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“A piccoli passi” di Elena Barbarossa

Scritto da redazione il 19/12/2014


“A piccoli passi” di Elena Barbarossa

Recentemente, nella sala “Franco Marasca” delle “edizioni del Rosone”, via Zingarelli, Foggia, Giucar Marcone ha presentato l’opera prima di Elena Barbarossa “A piccoli passi”, una silloge poetica che parla soprattutto d’amore.
La copertina - ha detto il relatore - è un elemento importante del libro, è l’abito fatto su misura per catturare l’attenzione del lettore, un abito scelto dall’editore in collaborazione col grafico e con l’autore. E’ un po’ il biglietto da visita offerto al lettore, la copertina quasi sempre garantisce la validità di quel che si andrà a leggere.
Importante la scelta dell’immagine da riportare sulla copertina, un’immagine che deve suggestionare, direi sedurre il potenziale acquirente del libro.
L’immagine che ci offre la copertina de “A piccoli passi” ben si amalgama col titolo della silloge. Lenti passi sulla riva del mare, indipendentemente dalla meta che si vuol raggiungere, perché a voltarsi indietro ci si accorge della lunga distanza percorsa, una passeggiata scandita dal ritmo del passo, metafora del tempo della vita”.
Elena Barbarossa è nata a Foggia, mostrando ben presto una grande passione per la letteratura classica e contemporanea. Nell’aletta si legge che “il suo amore per la lettura e la scrittura la porta a scrivere in versi per esprimere la sua visione della vita e dell’amore”.
In “A piccoli passi” sono contenute 65 composizioni: il percorso autobiografico è il solco ininterrotto in cui si sviluppano le sue esperienze di vita vissuta. “Una poesia spontanea – ha affermato Giucar Marcone - che proviene dal suo mondo interiore scandagliato in ogni suo sentimento, che approda in significativi versi che cantano l’amore vissuto, l’amore sconfitto, l’amore per la vita e la speranza che è alla base della sua visione di vita”.
Elena Barbarossa nella sua scrittura non cerca forme elaborate, ma va direttamente all’espressione dei sentimenti più sinceri e delle emozioni che questi generano.
“Nella suo silloge, – ha evidenziato Marcone- la poetessa parla di sé, è un libro aperto sulla sua vita, è di una sincerità disarmante: col coraggio della sua timidezza ha scritto poesie che possiamo definire diario dell’anima.
L’amarezza dell’amore sconfitto è bilanciata da una visione positiva della vita, dalla speranza che consente alla poetessa di proseguire il cammino della vita a piccoli passi.
Le sue composizioni sono brevi, alcune di 4 o 5 versi, ma, come scriveva Edgar Allan Poe, la poesia breve contiene nella sua concentrazione un potenziale emotivo superiore a una lunga e discorsiva poesia”.    
Quello di Elena Barbarossa è un linguaggio ricco di suggestioni, contrario al tipo di poesia troppo verbosa. La sua poesia è la rappresentazione degli stati d’animo che si alternano nella sua vita a causa di attimi positivi o negativi presenti nel suo cammino, ma, anche in quello di ogni essere umano; la sua poesia è una confessione a cuore aperto, un mezzo per dare vita ai ricordi, per ripercorrere le proprie vicende con un candore che solo la vera poesia riesce a far emergere. La sua storia diventa così la storia di chiunque si voglia specchiare in essa, un vissuto universalizzato e reso poeticamente da Elena. “Ecco perché – ha affermato il relatore - le poesie, più che i romanzi, una volta pubblicate non appartengono più esclusivamente all’autore, ma diventano patrimonio di tutti, perché i sentimenti, le emozioni, le gioie, i dolori che il poeta fa emergere dal magma del suo animo sono il denominatore comune di tantissime altre vite”.
Scritto da: Antonia Frazzano


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