Messa ricordo di nonna Cesira

Scritto da redazione il 1/8/2010


Messa ricordo di nonna Cesira

Ringrazio il direttore di GazzettaWeb Mimmo Marcone e l’editore Peppino Tozzi per la partecipazione al lutto che ha colpito la mia famiglia otto giorni fa, in occasione dell’improvvisa dipartita di nonna Cesira. Questa sera, in chiesa, mi è stato negato il permesso dal Parroco della Cattedrale di Troia, Don Gaetano, di leggere un ricordo della nonna, per salutare e ringraziare anche tutti i presenti alla cerimonia religiosa. Non voglio fare polemiche fuori luogo, in questo momento. So che la messa non era solo per la nonna. Ma mi sembra assurdo non accettare la parola della comunità laica, rifiutando una possibilità con la motivazione “se tutti volessero fare così…”. Sarebbe bellissimo se tutti volessero fare così, credo. Sarebbe un modo per concretare finalmente quell’incontro diretto con il Signore, sotto forma di preghiera, che è dialogo con Lui, all’interno della comunità dei fedeli. E mi rattrista prendere atto della persistenza di una mentalità così chiusa e asfittica, nella città del rosone romanico più noto in Puglia, insieme a quello di Trani, a pochi chilometri di distanza dalla nostra città di Foggia. Chiedo perciò, cortesemente, la pubblicazione del mio ricordo affettuoso di nonna Cesira, anche come denuncia di questo accaduto, per me mortificante dello spirito di apertura dei cattolici, e della loro fede viva.
“Mia nonna aveva il senso della bellezza, ha smesso di uscire di casa quando ha cominciato a notare che i suoi compaesani la guardavano incuriositi per come camminava. Prima ha evitato qualche volta le strade del centro; poi ha riferito che non se la sentiva di mettersi in piazza per mostrare a tutti come si era ridotta. Teneva a vestire bene, e guardava con molta attenzione l’abbigliamento altrui. Ci diceva sempre che una persona pulita cura il suo aspetto, ma soprattutto l’igiene e l’estetica delle mani e dei piedi: e questi erano i particolari che, per primi, osservava quando incontrava qualcuno.
Nonna aveva anche il senso della famiglia. Fino a quando c’è stata, ha saputo tenere attorno a sé figli, nipoti, cugini, cognati. La più longeva delle sue sorelle, ha rappresentato un riferimento per molte altre famiglie, a parte la sua, che finivano per ritrovarsi da “zia Cesira” la sera a fare quattro chiacchiere. Non è mai stata sola, pur lamentando spesso la solitudine e la lontananza dalle sue figlie femmine. Ha vissuto circondata di gente e di amicizie, fino al giorno del suo funerale (il 24 luglio), quando è stata accompagnata per l’ultima volta alla sua dimora terrena. Le piaceva stare al centro dell’attenzione, e a volte era anche noiosa per questa sua continua pretesa di avere compagnia. Spesso, in famiglia, le abbiamo bonariamente dato della “rompi…”, e anche in questa occasione è stata capace di “rompere” facendoci tornare tutti dalle nostre vacanze estive per darle l’estremo saluto. D’altra parte, si sa, col tempo il carattere non si aggiusta, anzi peggiora…
Ciao nonna, porterò il tuo ricordo intatto nel mio cuore, come le sere d’estate che scendevi al mare con me e i miei allora bambini Enzo e Giuseppe per andare al bar sotto casa a degustare il cornetto della mezzanotte, prima di andare a dormire…o come quando, solo quattro anni fa, partecipasti all’ultima festa di Giuseppe, che aveva allora undici anni, ballando in discoteca con noi fino a tardi, alla veneranda età di 94 anni. Ah nonna cara, che donna eccezionale sei stata! Tu sì che avevi capito tutto dell’esistenza, quando esordivi dicendo: “La vita è uno scopo!”. E questa convinzione ti ha sempre accompagnato, facendoti vivere con gioia, rubando l’attimo, sempre in cerca del momento di allegria e di distrazione. Un solo rimpianto nutro per te: non averti potuto salutare ancora una volta prima di vederti andare via. Ma il tuo cuore, troppo stanco e affaticato, smettendo all’improvviso di battere, non me l’ha permesso. E tutto è finito così, d’un tratto, e senza preavviso.
È venuta a trovarmi la mia amica Liliana, per le condoglianze. Il giorno del tuo funerale, nonna, non poteva essere presente, perché presa da altri impegni, assunti prima della tua dipartita. Ricordava di te l’energia e l’intelligenza. Con triste nostalgia mi diceva di quanto sei stata fortunata, sempre circondata dall’affetto dei più cari parenti, figli e nipoti, soprattutto. Mi ha portato una poesia che ha scritto per sua figlia, lontana e spesso in situazioni difficili che lei, madre, si sente impotente ad affrontare per la distanza fisica che la separa dal suo più grande amore sofferente, partorito con gioia, cresciuto come un fiore reciso dalle impietose atmosfere dell’inverno. Questa poesia, nata con passione nel giardino della sofferenza, voglio dedicarla a te, nonna, come se fosse una preghiera, immaginando che, dopo tanti dolori, tu possa aver finalmente trovato l’imperitura gioia del cielo”.

Il silenzio della luna

…E prima di sera
ritornerai
quando
il canto dell’allodola
si fa più dolce
alle sponde del rivo.
Sarai erba
che vince la pietra
nel vecchio giardino
chiuso
tra grate di memoria,
radici
di terra e sangue.
Prima di sera
ritornerai
e sarà
musica d’arpa
il cigolìo della porta
alla soglia consumata.
Prima di sera
ritornerai.
Insieme
ascolteremo
il silenzio della luna
e l’ultimo grido
del cielo
alla terra ferita…

Liliana Di Dato