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“Saragollo Triticum Apulum” di Mario A. Fiore

Scritto da redazione il 25/3/2013


“Saragollo Triticum Apulum” di Mario A. Fiore

“Saragollo Triticum Apulum” di Mario A. Fiore
Profumi ed icone di un’epoca scomparsa

L’avv. Mario A. Fiore, autorevole storico della Capitanata, infaticabile ricercatore dalla cultura poliedrica, dotato di pregevole intuito nell’interpretazione e nell’analisi di documenti d’archivio, ha pubblicato il suo nuovo lavoro, “Saragollo Triticum Apulum”, impresso a cura della Cooperativa Agricola Fortore di Torremaggiore, in edizione limitata di numero 101 copie.
Mi pregio d’aver ricevuto in dono dall’autore la preziosa copia autografata n. 45, ma prima di immettermi nella presentazione del volume pubblicato, contenente sei nuovi ed inediti documenti d’archivio, mi corre l’obbligo di chiarire come tale fatica dell’autore ben si collega alla mia pubblicazione del maggio 2012 “Poggio Imperiale Anno 1759, nuovi documenti sulle origini e sulla fondazione”, dove sono stati selezionati 72 documenti d’archivio, molti dei quali sono contratti d’affitto di terreni che i contadini stipulavano con gli agenti rappresentanti del Principe Placido Imperiale.
Negli atti rogati alla presenza di notai si richiedeva la coltivazione di un tipo di frumento e precisamente il grano Saragollo, una varietà di grano duro a ciclo precoce con un potenziale produttivo eccezionalmente elevato e stabile, che sarebbe stato raccolto e consegnato in Poggio Imperiale alla solita misura Napolitana.
Inizialmente avevo sottovalutato l’importanza di questa qualità di frumento, presa com’ero dalla ricerca prioritaria di notizie sulla fondazione.
In una conferenza dello storico Mario A. Fiore su alcuni nuovi documenti riguardanti i principi de’ Sangro di Torremaggiore, l’emerito studioso sottolineava come la coltivazione di tale frumento fosse richiesto sin dal 1574, data del primo documento oggetto di studio nella sua pubblicazione.
A fine conferenza chiesi delucidazioni al relatore, il quale mi rispose in modo evasivo.
Approfondii lo studio e mi resi conto che il nostro Principe richiedeva, tramite i suoi agenti, la coltivazione di un tipo di frumento speciale, il migliore in assoluto.
Questo preambolo per sottolineare    come lo studio scientifico, pur sembrando ostico a molti, diviene produttivo per chi si nutre di documenti d’archivio ed ama le fonti dirette per ricostruire gli avvenimenti, senza dannose improvvisazioni di pseudo storici, saccheggiatori di memorie.
Nell’introduzione al lavoro l’autore rievoca gli anni in cui l’avvicendarsi delle stagioni agricole scandivano il tempo, quando profumi estasianti si diffondevano nell’aria e ricorda quelle icone irripetibili di un’epoca scomparsa, quali i mietitori abbronzati, pazienti somari e poderosi muli, nobili destrieri che trainavano carri e calessi, fulvi cagnolini bastardi che abbaiavano festosi ed amichevoli.
Le sei fonti presenti nel libro di Mario A. Fiore “Saragollo Triticum Apulum” sono oggetto di approfondito    studio. L’autore dimostra come i feudatari di Torremaggiore erano dediti al commercio dei cereali ed in particolare dei grani duri di tipo saragollo.
La prima fonte è datata 28 aprile 1574, un atto il cui soggetto è Adriana Carafa-della Spina, seconda moglie di Giovanfrancesco de’ Sangro, figlio di Paolo, primo marchese di Torremaggiore. In questo documento un negoziante di cereali trasferisce alla duchessa il credito in frumento vantato nei confronti di alcuni agricoltori.
La seconda fonte è un contratto di nolo marittimo stipulato a Torremaggiore il 7 gennaio 1616 da Giovanfracesco de’ Sangro, terzo duca di Torremaggiore. Si evince da tale documento il sistematico commercio di granaglie prodotte nel feudo pugliese.
La terza fonte, la più importante, consiste in un rogito nel quale il suddetto Giovanfrancesco de’ Sangro si obbligava a vendere alla “fedelissima” città di Napoli centotrentamila tomoli di grano duro, della qualità ‘Saragollo forte’ di Puglia.
A questo punto del lavoro l’autore si sofferma sui soggetti dell’atto:
- Giovanfrancesco, terzo duca di Torremaggiore e terzo principe di S. Severo.
- Paolo, figlio di Giovanfrancesco e di Isabella della Tolfa.
- Alessandro de’ Sangro, secondogenito del primo principe di S. Severo, Giovanni Francesco e di Adriana Carafa-della Spina.
- Carlo de’ Sangro, figlio spurio di Paolo, secondo principe di S. Severo, del quale si sconosce la madre.
Di questi soggetti vengono riferite preziose notizie storiche.
Per la quarta fonte l’autore si sofferma sui principi de’ Sangro, su come il feudo fu concesso temporaneamente in affitto a Giovanni la Vigna e come il commercio del frumento saragollo non si fosse fermato.
Nel contratto si specifica che i grani forti di Puglia dovevano essere non punti, non bagnati, non terrosi, non orgiosi, non acquosi, non coda negri, ma di buono odore e d’ogni buona qualità, mercantili e recettibili.
Anche la sesta fonte è un rogito di compravendita del grano di tipo saragollo, un campione del quale era sigillato e depositato presso il notaro.
Questa prima parte del lavoro ci riporta al Principe Placido Imperiale, che nella seconda metà del secolo XVIII, dal porto di Fortore imbarcava per Napoli grossi quantitativi di grano, come riferito nel documento n.71 sulla fondazione di Poggio Imperiale.
In Appendice alla pubblicazione,” Saragollo Triticum Apulum”, troviamo riportata una nota storico-giuridica, a firma sempre dell’autore Mario A. Fiore, sulle fosse granarie in Torremaggiore, depositata nella cancelleria della pretura di Torremaggiore nel 1972.
Il lavoro si conclude con la pubblicazione integrale delle fonti oggetto di studio.
L’autore nella sua feconda attività di ricerca ci ha offerto un ennesimo dono, fornendoci un’opportunità significativa, perché l’onnivoro oblio non travolga uomini ed avvenimenti.
Oggi si auspica un ritorno alla coltivazione di questa qualità di grano nella Capitanata.

Antonietta Zangardi
Poggio Imperiale 24 marzo 2013


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