Gli Amici della Domenica a Borgo Croci

Scritto da redazione il 11/2/2011


Gli Amici della Domenica a Borgo Croci

Domenica 13 Febbraio è la volta di Borgo Croci (in foto dal sito web di Alberto Mangano, www.manganofoggia.it). Gli Amici della Domenica di Foggia, nell’intento di commemorare anche quei luoghi della loro città dai quali si è, nel tempo, sviluppata la “foggianità”, scelgono di visitare il sito, antica dimora del terrazzano che, come ricorda l’articolo di Ugo Iarussi del 1985 I terrazzani e la “foggianità”, ha avuto ben poca parte nella storia del quartiere, dominato sempre dalla figura del ricco latifondista, proprietario del suolo terriero, che amministrava tenendo lontano, nella ghettizzazione sociale, il povero contadino della Foggia rurale. Lo stesso articolo cita poi «Solo Gennaro Sauchelli, fin dal 1861, aveva intuito una possibilità di recupero umano, proponendo progetti per un'equa ripartizione di terre demaniali ai terrazzani e ad altri poveri del Tavoliere». Ora chi fosse questo Gennaro Sauchelli è presto detto; egli era un facente funzioni del Procuratore Generale del re. Insomma, secondo questa descrizione contenuta nell’articolo di Iarussi, Borgo Croci è un sito di periferia, delle peggiori periferie cittadine, in cui un tempo crescevano i terreni incolti, senza possibilità alcuna che questi fossero distribuiti ai contadini, perché potessero prendersene cura. Un quartiere oggettivamente brutto e povero, tra i più poveri della città. Dove nemmeno l’urbanistica rassicura la continuità con la restante parte della cittadina dauna. La miseria e l’occasionalità architettonica di Borgo Croci fanno propendere Ugo Iarussi per un suo auspicabile abbattimento che faccia posto al nuovo, razionale ed efficiente. Ma sarebbe questa davvero la soluzione ottimale? C’è un’altra prospettiva per Borgo Croci. Ed è rappresentata dalla descrizione appassionata di «case basse, spesso addossate le une alle altre, in muratura mista, a volte materiale di risulta. Case povere per gente povera. Ai poveri il Sauchelli paragona i Terrazzani di Foggia in un suo trattato del 1861. Tetti spioventi, a volte a terrazza protetta da un’alzata di mattoni, adatta a stendere i panni e a seccare i pomodori. Case civettuole, a volte tristi, spesso tanto piccole che finalmente d’estate si allargano conquistando un tratto di strada antistante, uno spicchio di piazzetta, un pezzo di marciapiede per prendere il fresco la sera: la calura è forte, l’afa, il “favugno” caldo che t’avvolge e non ristora. È in quel “vano aggiunto” che si carda e si lava la lana dei materassi, poi le “mante” a piangere gocce d’acqua ed asciugare su una corda tesa da una lunga pertica terminante a “Y” (‘a furcìne ‘i pànne), l’estremità inferiore impuntata fra la base del muro di casa ed il selciato. I fiocchi minuti, su un telo bianco, in terra, ai raggi del sole. Ancora lì, nel “vano aggiunto”, una sedia, il tavoliere (la spianatoia) e una donna che scolpisce orecchiette tutte uguali. E ancora bambini che si rincorrono, e vecchi alla “sfera” del sole. Le case, gli uomini, le strade! La viabilità che attraversa quel sito è un intreccio, fatto di vie, le chiamano così per distinguerle dai vicoli, piccole le prime, più piccoli gli altri, forse era più giusto fare una distinzione fra vicoli e vicoletti. Ma se capiti lì, per caso o più spesso perché ti sei perso, non ti far prendere solo dagli odori e dai sapori, gustati pure il nome di quei vicoli e vicoletti. È poesia semplice e antica, storia sconosciuta, nascosta, spesso disprezzata. La toponomastica lì va per i trecento anni, dal terremoto del 1731 che indusse molta gente a trovare in quel posto la possibilità di ricostruirsi prima una baracca, poi qualcosa di più solido, una “casa”. Se capiti al Borgo, e riesci a centrarne il cuore, il Borghetto, l’albero di salice e la fontanella, vedrai che quella toponomastica è particolare, semplice per gente semplice, espressiva della loro genìa, delle loro abitudini, usi, costumi, modi di fare, di dire e di vivere. Un tesoro di semplicità, a cui spesso viene negata l’esistenza anche sulle cartine turistiche della città, sulle Google map. Troppo piccoli i vicoli per essere riportati a scale ordinarie. E tutto resta dimenticato, e tutto resta tesoro involontario, non fruito, non fruibile. Nel cuore del borgo, forziere senza gendarmi né chiavistelli, se ci entri, nel cuore ti entra e ti resta. Ma lo devi trovare, perché è nascosto, ci giri intorno, non te ne accorgi. Come fai a capire che quello non è un corridoio di una casa, solo perché se alzi gli occhi vedi il cielo! Solo perché ci si passa uno alla volta! Ma potrebbe essere anche il passaggio interno per un cortile! Una volta c’erano i carri agricoli (traini) poggiati sul di dietro, nell’angolo costituito da due muri di case, le stanghe in aria, come antenne, a lambire i tetti. Ora sui tetti ci sono le antenne della TV, non manca qualche grigio occhio di parabolico. In qualche nicchia di un muro una Madonna, un santo, e subito sotto, all’apice della “vetrina” d’ingresso, un corno, un ferro di cavallo, la figura di una forbice aperta impressa nell’intonaco. Lì, religione e superstizione non si sono mai scontrate, la gente l’ha sapute tenere insieme per gli innumerevoli bisogni. Prendetevi per mano, camminate lentamente a passi corti, con la voce sommessa, fatevi piccoli come piccoli sono i vicoli e le case, gustatevi la fragranza degli effluvi di uno sfritto di lardo “addacciato “ con cipolla e tirato col vino, se c’è ancora, solo lì lo potrete trovare. Ve li ricordate gli “sfringioli”! Il profumo di un ragù “pippiante” sul fuoco. Vedrete, qualcuno si affaccerà sull’uscio di casa, qualche donna sicuramente, la curiosità è femmina, e vi chiederà e si chiederà con gli occhi: “E quìste che càzze ce fànne qua!?”, oppure: “E mo’ quìste che càzze vànne truànne!?”. Qualcuno si avvicini e non esordisca dicendo: “Noi essere foggiani!”, non siamo in terra straniera, per l’approccio si usi “buongiorno nanò!” (nonna), se l’interlocutrice è avanti con gli anni, oppure: “buongiorno ‘u zije!” (zio) se uomo d’età, saranno contenti, si apriranno. E buona passeggiata…». Così narra la Piccola guida di Borgo Croci (reperibile online sul sito di Mangano all'indirizzo http://www.manganofoggia.it/borgocroci.pdf), realizzata a cura di Raffaele de Seneen, corredata di una suggestiva cartina del sito realizzata e prodotta per gli Amici della Domenica da Tommaso Palermo. Gli Amici della Domenica credono nel recupero architettonico ed artistico del quartiere, che deve essere conosciuto dai cittadini e riconsegnato alla sua legittima memoria storica, perché qualunque intervento in loco possa valorizzare l’antico, piuttosto che spazzarlo via d’un colpo. Per questo motivo, gli Amici della Domenica si incontreranno, il 13 Febbraio, alle ore 10 in Piazza S.Eligio, dove convergerà, con lo stesso scopo, anche il gruppo dei cicloamici, e con la guida di Savino Russo visiteranno il Borgo, le Cappelle esterne, e l’interno della Chiesa. Ma la brochure del sito racconta che c’è da vedere un intero complesso d’arte dove, dal 1500 fino alla seconda metà del 1700, il territorio parla con il linguaggio della sua storia. A tutti noi di ascoltarlo, o fare finta che taccia, come fa ormai da secoli.
Antonietta Pistone

Allegato:

Il piano delle Croci

Allegato:

la cartina di Tommaso Palermo