IL PRESEPE DEL MUSEO DI MOTTA MONTECORVINO

Scritto da Direttore il 28/12/2021


IL PRESEPE DEL MUSEO DI MOTTA MONTECORVINO

IL PRESEPE DEL MUSEO DI MOTTA MONTECORVINO
di Margherita Gramegna

Nel Museo della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Motta Montecorvino è presente, sin dalla sua istituzione avvenuta nel 1990, un suggestivo Presepe degli anni 40 con statuine realizzate a più mani in cartapesta, creta e legno, proveniente in blocco dalla casa del fondatore Pasquale Gramegna che, dal 1949 al 1967, ebbe la passione e la costanza di allestirlo in un intero stanzone per parenti e amici.
Dopo di allora, il Presepe rimase in soffitta ma, pochi anni dopo, quando in lui cominciò a farsi strada l’idea di realizzare un Museo che documentasse la vita passata, le statuine gli parvero oggetti significativi delle atmosfere della tradizione agro-pastorale, non solo religiosa.
Accanto alle figure chiave della Natività: Gesù, Giuseppe e Maria, con il bue e l’asinello nella grotta e i Magi lungo il sentiero, il Presepe è animato, nella sua semplicità, da personaggi e situazioni della tradizione popolare in contesto contadino, presentati sia in ambito lavorativo attraverso i mestieri più rappresentativi, che nell’ambito folklorico degli usi e costumi.



Le attività socio-economiche di spicco, caratteristiche del luogo di cui il Presepe è rappresentazione sono:
- l’aratura e la semina, occupazioni basilari di sopravvivenza della civiltà contadina, la prima svolta con il sostegno della forza dei muli e meno spesso dei buoi, presenti nelle stalle dei più abbienti del paese; la seconda, quasi sempre a mano.
- la pastorizia, resa viva dalla presenza della capanna del pastore, dalle pecore nello stazzo e da qualche fustella di formaggio; l’allevamento ovino era praticato nella zona in forma stanziale dai residenti e in forma transumante dai pastori abruzzesi, lungo il Tratturo Lucera-Castel di Sangro.
La civiltà contadina, documentata nel Museo, trova la sua sintesi in    questo umile Presepe, manufatto e nello stesso tempo narrazione di come si viveva a Motta fino al secondo dopoguerra; in altre parole è uno spaccato di quotidianità paesana, povera ma serena, che lascia intuire l’accettazione le fatiche del vivere, illuminate dalla nascita di Gesù Bambino.
Le fascine che vengono caricate sul dorso dell’asino, piegato per terra, rievocano la necessità di provvedere alla legna per il lungo inverno, raccolta direttamente nel bosco di Monte Sambuco.
Su un’altura, il mulino dove il grano e il granturco si trasformano in farina per il pane e la polenta; quindi la massaia che impasta nella madia.
Più in basso, la donna col barile sul capo di ritorno dal pozzo, come pure la lavandaia che lava i panni nel ruscello e li stende sui rovi, parlano dei disagi della vita domestica.
L’ulivo, simbolo della tradizione dell’olio e della conservazione delle olive da magiare col pane, essiccate o in salamoia, quando non si ha di meglio.
In lontananza sulle mura del suo palazzo, si vede re Erode in aspetto minaccioso, personaggio sempre presente nei racconti popolari intorno al camino, nei giorni di Natale.
Dopo i riferimenti alla Palestina, evidenziati dalla scritta ‘Gerusalemme’ su un arco che introduce alla città e dall’insegna ‘Osteria Betlemme’ dove, secondo la tradizione, non c’è posto per far venire al mondo Gesù, il paesaggio si caratterizza come ambiente montano, con la presenza della neve e la vegetazione appenninica.



Un sipario naturale di nastri di paglia ‘voglia’ delimita, all’interno del Museo, l’angolo del Presepe, mentre un cordolo di pungitopo, dalle bacche rosse, tiene a debita distanza il pubblico. Anche le specie vegetali di questa più esterna scenografia offrono lo spunto per una lettura presepiale della flora del territorio, oltre naturalmente agli elementi più diffusi del muschio, del vischio e dell’agrifoglio.



A proposito del territorio, dettaglio ultimo ma non privo di significati, svetta su una ‘motta’ l’antica Torre di Montecorvino del secolo XI, baluardo storico-artistico di tutta l’area geografica del Pre-Appennino Dauno, che rende unico il Presepe del Museo.