Il contrario della solitudine

Scritto da Antonietta Zangardi il 14/3/2015


Il contrario della solitudine

Il contrario della solitudine
Di Antonietta Zangardi


«Non c'è una parola che definisca il contrario della solitudine,
ma se ci fosse potrei dire che è quello che voglio nella vita.»

È uscito con Mondadori Il    libro postumo di Marina Keegan, un volume di scritti intitolato Il contrario della solitudine, un bestseller negli Stati Uniti, al primo posto per la saggistica, la pubblicazione più citata nel web.
Andava alla ricerca del contrario della “solitudine” Marina Keegan e pensava in grande, nella sua raccolta di saggi e racconti brevi pubblicati dai genitori sul web, dopo la sua morte a soli ventidue anni, a causa di un incidente stradale.
Era una giovane promessa del giornalismo americano, laureata con il massimo dei voti a Yale.
Voleva sentirsi parte di qualcosa e cambiare il mondo come tutti i giovani della sua età. Solo con la maturità ci si accorge che non sempre è possibile, ma Marina non ha avuto il tempo di arrivarci.
L’auto sulla quale viaggiava colpisce un guardrail, si ribalta due volte e spazza via tutto: una laurea a Yale, conseguita pochi giorni prima, lo stage alla rivista New Yorker appena iniziato, la storia d’amore col ragazzo alla guida.
Era una studentessa modello, brillante allieva del critico letterario Harold Bloom. Era considerata una possibile candidata ai vertici della letteratura americana.
L’America si è commossa per la perdita di quella voce carica di speranza nel futuro.
Restano i suoi racconti e saggi dove, fra l’altro scriveva: Abbiamo 22 anni. Siamo così giovani. Abbiamo un sacco di tempo!
La prosa di Marina è molto elegante e matura, sa “catturare emozioni, paure e speranze della sua generazione, nonostante la giovanissima età”.
Benevola la critica che riconosce nella scrittura della Keegan la capacità di chi voleva utilizzare il proprio talento per lasciare un segno nel mondo.

Allegato:


“Il contrario della solitudine” è titolo del saggio e del suo unico libro, pubblicato dopo la sua violenta morte: nove racconti e nove saggi, in cui emerge la capacità di Marina di cogliere la differenza tra la giovinezza e la vita adulta.
“Non siamo i soli a sentirci confusi, smarriti, sorpresi di fronte all’immensità dell’esistere”. Tutti noi dobbiamo affrontare le difficoltà della vita ma nelle sfide più difficili, la speranza è che    possiamo farcela, sempre.
Pensava in grande Marina! Il contrario di solitudine è “ folla, calca, compagnia” come riportano i dizionari. Non era la confusione e la folla che cercava ma quello stare insieme tipico dell’età.
    
Riportiamo alcuni stralci del discorso, il “graduation speech”    scritto per la classe di laureati del 2012 e letto in rete da un milione e mezzo di persone .
“ A volte c’è questa sensazione che si insinua nella nostra coscienza collettiva mentre siamo da soli nel nostro letto dopo una festa, o mentre riponiamo i libri perché abbiamo deciso di lasciar perdere e uscire: che in qualche modo sia troppo tardi. Che in qualche modo gli altri siano più avanti di noi. Più compiuti, più specializzati. Esattamente cosa vogliono e sono sulla strada per ottenerlo … La maggior parte di noi, invece è un po’ smarrita in questo mare di materie umanistiche. Non sappiamo che strada stiamo seguendo né se abbiamo fatto bene ad imboccarla. … Ciò che dobbiamo tenere a mente è che possiamo ancora fare qualsiasi cosa. Possiamo cambiare idea. Possiamo ricominciare da capo. L’idea che sia troppo tardi per fare qualcosa è comica. È ridicola. Siamo così giovani. Non dobbiamo perdere questo senso di possibilità perché alla fine di tutto è tutto quello che abbiamo”.
Che dire? In queste parole leggiamo ottimismo, speranza, progetti.

Allegato:


Negli scritti di Marina, una scrittrice interrotta, ritroviamo gli orrori della guerra in Iraq, l’amore, vecchio e giovane, appassionato e spento, la delusione di chi si affaccia alla vita adulta e ne scopre le pieghe più dolorose, zuppe scaldate al microonde, i ritorni a casa per Natale, canzoni ascoltate nei seminterrati il sabato sera, i tanti oggetti alla rinfusa nel sedile posteriore della sua macchina, testimoni di un viaggio disordinato e mirabile fermato da un guard rail.
E la morte. Marina    raccontò anche la morte, una premonizione sempre presente in quasi tutte le sue storie.
Scriveva in una sorta di profezia: “Tutti credono di essere speciali … Quando moriremo, le nostre lapidi saranno identiche: "Qui giace Marina Keegan"; ci sarà scritto. Sono talmente invidiosa. Provo invidie risibili, invidie per chiunque possa avere l’occasione di parlare del modo dei morti”.
“Prima di morire farò un respiro profondo e chiuderò gli occhi, perché comincerà a piovere”.
Promettiamo di leggere i suoi scritti e ci ricorderemo di questa voce genuina, grintosa, fiera, ricolma di sogni, ricca di progetti per un futuro infranto.
    
Allegato: