ALLA RI-SCOPERTA DI FRANCESCO SAVERIO ALTAMURA

Scritto da redazione il 5/1/2013


ALLA RI-SCOPERTA DI FRANCESCO SAVERIO ALTAMURA

È aperta fino al 12 gennaio la mostra al Museo Civico e a Palazzo Dogana


Per questa volta non dobbiamo muoverci da Foggia per visitare una mostra importante, perché l’abbiamo nella nostra città, con opere esposte al Museo Civico e a Palazzo Dogana. Il pittore è un nostro illustre concittadino, Francesco Saverio Altamura, a cui è intitolata una via e l’Istituto Tecnico Industriale. Mancava, appunto, una mostra e finalmente oggi la città paga un “debito”; così si esprime il Presidente della Provincia, on. Pepe, nella nota di presentazione del pregevole catalogo pubblicato a Foggia da Claudio Grenzi editore, che ha curato egregiamente anche l’allestimento.
Ma chi è Altamura? È un pittore nato in via Polare il 5 agosto 1822 e morto a Napoli il5 gennaio 1897, attraversando così tutta la temperie dell’Ottocento, un secolo ricco di eventi e rivolgimenti eccezionali per il nostro Paese, a cominciare da quelli politici.

Tre passioni
Eccolo venticinquenne impegnato a Napoli nei moti antiborbonici; ce lo ricorda Salvatore Di Giacomo: “… Alla barricata del largo della Carità, vicinissima alla chiesa della Madonna delle Grazie, pigliò posto tra gli altri, Saverio Altamura…”. L’attenzione alla politica continua a bruciargli in petto e ne paga le conseguenze con la detenzione e poi con la condanna a morte in contumacia.
Ma quella per la politica è solo una delle sue passioni. Non a caso la mostra è intitolata “La Patria, la l’Arte, la Donna”. Lascia presto gli studi di medicina per dedicarsi alla pittura, che lo interessa moltissimo e che lo vede impegnato nelle varie scuole pittoriche dell’Ottocento. La passione politica e quella artistica confluiscono in una serie di opere pittoriche “patriottiche”.
Non meno movimentata è la sua vita sentimentale, anch’essa intrecciata con l’arte, visto che erano pittrici la prima moglie Elena Bùkuras, poi Elena Sionti, entrambe greche, ed era pittrice anche l’inglese Jane Benham Hay.
Ripercorrere nel dettaglio la sua vita irrequieta impegnerebbe tutto lo spazio disponibile. Possiamo in estrema sintesi, dividere la sua parabola    umana in due periodi, uno fino alla soglia della maturità, l’altro successivo fino alla vecchiaia.
La prima fase è caratterizzata dall’ardore, dall’impegno giovanile al tempo del Risorgimento. Lo vediamo in primo piano nella lotta politica e nella ricerca artistica per ritagliarsi uno spazio nella pittura dell’Ottocento, a cominciare dalla Scuola di Posillipo, a fianco di nomi illustri. Ricordiamo Domenico Morelli, i fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi, Gioacchino Toma. Stimolanti sono anche i contatti con i macchiaioli toscani, durante l’esilio fiorentino, che segnano il superamento della fase della pittura accademica per approdare ad un realismo dalle sfaccettature variegate.
La seconda fase è quella del disincanto. Sul piano politico, all’esultanza del 1860, quando accorre a Napoli per incontrare Garibaldi, segue la proclamazione di un’unità nazionale raffazzonata, frutto più di operazioni di vertice che di convinta partecipazione popolare e con differenze profonde tra Nord e Sud. Ecco cosa scrive al padre nel 1864: “La cosa dell’unità è molto difficile ad attuarsi. Si richiederebbe maggiore virtù che noi forse non abbiamo. Il brigantaggio, questo cancro doloroso delle nostre Provincie, è grande ostacolo”.
Sul piano artistico si comincia a percepire che il maggior successo dei Palizzi e di Toma è probabilmente dovuto ad una più decisa scelta di campo, orientata verso una realtà domestica, spoglia di ogni retorica.

Il crepuscolo
Al crepuscolo della sua vita, Altamura tenta un bilancio. Appassionato e sincero, rivoluzionario e libertario, irrequieto e idealista, finisce col cercare un po’ di serenità nella meditazione religiosa. Ne troviamo una semplificazione ne “Il dubbio”, in cui si rappresenta in vesti rinascimentali, con un’ampia tunica rossa, che ricorda il colore caldo di Tiziano. È seduto su una poltrona foderata di cuoio, la mano sinistra è posata sul bracciolo, la destra sul tavolo. Ha il volto stanco di chi si è attardato nella lettura del sacro libro che è aperto sul tavolo, alla ricerca del senso della vita e della morte.
Il teschio, notte della vita, è lì sul tavolo e incrocia l’attenzione del vegliardo che si è interrogato alla luce della candela. Ora la notte è andata e la luce del mattino rischiara la parete sullo sfondo, decorata a losanghe, ma è una luce ancora fioca che non riesce a dissipare i dubbi della notte. Non si è arreso, nonostante la notte insonne, e lo dimostra l’espressione ancora vigile del volto e la postura del busto che non poggia rassegnato allo schienale, ma è proteso in avanti, pronto a ritentare l’avventura della ricerca.
Ci si potrebbe soffermare su ognuna delle tante opere esposte, ma, a parte lo spazio esiguo di queste note, è bene lasciare al visitatore il gusto della scoperta personale. Sono in mostra opere provenienti da vari musei e da collezioni private. Notevole è stato lo sforzo compiuto dalla Provincia, in collaborazione col Comune di Foggia e la Soprintendenza di Napoli e col contributo di Regione Puglia, Fondazione Banca del Monte di Foggia, Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia e Promodaunia.
L’esposizione è a cura di Christine Farese Sperken, Luisa Martorelli e Francesco Picca. L’ingresso è gratuito. Come cittadini foggiani, a prescindere dagli interessi personali, non ci resta che visitarla. Noi l’abbiamo fatto e non è stato tempo perso.
Vito Procaccini
SCHEDA
La Patria, l’Arte, la Donna
Francesco Saverio Altamura e la pittura dell’Ottocento in Italia
Aperta fino al 12 gennaio 2013
Catalogo Claudio Grenzi editore    
www.francescosaverioaltamura.it
Ingresso gratuito