Le temperature in picchiata e il freddo polare di questi giorni di Febbraio hanno messo in ginocchio tutta la penisola italiana e rivelato, ove ce ne fosse ulteriormente bisogno, le innumerevoli criticità della nostra nazione quando si tratta di affrontare una qualsivoglia emergenza. Sicuramente i miti inverni a cui siamo stati abituati nel tempo hanno assai poco in comune con le gelide settimane che abbiamo vissuto. E la neve ha bloccato la circolazione dei mezzi sulle strade provinciali, sulle statali, sulle autostrade, rallentando l’attività di distribuzione dei beni di prima necessità che hanno immediatamente visto aumentare i prezzi al dettaglio dei grandi supermercati. Sono andate in tilt le linee telefoniche; saltati i cavi dell’elettricità. La gente è rimasta letteralmente isolata nei piccoli borghi collinari e di montagna. Non potendo comunicare né muoversi. Senza acqua, termosifoni, gas. Le scorte stanno finendo, e non solo quelle delle famiglie, ma anche quelle a disposizione dello stato. E intanto in alcune zone di montagna continua a nevicare. Per smaltire i costi di questa bella imbiancata ci vorranno mesi, forse anni. E in Europa le vittime si contano numerose. Si dice addirittura che si aggirino intorno ai seicento morti. Molti dei quali, soprattutto anziani, deceduti per assideramento nelle regioni montane o perché impossibilitati a raggiungere in breve tempo un centro ospedaliero per essere prontamente soccorsi dopo un malore. Certo una piccola ecatombe di questa ingenerosa stagione, che ci ha portato via molte anime innocenti. I sindaci dei paesi più colpiti sono stati i primi ad essere fatti oggetto delle maggiori attenzioni della popolazione, in attesa di un’ordinanza che chiarisse modi e tempi di risposta all’incalzare delle basse temperature e dell’emergenza neve. In alcune località le scuole sono rimaste chiuse e inagibili per molti giorni di seguito da quell’ormai noto 3 Febbraio in cui pare che l’Italia tutta si sia svegliata sotto la bianca e immacolata coltre. E se all’inizio, quando scende, la neve è delicata e morbida, poi, per il calare repentino delle temperature notturne, si trasforma in ghiaccio. Pericolo letale per mezzi di trasporto, su terra e per aria. Stazioni e aeroporti sono rimasti bloccati e molti treni e voli sono stati cancellati, impedendo ai malcapitati di raggiungere in breve tempo la loro destinazione. Insomma, il quadro di questi ultimi giorni è stato quello di un’Italia paralizzata dall’emergenza freddo. E se nelle zone di montagna spesso non sono bastati i mezzi spazzaneve per l’enorme quantità di precipitazioni, diffuse e continue, in città a quote più basse anche pochi fiocchi di neve hanno paralizzato le attività quotidiane per l’assoluta impreparazione generale a sostenere queste temperature polari e questi climi così austeri. Pare quasi che anche le stagioni vogliano ormai far ricorso alle loro risorse più riposte per dimostrare la crisi recessiva in atto, e indicare, implicitamente, nuovi...
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