STORIE FUGGIASCHE

Scritto da redazione il 24/5/2012


STORIE FUGGIASCHE

F. R., intorno ai cinquant’anni, senza arte né parte, senza famiglia, una pensione d’invalidità sotto i 300 euro mensili, ora, anche senza casa. Dimenticavo, connazionale, indigeno.
                Veramente l’ha avuta una casa, se tale poteva definirsi, un basso-grotta al cui fitto provvedeva il Comune, ma che altra autorità pubblica ha dichiarato inabitabile.
                La soluzione trovata è stato un container al campo nomadi di Arpinova, così mi dice. Una sorta di sperimentazione di integrazione all’incontrario.
                F. R. alla fine è un bonaccione, ti chiede una sigaretta: “Ancora non riscuoto la pensione!” dice, cinquanta centesimi per un panino; è un credulone, lo giri e lo volti come vuoi anche se si esprime abbastanza correttamente e conosce i suoi diritti.
                Ma gli è che ci sono ormai diritti esigibili solo con la forza, con la protesta, e lui non ha forza e se protesta non lo ascolta nessuno.
                Lo incontri, ti espone il problema, ascolti, lo guardi e non sai cosa fare mentre lui conclude: “E che agghja fà!?”.
                Foggia la città del mattone facile, delle cinquanta agenzie immobiliari, dei “fittasi” e dei “vendesi” sempre più difficili, delle occupazioni lecite (Onpi, ex Distretto militare) e di quelle illecite (Case Gozzini occupate, liberate, rioccupate, liberate ancora, murate porte e finestre. Tombe vuote e anime vaganti.
                Mi sono sentito col suo avvocato prima di esporre la storia di F. R., mi ha risposto: “Perdi solo tempo!”. Ma cinque minuti a F. R. che ora dorme per strada, dove capita, si possono dedicare.

Raffaele de Seneen