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I pianeti della fortuna …“ ‘dduwenà a venture”

Scritto da redazione il 22/6/2016
I pianeti della fortuna …“ ‘dduwenà a venture”

I pianeti della fortuna …“ ‘dduwenà a venture”

di Lorenzo Bove

In genere, a Tarranòve, si diceva: “ ‘dduwenà a venture” (1), che alla lettera significa “indovinare la sorte”, predire il futuro. Nel termine ‘dduwenà (indovinare), che si legge ‘dduwnà, con la e muta, è presente la w (doppia v) che non appartiene all’alfabeto della lingua italiana, ma che è stata inserita volutamente per ricostruire la fonetica ovvero quel particolare suono del termine dialettale, non altrimenti possibile. Un simbolo fonetico è un segno convenzionale usato per significare la descrizione articolatoria di un suono, nonché una sua approssimata collocazione in determinate classi detti foni, dal momento che nessuno è in grado di riprodurre due volte lo stesso identico suono.
Ma veniamo a noi.
Tanti anni orsono, non era insolito vedere circolare in paese forestieri muniti di una gabbietta con un pappagallo dalle piume colorate e una cassetta piena zeppa di bigliettini di tonalità diverse.
Facevano il giro di tutte le strade, avvicinando le persone che incontravano e bussando ad ogni singola porta di casa, per offrire a tutti il loro speciale “servigio” (2).
Ed era un “servigio” che evidentemente doveva rendere a sufficienza, considerata la fatica che essi erano costretti ad affrontare, trasferendosi di paese in paese a piedi o con mezzi di fortuna.
In effetti, un po’ di superstizione è sempre aleggiata tra la gente, soprattutto tra le classi meno abbienti, e non solo; la differenza era nel fatto che le persone più colte e quelle con maggiori disponibilità non lo esternavano pubblicamente, così come non lo faceva il clero.
E, quindi, ognuno si fermava per strada o apriva il proprio uscio di casa per far entrare ed accogliere il forestiero di turno, che arrivava attrezzato con gabbia, pappagallo e cassetta.
Ma cosa c’era di tanto prezioso in quelle cassette?
E cosa c’era scritto in quei bigliettini colorati?
Alla singola richiesta, “u ‘dduwenatore”, il “divinatore” (3), l’indovina venture, chiedeva immediatamente all’interessato/a se fosse ammogliato/maritata e quindi apriva il cassetto dei bigliettini e subito dopo tirava su lo sportellino della gabbietta, solleticando il collo del pappagallo, il quale andava a pescare, a caso, uno dei tanti bigliettini variopinti, detti “pianeti della fortuna” (in dialetto: “a pianete”).
Erano momenti di indescrivibile esaltazione, che a volte sfociava in un vero e proprio fanatismo.
Per ciascuno/a veniva fuori una previsione che, a ben vedere, corrispondeva con le proprie aspettative e quindi i celibi e le nubili si sarebbero presto sposati, gli uomini sposati e le donne maritate avrebbero messo al mondo dei figli, i senza lavoro avrebbero presto trovato occupazione e chi versava in condizioni di disagio (economico od altro), presto avrebbe visto schiarirsi all’orizzonte la fine di tale situazione con l’arrivo di denaro e tanta buona salute.



Il tutto infarcito di proverbi, frasi fatte e numeri da giocare...

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