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Quel vuoto dialogo fatto di nulla

Scritto da antonietta pistone il 13/4/2018


 Quel vuoto dialogo fatto di nulla

E la scelta di dover morire per raccontare a tutti la verità
I nostri ragazzi hanno perso il senso delle passioni, perché gliele abbiamo fatte dimenticare, le vogliamo spegnere, scotomizzare, in quanto le riteniamo pericolose. La famiglia, la scuola, la società, il mondo intero, ci chiedono competenze, performance, efficienza, eccellenza, disumanizzando l’istruzione e la cultura.
Ma noi non siamo macchine. E non lo sono i nostri figli e nemmeno i nostri alunni.
Bisogna ritornare ad essere umani. Bisogna ricominciare dagli esseri umani. Riconoscendo che non siamo tutti uguali. Che ciascuno è diverso e unico. Che ogni persona si porta dentro un mondo, fatto di desideri e aspirazioni. E che i veri educatori sono quelli che rendono possibile questo sogno di diventare se stessi fino in fondo.
Non possiamo e non dobbiamo pretendere uomini robot, perfetti esecutori di ordini eteronomi. Ma dobbiamo fare in modo che in ciascuno splenda ed arda quella fiamma della conoscenza e del sapere che li rende unici. Perché solo se ognuno potrà brillare della sua unicità sarà uguale a se stesso, e diventerà un essere umano felice della sua condizione.
Invece, vogliamo curare il disagio, riempiamo scuole e università di psicologi, e non ci rendiamo conto di essere proprio noi a creare quel malessere giovanile, che in alcuni casi, come in quello della povera Giada, esplode incontrollato all’improvviso, dopo aver covato per anni sotto la cenere del silenzio, dell’incomunicabilità, della solitudine menzognera e conformista.
Mi chiedo di cosa mai parlassero, veramente, Giada e i suoi genitori; Giada ed il suo ragazzo. Sicuramente di un nulla fatto di formalità, di vuoto, di finzione. Ma quella non era la vera Giada. E Giada ha scelto di dover morire, per raccontare a tutti quella verità che nessuno, tra chi diceva di amarla, era disposto ad ascoltare fino in fondo. Perché nessuno le aveva permesso di essere vera e autentica, amandola per quella che era davvero.
Giada aveva invitato tutti i parenti, e aveva comprato anche le bomboniere di laurea, per solennizzare un evento che non ci sarebbe mai stato. Per rappresentare a tutti quella farsa della sola Giada che volevano. Ma che non era lei.
E così Giada, piuttosto che laurearsi, si è lanciata dall'alto, in un ultimo, folle volo, verso quella vita e quella libertà che nessuno le aveva permesso di sognare.
Per riaffermare se stessa, persino nell'estremo gesto, dove non c'è chi le potrà dire cosa essere e diventare.
Rimane da chiedersi perché alcune vite debbano spegnersi per riaccendere nella memoria di chi resta il barlume della loro presenza, nascosta nell'ombra e resa invisibile da chi ne ha oscurato il diritto ad esistere, stando al mondo in libertà.


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