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“MAI POTRÀ VENIRE MENO LA RICONOSCENZA E LA MEMORIA VERSO CHI HA DONATO LA VITA PER LA PATRIA”

Scritto da Antonietta Zangardi il 1/10/2016


“MAI POTRÀ VENIRE MENO LA RICONOSCENZA E LA MEMORIA VERSO CHI HA DONATO LA VITA PER LA PATRIA”

Lo scrittore e poeta Erri De Luca, amante delle montagne, sulle quali l’uomo si sente piccolo di fronte all’universo, afferma, in un’intervista che, chi va in montagna lo fa per essere più vicino al cielo. Quando gli si chiede quali memorie delle nostre montagne non possiamo perdere, il poeta ricorda che i resti delle trincee della Prima guerra mondiale meritano il ricordo perenne e tutti dovrebbero visitarle, perché è là che si sono svolte le più assurde manovre militari, i più inutili sacrifici. Riporre nella propria memoria quei luoghi, significa ritrovare i segni lasciati da una gioventù spedita a morire in faccia alla più spudorata e indifferente bellezza.

Mio nonno fu tra quei soldati che, abituati al sole del Sud Italia, sopportarono i rigidi inverni delle montagne. Combatterono e in 650.000 morirono per la loro Patria, l’Italia.
Assurdo mi sembrava il pensiero che il suo corpo, dopo la battaglia, fosse stato abbandonato tra i sassi del monte San Gabriele, ecco perché fui indotta a rimettermi alla ricerca di una tomba su cui onorarlo, seguendo le orme di mio padre, che, invano lo aveva cercato.
Sant’Agostino scrive che una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla loro tomba appassisce, mentre una preghiera arriva sino al cuore di Dio e non avere una tomba su cui farlo rattrista l’anima.

La mia tenacia, alla fine, è stata premiata.
Il 22 marzo u.s. ho ricevuto dal Ministero della Difesa la risposta alla mia ricerca sul nonno: il Soldato Michele ZANGARDI, matricola 18481, classe 1886 deceduto in seguito a ferite riportate in combattimento, è inumato nel Sacrario Militare di Oslavia (GO), alla tomba n. 8266, con l’errata indicazione del cognome (pensate la fatalità) “Langardi” al posto di Zangardi.
La lettera Z di Zangardi, scambiata con una L, per un banale errore di trascrizione, che, quanto prima, sarà corretto.
Morì    il 13 settembre 1917 (99 anni fa) sul monte San Gabriele per difendere la città di Gorizia.
A conclusione dello scritto sono riportate le seguenti parole: “Le sia di conforto sapere che mai potrà venire meno la riconoscenza e la memoria verso chi ha donato la vita per la Patria”.
IL DIRETTORE Col. Maurizio MASI.

Con queste indicazioni partimmo alla volta di Gorizia, per onorare la tomba del nonno ritrovato.
Raggiungemmo Oslavia, luogo del Sacrario, posto ai confini con la Slovenia, vicino al famosissimo fiume Isonzo, che scorre silenzioso e maestoso.
Un    cippo, ai piedi del mausoleo, recita così:
“Oslavia, borgo sperduto. Nessuno ti conosceva ed oggi le madri e le spose di tanti paesi ti sanno tomba di giovinezza. Cimitero di battaglioni, Oslavia nome oscuro come la nebbia d’ottobre.”
In tale Sacrario riposano 57.200 soldati italiani e 539 soldati Austro-Ungarici. I militi di cui non si conosce il nome e la provenienza ne sono 12.000.
Assai commovente è stato leggere il nome di mio nonno, anche se errato: Michele Langardi, al posto di Zangardi. Ci siamo fermati in silenzio, insieme agli Alpini, volontari, che sono di guardia al Mausoleo.
Abbiamo ritrovato il nonno: ora abbiamo una tomba su cui onorarlo e ci siamo riappropriati di un pezzo di storia della nostra famiglia, che sembrava inesorabilmente reciso ed interrotto per sempre.
Ricordare chi non c’è più e chi ha combattuto perché noi fossimo quello che siamo, è un nostro sacrosanto dovere.
Grazie, nonno Michele, di promettiamo che riusciremo a far correggere il cognome e ti lasceremo riposare insieme ai tuoi commilitoni.


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