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CALCETTO A CINQUE

Scritto da redazione il 25/5/2012


 CALCETTO A CINQUE

Il campo non è proprio regolamentare, ma il fondo è buono, non ci sono buche, l’illuminazione sufficiente e poi tutt’intorno hanno già preso posto spettatori involontari: anziani, mamme con carrozzine, bimbi che si rincorrono.
                Le squadre si materializzano quasi dal nulla, all’improvviso, e subito ti accorgi che la cosa è seria: ragazzotti con evidenti germi di protagonismo calcistico.
                Il pallone è di quelli quasi professionali, e te ne rendi conto perché uno dei portieri, che prende posto fra due statue del monumento a Giordano, quella è la porta e quelli i pali, calza grossi guanti.
                I bambini che fino a quel momento si rincorrevano e giocavano, sotto lo sguardo vigile delle mamme, su quel “terreno”, schizzano via e la partita ha inizio.
                Certo l’improvvisato campetto avrebbe bisogno di qualche altro accorgimento, tipo una rete di recinzione, che non c’è, e così alla gara di calcio si sovrappone una di tiro a segno.
                Si sa come opera la difesa di una squadra di calcio, spazza via il pallone allontanandolo il più possibile dalla propria porta, così come gli attaccanti imprimono il massimo della forza quando calciano il pallone nel momento del tiro a rete.
                Quindi lanci e cross troppo lunghi, violenti tiri in porta, si tramutano in traiettorie di proiettili che infastidiscono gli involontari spettatori, colpiscono carrozzine, bimbi ed adulti.
                Così che una nonna, che sta lì con la nipotina di cinque anni, dopo aver glissato un paio di pallonate e presane una sul viso, si avvicina ad uno dei giocatori in campo dicendogli: “Scusa, ma ti pare questo un campo di calcio!?”. “No…”, risponde all’istante l’interpellato: “…è un campo di cazzo!!”.
                Il ragazzo avrà tutte le sue ragioni, l’abbiamo già detto, il campo non è proprio regolamentare, dovrebbe essere recintato e fornito di una fontanella per rinfrescarsi.
                La “nonna” non si compenetra, anzi s’indigna ed allora richiama l’attenzione di due vigilesse, che al di là della strada, “rondando” sull’altro marciapiede, fra una chiacchiera e l’altra, avanti e indietro, poche decine di metri, fanno la guardia al “cartone”, quello dell’extracomunitario che è scappato con la sua merce al loro arrivo.
                Le due vigilesse terminano di riallineare qualche cartone non proprio in fila con gli altri con calcetti nervosi, attraversano la strada, e si recano dalla “nonna”.
                Ma questa è un’altra storia.

Raffaele de Seneen


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