GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

“UNA POESIA PER LA PACE”

Scritto da redazione il 30/5/2012


“UNA POESIA PER LA PACE”

“UNA POESIA PER LA PACE”
Settima Edizione – 2012
«La pace: un sogno?»
La poesia potrà salvare il mondo? La risposta è affermativa se sono i giovani a coltivarla come fiori in un giardino senza gramigna.
Anche se con ritardo, riteniamo opportuno parlare della manifestazione conclusiva della settima edizione di “Una poesia per la pace” che ha avuto come protagonisti giovani e giovanissimi poeti che con i loro versi hanno coinvolto i tantissimi presenti alla premiazione    che si è tenuta il 24 marzo scorso presso l’I.I.S. “A. Marrone” (aula Mariani) di Lucera. Un pubblico competente ha fatto da cornice alla nascita dei nuovi poeti. Agli autori il merito indiscusso di aver vivacizzato con i loro versi la serata, ma, soprattutto al poeta Michele Urrasio, uno dei grandi della letteratura italiana, il merito di essere il Mecenate dei giovani poeti che, spesso, segue sin dalla piccola età. E’ quanto è accaduto ad Alberona dove è stato il pilastro di un progetto letterario che ha coinvolto ragazzi di scuola elementare e media inferiore. Mettere a nudo la sensibilità di giovani studenti e forgiarli come novelli poeti è un’impresa rara, ma Urrasio con la sua innata capacità di catturare l’attenzione di chiunque è riuscito a trarre dai suoi attenti allievi poesie ricche di umanità e voglia di vivere.    
Michele Urrasio, presidente della manifestazione ha incantato i presenti con la sua intensa relazione che riteniamo opportuno pubblicare, perché ci parla con il calore, che gli è consono, di poesia, di pace e di sogni:


“IL SOGNO E LA POESIA”

«Il sogno è l’infinita ombra del Vero» - afferma Giovanni Pascoli (Poemetti conviviali, Alexandros). E noi ne abbiamo avuto la conferma leggendo le composizioni presentate a questa settima edizione del Premio Unesco. Un Premio che ogni anno allarga le sue dimensioni con la speranza di coinvolgere un numero sempre più ampio di giovani concorrenti, nell’unico intento di godere dell’intensità dei loro sentimenti, della loro sensibilità, dei loro suggerimenti per la visione di un mondo migliore.
Abbiamo compreso che la verità è nel sogno di tutti, nell’auspicio che il sogno, qualunque sogno – anche quello più difficile da trovare riscontro nella realtà – possa avere la possibilità di realizzarsi o, quanto meno, di trasformarsi in un invito accorato, in una sincera esortazione, ordinati ad esorcizzare i mali e i pericoli che minacciano i nostri giorni.
«La vita non è sogno», asserisce Salvatore Quasimodo. Ma la vita resta tale se non si fa nulla perché le nostre aspirazioni acquistino risvolti certi, tanto da permetterci di aprire le ali, di volare in alto, «più alto che puoi». Lottando perché le nostre idee si realizzino, non avremo difficoltà a dipingere la pace «sulla tela della fratellanza / usando i colori dell’unione / e il pennello dell’amore», né ci saranno ostacoli a trovare nel «profumo dell’aria [che ci] accarezza» il conforto di «una pace semplice». Quella pace che, nella funzione della poesia, non stenta a diventare una conchiglia, la brezza marina, un fiore raro e persino la luna, perché possa essere «osservata ogni sera per custodirla”, ed essere certi di vederla spuntare, puntuale, nei prati del cielo.
Si potrebbe obiettare che sono soprattutto immagini poetiche. Ed è vero. Ma il sogno è spesso la voce dell’anima, il creatore di immagini, l’ispiratore di quelle visioni di cui l’uomo ha bisogno per rendere meno duro il suo cammino, per dare vita ai suoi ideali. Il sogno è quel momento di incanto che riporta alla luce i desideri repressi, le risposte alle domande disattese, a quei fremiti che spesso non trovano rispondenza nella realtà. Il sogno dà alla pace «la speranza di vivere», l’aspirazione a cogliere «farfalle variopinte sullo stesso fiore», «un nido di passerotti nella bocca di un cannone arrugginito». Immagini efficaci, indispensabili per fare tacere il rantolo del razzismo, l’orrore della guerra e restituirci un mondo finalmente riappacificato.
La poesia vive di sogni, ma non di sogni vani, astratti: nella brevità delle sue righe, nell’essenzialità dei suoi versi, si racchiudono e fremono urgenze profonde, aperture di albe nuove, ordinate ad avvolgere di luce le ali del “gabbiano” che sogna di portare la pace «che cancelli ogni bruttura, / che unisca i popoli, / che rimuova la paura».
Remoto è il tempo in cui la poesia era il rifugio dei poeti, i quali, gelosi della propria solitudine, raccontavano a se stessi le loro pene e i loro amori. La poesia, oggi – ce lo suggeriscono i giovani concorrenti di questo Premio – è il viatico che coinvolge tutti in quelle problematiche sociali, religiose e umane, che ci impegnano quotidianamente, rendendo incerto e faticoso il nostro vivere. Il sogno poetico diventa così dialogo con gli altri, comunicazione palese delle nostre comuni aspirazioni, delle nostre comuni esigenze.

Popoli, frenate la rabbia
che offusca l’amore,
prendete il fratello per mano,
cessate di offendere il dono
di chi aveva nel cuore il perdono.

È un appello cosmico, accorato di chi – come i nostri figli – ha davanti a sé una vita intera e vorrebbe viverla passeggiando «tra le vite degli uomini», nutrendosi «dell’amore che emanano»; è una esortazione di chi vorrebbe vivere la propria esistenza con la meraviglia nello sguardo, con lo stupore che fa esclamare:

ed ecco il campo trasformarsi in prato,
ed ecco le armi trasformarsi in fiori,    
ed ecco gli uomini che si abbracciano stringendosi la mano… .

Si avverte in questa anafora, in questa ripetizione di parole, in questo grido di meraviglia, una profonda esigenza di credere, una radicata urgenza di quiete e di calore, un auspicio che il proprio sogno, in armonia con la natura universale, diventi realtà, sorretto e assecondato dalla voce serena della poesia, in particolare della poesia dei giovani, dove «il sole orgoglioso, nonostante la notte / continua a trovare la forza di sorgere».
La poesia non è un sogno dagli accenti manifesti, non è un sogno che abitualmente si nutre di risvolti travagliati. Eppure tra le pieghe dei versi non è impossibile cogliere quel disagio che si vorrebbe gridare ad alta voce, per evitare che spesso anche «le gioie diventino pianti». È necessario, pertanto, lottare contro tale atrocità, rivolgere a tutti un invito, una esortazione, perché la pace non sia più «il sogno di un bimbo cresciuto nel rumore / delle bombe che fan tremare il suo piccolo cuore». Ma che diventi «colore e luce che squarcia il buio del male, / una gemma che splende tra le sue piccole mani».
Anche se venati di garbo e di poesia, queste considerazioni sono un richiamo fermo, un severo ammonimento a quegli uomini che macchiano la terra di odio e di violenza, ignorando del tutto che «la pace è sorridersi e darsi la mano / dormire tranquilli e guardare lontano». Se la poesia è capace di dire questo, è bene che la poesia diventi il sogno di tutti, l’espressione di tutti, il conforto di tutti.

Nel cielo tempestoso si perdono    
le nuvole e il vento sussurra
canti di gioia…    
E l’acqua scorre limpida    
a cancellare il tormento sui volti.

Crediamo che in questo giro di versi sia espresso in sintesi il nostro breve intervento sul tema “Il sogno e la poesia”. Qui i due termini – sogno e poesia – si fondono in un solo anelito: la natura, con le sue tregue e la sua mano affettuosa, offre all’uomo la possibilità di accendere la «fiamma della pace» e di ignorare «per sempre l’amarezza dell’indifferenza».
Nell’animo umano, anche in quello dell’uomo più provato e indurito dagli scompensi del vivere, si cela e palpita un radicato desiderio di pace. Tremendo è il timore di essere coinvolti nelle spire di un temporale e di vedersi franare addosso persino l’ultimo bagliore di speranza. Anche quando il tramonto offusca lo sguardo, limitando la visione di nuovi orizzonti, si aspetta con ansia che il vento si plachi e che il cielo torni a sorridere, ben consapevoli che

la pace è il soffio di un sogno
trascritto in realtà    
un desiderio dell’animo    
inserito nei nostri cuori.
Di questo sogno non se ne può fare a meno.
Nostro dovere, dunque, è la ricerca costante di un equilibrio, di una volontà, di un impegno che coinvolga tutti per la realizzazione di uno stato di grazia, che i nostri giovani concorrenti hanno auspicato «poetando un sogno». (Michele Urrasio)

Il Daunio


Gazzetta Web