppe di rincalzo; appena...

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Una splendida serata estiva, il 5 luglio 2014, a far da cornice alla manifestazione che ha aperto ufficialmente la settima edizione del “Premio Lupo”, insolita spettatrice una luna crescente che dall’alto ha dato il suo imprimatur allo spettacolo che ha rallegrato i rosetani e i loro ospiti.
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Anche Fellini alla Galleria Campari
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E SE PROVASSIMO A IMMAGINARE IL FUTURO?
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Difficile pronosticare l’avvenire
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Il sapere al...
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1/5/2014
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