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Foggia, ultima chiamata

Scritto da redazione il 22/9/2010


 Foggia, ultima chiamata

Torno a casa con le pesanti buste della spesa del sabato pomeriggio: provviste per la domenica e il lunedì. Decido che, per rientrare, è forse il caso di passare da Piazza De Gasperi, per evitare le luci sfavillanti del nuovo androne e la gente sempre pronta a fermarsi per due chiacchiere pomeridiane su Viale Colombo. Tenuto conto anche del fatto che i miei acquisti alimentari richiedono un immediato trasferimento in frigo e congelatore, mi dico che, d’altra parte, farmi un giro veloce ai giardini dove sono soliti sostare i giovani a parlare e intrattenersi con gli amici non deve essere poi tanto disdicevole, nemmeno per una madre quarantenne che si appresta ai suoi doveri familiari per trascorrere in serenità con i propri figli i due giorni del weekend ormai puntualmente tornato, tra una settimana di lavoro e l’altra. Ma il mio disappunto è grande quando mi rendo conto che, a parte l’immondizia che i nostri occhi sono abituati a veder marcire per le strade accanto ai cassonetti, ai cui odori nauseabondi il nostro olfatto è diventato purtroppo assolutamente insensibile, devo prendere atto che anche tutta la piazza è ridotta ad un’unica estesa discarica di bottigliette di rifiuti da picnic improvvisato: rum e liquori di vario tipo; bottiglie di birra abbandonate nell’erba; contenitori per cibo in plastica; bicchieri di carta, scatole vuote di sigarette e cartacce sparse dappertutto. Ma dove è finita la civiltà? Cosa ne è dell’educazione alla cittadinanza che insegniamo ai giovani nelle scuole? Stiamo diventando la pattumiera del mondo. Non sappiamo più come smaltire i rifiuti che produciamo. Ammassiamo, sciocchi inconsapevoli, le scorie radioattive che le industrie del settentrione italiano e di mezza Europa vengono a depositare sotto i nostri terreni coltivabili. Respiriamo aria inquinata e mangiamo cibi infetti ed altamente cancerogeni. Abbiamo strade cittadine che sembrano percorsi di guerra. Un sistema scolastico che premia l’arroganza e la presunzione degli ignoranti. La malasanità che miete vittime quotidiane anche in sala parto, in un luogo che dovrebbe essere un inno alla vita e alla gioia. Siamo impastati da cima a fondo di quella blasfema mentalità mafiosa che ha reso la nostra Italia un posto di malgoverno clientelare, di malaffare, di disoccupazione e di illegalità diffusi. Rimestando nel particolare per sottrarre denaro al pubblico, ci si illude di poter costruire il benessere, senza comprendere che il reale star bene di una collettività non potrà mai prescindere dal generale stato di salute dell’economia e delle finanze. Mentre l’economia delle casse comunali di Foggia naviga in acque assai cattive, rischiando, ed evitando il commissariamento, ogni volta per intervento di qualche pietoso Nume, che ci guarda compassionevole dall’alto. Mi rifiuto di credere che il marcio sia solo nel fetido olezzo delle pattumiere sparse qua e là per le strade cittadine. Quello è solo la sua parte visibile. E puzza anche troppo. Figuriamoci cosa si nasconde sotto la realtà che già così squallida appare. Anche in chi dovrebbe fare pulizia attraverso l’amministrazione della giustizia, piuttosto che dormire un sonno troppo tranquillo immaginando fantastiche avventure nel paese del coniglio pazzo, come Alice. Perché qui, tra un po’, si diventa pazzi tutti, noi cittadini senza rassegnazione, di fronte allo scempio che ogni giorno sistematicamente ci violenta e che, nonostante tutto, dobbiamo continuare a subire.

Scritto da: Antonietta Pistone


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