GIUSEPPE TONIOLO, MODELLO DI SANTITA’ LAICALE

Scritto da redazione il 16/5/2012


GIUSEPPE TONIOLO, MODELLO DI SANTITA’ LAICALE

Cattolici impegnati in politica e nella società

Si è felicemente concluso il processo di beatificazione del prof. Toniolo, per il quale Paolo VI aveva riconosciuto nel 1971 l’eroicità delle virtù.
Ma chi era Giuseppe Toniolo? Era nato a Treviso nel 1845, si era laureato in diritto a Padova nel 1866 e aveva conseguito la libera docenza in Economia politica nel 1873 a soli 28 anni. Dopo aver insegnato a Padova e a Modena, divenne professore ordinario di Economia politica a Pisa, dove visse dal 1883 fino alla morte, nel 1918. Nel 1878 aveva sposato Maria Schiratti, da cui aveva avuto sette figli.
Figura mirabile in famiglia, docente e studioso molto apprezzato anche all’estero, spese la sua vita promuovendo l’attività dei cattolici in politica, operando in decenni di crisi particolare dei rapporti tra la Chiesa e il novello Stato unitario e di difficoltà del Papato anche in campo internazionale, poiché la società civile tendeva a differenziarsi sempre più dalla vita religiosa.
Sono decenni segnati dalla “questione romana”, dalla breccia di Porta Pia e dalle ennesime scomuniche, dalle leggi sulle guarentigie respinte dal Papato, dal non expedit e dal successivo non licet di Pio IX, dalla “battaglia per la civiltà” di Bismarck in chiave anticattolica.
In questo intricato contesto che distanziava la Chiesa dalla società prese il via l’associazionismo cattolico, sulla scia del 1° Congresso Cattolico Internazionale, svoltosi in Belgio, a Malines nel 1867. Seguì la fondazione nel 1867 della “Società della Gioventù Cattolica Italiana”, da cui scaturì l’Azione Cattolica Italiana e poi ancora l’”Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici”.

La difficile transizione
La complessità dei processi di transizione politico-sociali esigeva un riallineamento della posizione della Chiesa, di cui avvertirono l’esigenza gli studiosi cattolici più illuminati e, tra questi, figura dominante fu proprio il prof. Toniolo. A lui si deve la fondazione della “Unione Cattolica per gli studi sociali” e poi della “Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie”.
Si fronteggiavano nella società del tempo due visioni del mondo difficilmente conciliabili, la liberista, incentrata sull’utilitarismo e l’individualismo e la socialista, orientata sulla condizione dei lavoratori. Il vecchio schema di Pio IX del non licet, che nel 1877 aveva vietato ai cattolici ogni partecipazione alla vita politica, non reggeva più di fronte all’incalzare dei tempi nuovi, che veniva avvertito anche oltreoceano, dove mons. Gibbons, arcivescovo di Baltimora annotava che “Ieri la Chiesa doveva trattare con le dinastie. Oggi col popolo”.    Se n’era avveduto anche lo stesso Pio IX, con lucidità: “Tutto è cambiato intorno a me, il mio sistema e la mia politica hanno fatto il loro tempo, ma io sono troppo vecchio per mutare indirizzo; sarà l’opera del mio successore”.
E così avvenne con papa Leone XIII e la celebre enciclica Rerum novarum, che segna la nascita del cattolicesimo sociale, alla cui elaborazione determinante fu il contributo di Toniolo. La sua profonda umanità non poteva ignorare lo sfruttamento a cui erano soggetti i lavoratori, e con essi anche le donne e i fanciulli, la cui mercede spesso non era sufficiente neppure per le primarie necessità alimentari. Per altro verso, il professore contrastava le tendenze “eversive” del collettivismo, a cui si rifaceva la dottrina socialista che ormai attecchiva tra i lavoratori.
La sua era una visione alta della vita associata, che vedeva nell’etica la composizione dei conflitti che opponevano le esigenze dell’economia e dell’industria privata a quelle dello Stato accentratore. Il suo riferimento era l’uomo e il suo lavoro, come punto centrale su cui incardinare gli altri fattori produttivi. La redditività dell’impresa è determinata, dunque, più che dalla natura e dal capitale, dal lavoro dell’uomo, o meglio ancora da quella che Weber esaltava come la “santità del lavoro”.
In questa visione cristiana si concilia l’economia con la religione, le necessità della produzione col rispetto della dignità dell’uomo-lavoratore, come continuatore dell’opera del Creatore.
Toniolo approfondì le sue idee e le diffuse instancabilmente con pubblicazioni autorevoli e iniziative fondamentali, tra cui citiamo, la fondazione nel 1899 della “Società Cattolica Italiana per gli studi scientifici” da cui scaturirà l’Università Cattolica di padre Gemelli, la “Democrazia cristiana” del 1900, le “Settimane sociali”, avviate nel 1907,    il “Trattato di economia sociale” del 1908.
Questa beatificazione giunge nel pieno di una crisi economica, grave e generalizzata e la Chiesa ci propone l’insegnamento del prof. Toniolo, perché possiamo riflettere su quello che è accaduto a soli cento anni dalla scomparsa dello studioso. L’economia, la finanza e più recentemente la finanza speculativa si sono orientate in direzioni antitetiche rispetto alla considerazione dell’essere umano e alla valorizzazione del suo lavoro.
L’esasperazione dell’ansia affaristica e il progresso informatico hanno relegato l’uomo a oggetto, a pedina insignificante su uno scacchiere che lo sovrasta e lo ignora, con buona pace della morale e della dignità. Ce lo ha ricordato nei giorni scorsi anche il Papa    nella sua visita all’Università Cattolica di Roma: “Una mentalità fondamentalmente tecno-pratica genera un rischioso squilibrio tra ciò che è possibile tecnicamente e ciò che è moralmente buono, con imprevedibili conseguenze”.
Occorre una coraggiosa inversione di rotta, ma la strada è lunga e tortuosa. Ci saranno uomini di buona volontà capaci di illuminarla?
Vito Procaccini