Un giovane che voleva apprendere la saggezza Zen si recò da un maestro e gli chiese quanto tempo ci avrebbe messo ad imparare la sua arte se si fosse impegnato al massimo. Il maestro gli rispose che sarebbero trascorsi dieci anni. Il giovane rimase turbato e pensieroso per quella risposta che non si aspettava. Aveva fretta e dieci anni erano davvero troppi. Insistette col saggio chiedendogli quanto ci avrebbe messo se si fosse impegnato ancora di più. Imperturbabile il maestro rispose che in questo caso ce ne sarebbero voluti venti di anni. Il giovane continuava a non capire quale fosse la logica utilizzata dal vecchio. E non contento rincarò la dose interrogandolo ancora per sapere come avrebbe potuto apprendere prima la sua arte se si fosse impegnato ancora di più. Al che il saggio gli rispose che allora non si sarebbe potuto fare in meno di trent’anni. A questo punto il giovane sconvolto dalla risposta così dura e perentoria disse rivolgendosi al vecchio “Ma come è possibile Maestro? Quanto più mi riprometto di impegnarmi severamente nell’arte di apprendere la saggezza Zen tanto più voi mi dite che ci vorranno molti anni ancora!”. Il vecchio saggio sorridendo gli rispose candidamente “Certo che è così mio caro allievo! Quando si ha un occhio costantemente rivolto all’obiettivo ne rimane solo uno da mettere in gioco per l’arte”. Il ragazzo compreso il senso del messaggio filosofico rimase in silenzio e non chiese più nulla. Quanta gente, piuttosto che lavorare alacremente e con passione a ciò che sta facendo, perde di vista l’azione per guardare smaniosamente e superficialmente al futuro e ai suoi obiettivi, senza rendersi conto che questo è l’errore più grande perché così facendo perde il presente, il solo tempo che appartiene all’uomo, e non vive affatto rivolgendosi malinconicamente indietro, e con sguardo nostalgico, al passato che più non torna, o distraendosi col miraggio di un futuro che non è ancora, e che forse mai sarà. Anche tra i giovani si sta diffondendo questa mentalità. Forse perché le vecchie generazioni hanno sofferto molto per ottenere lo scopo dei propri desideri, e inconsapevolmente si vorrebbe evitare a nipoti e figli di vivere lo stesso dramma della conquista personale degli scopi esistenziali, che, tra le altre cose, è molto lenta. Così si tenta di accelerare ad ogni costo i risultati in una veloce corsa verso i traguardi della loro vita. Senza rendersi conto, nello stesso tempo, che così facendo si privano i giovani del piacere della lentezza e della conquista degli obiettivi, uno dopo l’altro. Accade, perciò, non di rado di aver a che fare con genitori incontentabili, che non accettano le naturali tappe evolutive dell’esistenza dei propri figli e, peggio che ragazzini, pretendono il “tutto e subito” quasi a costo di zero sacrifici e nel minor tempo possibile. Trasferendo la stessa ansia sui figli che desiderano sempre di più, pretendendo da se stessi e dagli altri quello che non sono ancora in grado di dare e di...
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