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“AVANZI DI BRACE”: IMMERGERSI NELLO SCORRERE DEL TEMPO

Scritto da edelpoggio il 21/2/2018


“AVANZI DI BRACE”: IMMERGERSI NELLO SCORRERE DEL TEMPO

Marcello Ariano è un autore pugliese di formazione classica, maturata dalla frequentazione del “Liceo Fiani” che egli ricorda con affetto e riconoscenza. Di quel periodo spensierato e magico, «dei molti fuochi allora accesi», gli rimane un lieve ricordo “di alcuni” che conobbe, «degli sguardi / pronti all’incanto», e non sa più nulla della compagna dagli «occhi “pensosi / nascosti / sotto lunghis-sime ciglia». Più vivi nella memoria sono le voci, i suoni, i rumori, il sogno di “universi lontani, rac-colti nell’ambito dell’edificio ubicato nel Castello, ingigantito dalla lontananza: «le merlate torri ce-nerine / l’ampio fossato di malva e rucola / le grate proibite / dove gridare i nostri segreti / e scalinate ruvide di pietra».
La vocazione di Ariano alla scrittura di versi risale al periodo giovanile. Una fedeltà che gli ha consentito di raccogliere esperienze poetiche in varie raccolte, a partire da Minuta di versi del 1979, seguita dalla pubblicazione di Terra dove, Tempo di sabbia fine, Alla clessidra c’è rimedio, Nel tem-po degli dèi e degli uomini, Cartoline dal Preapppennino, fino alla recente Avanzi di cenere, edita nel Giugno 2017 dalle Edizioni Tabula fati di Chieti.
Consistente è anche la pubblicazione di articoli e saggi, nelle cui pagine l’autore rivela una sotti-le vena di passione e una palese partecipazione alle vicende sociali, storiche e umane della sua terra e al contributo di personaggi che ne hanno segnato il cammino, favorendone lo sviluppo e le conqui-ste.    
    
Un immergersi nello scorrere del tempo è l’assunto dell’ultima silloge poetica di Marcello Aria-no, in cui l’autore cerca di raccogliere gli “avanzi di brace” per ravvivarli e proteggerli dal nostro «fugace passaggio sulla scena» della vita. È un rimemorare accorto, scandito sull’onda di un sentire autentico, reso con giri di versi attentamente controllati, senza concedere spazio fuor di misura all’impeto della nostalgia e del rimpianto.
I luoghi, le presenze care, gli accadimenti sono rivisitati con equilibrio e moderazione. Il poeta sa che le aspirazioni, i sogni, le proiezioni restano fermi nella memoria, radicati in quell’ansa di cuore dove è difficile accedere, ma lotta perché le “reliquie”, soprattutto, non siano disperse. Egli ripercor-re il cammino a ritroso con il proposito che non tutto sia travolto e annullato dal procedere inesorabi-le dei giorni. Sopra ogni minaccia e contro ogni tentativo, sopravvive sempre e comunque il fascino della riscoperta, la    traccia profonda e indelebile di quei fremiti che avrebbero suscitato la magia «d’ignote meraviglie».
Il tacito fiore di Castel Pagano, «relitto di pietra emerso dai fondali del tempo», le mani degli operai intente a creare immagini di progresso, il richiamo di vie (Via della Costituente, ad esempio, dove «è tornato / cento e cento volte»), di luoghi, di città del cuore non sono che pretesti per ritrova-re il respiro della propria terra lambita da fiumare e folta di voci “al vespro”, testimone attonita «di tante partenze senza ritorni / di pendule lune perdute».    
Tenace è l’eco delle memorie che lega Marcello Ariano al momento in cui «con grande ressa nel cuore / prese congedo / dallo sciame dei suoi sogni». E tenace è l’urgenza, la sua determinazione, affinché la ricchezza di legami e di affetti, accumulata durante i passi incerti della sua infanzia, non venga scalfita e dissipata dal “furore” delle prime esperienze.
Egli ritorna spesso tra i suoi monti, tra i suoi rimpianti, là dove «un giorno appena giorno / con grande ressa nel cuore / prese congedo / dallo sciame dei suoi sogni», per ritrovare, in particolare, il conforto della madre «silenziosamente intenta / a ravvivare il fuoco / di domestici pensieri»: un ri-chiamo tanto intenso da non temere il cono d’ombra delle «schiere dei secoli».
Vi ritorna per rinverdire le presenze di quanti hanno abitato i suoi “giorni adolescenti” in un pae-se dove «oscillano ricordi / come lucciole smarrite», e per ridare senso e respiro a quei silenzi avari di promesse che non riescono a dare senso che a «poche parole». Vi ritornerà spesso con il pensiero, nell’intento di disperdere le distanze ed esorcizzare il morso della solitudine ora che la voce materna non è che un’eco e «nella sua spalla di ombra» può, a conforto, affondare «la sua fronte di vivo».
In questa nuova opera poetica, Marcello Ariano ripercorre un significativo tratto della sua vi-cenda umana. Il più delicato, il più incisivo, il più determinante. Lo ripercorre con animo rasserenato, in un “oscillare ininterrotto tra presente e passato”: gli infuocati «impeti giovanili» muovono verso la moderazione e lo scandaglio nel passato si riveste di tenera saggezza. E la torma dei sentimenti è rivissuta con equilibrio e pacatezza. Avanzi di brace è una silloge notevole per la forma controllata - classica e contemporanea nello stesso tempo - e per la rievocazione di risonanze interiori eternamente presenti e vive «nel cuore antico degli uomini».

Scritto da: Michele Urrasio    


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