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Diego Fusaro a Foggia

Scritto da antonietta pistone il 13/12/2017
Diego Fusaro a Foggia

Sugli ultimi 25 anni di Storia Italiana
il filosofo torinese invitato da Paolo Mongiello è stato ospite al Teatro Giordano e ha parlato alle 17,30 nella Sala Fedora

Due colpi di stato hanno caratterizzato la storia italiana dal 1992 al 2011, per il filosofo Diego Fusaro.

Mani Pulite, che ha rappresentato l’antecedente storico del berlusconismo; e il governo Monti, che ha inaugurato la stagione del sorpasso della finanza e della economia sulla politica.


Due eventi epocali, che segnano il crollo della società del lavoro e dei valori della famiglia, della patria nazionale, e del padre.

Nostalgie che toccano ormai solo i cuori più romantici e sensibili, che non si arrendono al solipsismo monadistico del postcapitalismo imperante, secondo il quale non si può che produrre e rifare il sempre uguale omologato e omologante.

La società di massa appartiene ai consumatori, non ai cittadini, che, in quanto tali, non possono che essere uomini liberi e non asserviti.

Il capitale ha sostituito tutti i valori: la libertà, la fede nell’uguaglianza; la solidarietà e la fratellanza; ma anche Dio, la religione, la democrazia reale.

Il capitale vuole e pretende che tutti siano uguali senza differenze e alterità, persino nella omologazione della sessualità, cancellando le distinzioni tra maschio e femmina, e introducendo il genere neutro; così come vorrebbe sostituire al padre e alla madre le definizioni di genitore 1 e 2.

La stessa idea di Europa è sorta dalle ceneri dell’Europa storica, come unione di popoli con una loro precisa identità culturale, sociale, linguistica, intellettuale.

E a scuola si è inteso riproporre lo stesso modello aziendale di Berlusconi delle tre i: impresa; informatica; inglese.

L’aberrazione che ne è derivata sta tutta nella riforma della Buona Scuola, che prevede l’alternanza scuola lavoro come attività curricolare; l’utilizzo indiscriminato delle nuove tecnologie informatiche per l’insegnamento, e il parallelo progressivo abbandono del libro di testo e di lettura; e l’uso di una lingua internazionale che non ci appartiene, e che non è nemmeno l’inglese dei tempi di Shakespeare.

La globalizzazione e la delocalizzazione dell’economia sono un’ulteriore conseguenza di queste premesse.

A fronte di questa analisi spietata del postcontemporaneo, Fusaro non è meno pessimista guardando al futuro.

Destra e sinistra ormai si equivalgono, di fatto, nelle scelte di campo. E probabilmente continueranno a governare con grandi concertazioni di compromesso che hanno molto poco a che vedere con gli orientamenti storici originari.

Vi sono poi i cinque stelle che “devono ancora decidere cosa fare da grandi”, che “non sono niente ma potrebbero diventare tutto”.

Mentre i leghisti interpretano il malcontento del popolo del nord Italia, che torna a reclamare l’autonomia e l’indipendenza, per la Lombardia e per il Veneto, quando nuovi fermenti si fanno ancora avanti nel Mezzogiorno, con la proposta a sostegno della...

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al petto spesso bussi,
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e sui prati correre e far capriole.
Fanciullo dell’età bella,
più non son lesti
i passi miei!
Il caldo sole di ieri,
tiepido è già.
Gli alberi
all’autunno arresi
lacrimano
brune foglie morte.
Diletto fanciullo
d’un tempo la gioia
tuttora t’appartiene.
Unico conforto
nelle notti insonni
quando in solitudine
in pianto mi...
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