IL SENSO DEL NONSENSO

Scritto da redazione il 21/12/2012


IL SENSO DEL NONSENSO

Ecco, sta arrivando l’ora X, il Natale, il tempo della bontà d’animo e delle bontà culinarie. E per metterci “in linea” con noi stessi degli eccessi mangerecci, ci facciamo prendere da quel monito che recita: “dar da magiare agli affamati”, che per il vero non precisa quando questo va fatto, e per quanto tempo. In più, affamati di che!?
Oggi, oltre ai tradizionali affamati in campo alimentare esiste fame di giustizia, di equità, di lavoro, di una casa, di compagnia per vincere la solitudine, di inclusività, la chiedono gli emarginati dalla vecchia, dal colore della pelle, dalle tante tipologie di diversità.
Ma è Natale e si portano gli anziani di una casa di riposo per un buon pranzo in un ristorante, se ne riparlerà al prossimo Natale.
Ma è Natale e si organizzano laiche e cristiane tavolate per i poveri: io porto questo, io cucino, io servo in tavola, io mi fotografo, se ne parlerà poi al prossimo Natale.
Prendiamo il caso dei poveri, quelli vecchi e quelli nuovi, quelli che hanno mangiato, a loro modo e secondo le loro possibilità, il giorno prima del pranzo offerto e mangeranno anche il giorno dopo e l’altro ancora a loro modo e secondo le loro possibilità, crediamo di averli fatti felici!!?? Noi ci sentiamo felici, o meglio più sereni, in pace, loro avranno avuto la conferma del loro stato di povertà e che questo durerà per altri trecentosessantaquattro giorni, gli stessi che attenderemo noi per concederci un’altra giornata di bontà e solidarietà
Ma non sarebbe meglio che in ogni città, che in ogni comunità si mettessero insieme gli sforzi economici e quelli personali messi in campo in queste occasioni e si trasformassero in interventi mirati per abbattere ogni volta un pezzetto di povertà!!??
Almeno per evitare di aggiungere un posto a tavola il prossimo Natale, tenere sotto controllo la situazione!
Avrà pure un significato quel vecchio detto: “Meglio un uovo oggi che… un’ala di cappone a Natale”!!!
Raffaele de Seneen