Petali di Rose

Scritto da redazione il 21/2/2014


Petali di Rose

di Antonietta Pistone



Petali di Rose è il titolo del romanzo storico di Antonio Caradonio, pubblicato a Bari nel 2013, per i tipi di Mario Adda Editore. Caradonio, pediatra di professione, ma con una grande passione per la storia, racconta la vita dell’eroina Rose Montmasson, protagonista delle vicende italiane dell’unificazione, ed unica partecipante, del gentil sesso, alla spedizione garibaldina dei Mille. Rose, nata nel 1823 in Savoia, terra italiana ma di lingua francese, sposò a Malta con cerimonia segreta il mazziniano Francesco Crispi, che l’avrebbe successivamente ripudiata per sposare un’altra donna, dalla quale aveva avuto, nel frattempo, una figlia.



Crispi fu Ministro dell’Interno dal 1876, quando si avvicendò al potere la sinistra storica di Agostino Depretis, dopo l’Unità d’Italia, ma fu costretto a dimettersi per le accuse di bigamia, che rischiavano di distruggere la sua carriera politica. Più tardi, tornò al governo nel 1887, e attuò una politica repressiva contro i socialisti; impose forti dazi doganali; manifestò apertamente la propria preferenza per il ceto borghese, piuttosto che per quello dei lavoratori; dichiarò che la destra fosse troppo permissiva con gli stranieri; intraprese una politica coloniale che terminò con la sconfitta italiana ad Adua, in Abissinia, determinando anche la sua definitiva uscita dalla scena politica. Il suo trasformismo colpì Rose, che notò il repentino passaggio dell’uomo di potere da posizioni mazziniane, anti papali e repubblicane, ad atteggiamenti apertamente filomonarchici, a sostegno delle idee di quel Garibaldi deluso, che aveva infine accettato    la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II, pur di concedere all'Italia l'unità tanto sognata, avvicinandosi, a sua volta, ai programmi diplomatici dello stesso piemontese Cavour.



Quando fu ripudiata, Rose Montmasson, che possedeva il certificato di quel matrimonio, che Francesco Crispi dichiarava non avvenuto, non mostrò mai il documento che avrebbe potuto incastrarlo, riferendo, nel suo diario, che solo il rispetto per le istituzioni del suo amato paese la trattennero dal fare quello che, probabilmente, ogni donna avrebbe fatto al suo posto. Lei, che era soltanto un’umile stiratrice, non poteva ormai rappresentare il genere di moglie che un uomo di potere può desiderare di avere al proprio fianco. Francesco Crispi l’aveva incontrata a Marsiglia in una pensione, all’epoca in cui fervevano in tutti gli ideali patriottici e la passione per la libertà. Ma era giunto il momento di farsi da parte. E Rose seppe assecondare il destino, per il bene di quel Paese che aveva tanto voluto libero e fiero.



Il ritratto che il Caradonio dipinge di questa giovane mazziniana, che si trovò a combattere per l’unità italiana tra i Mille garibaldini, è quello di un’abile stratega, oltre che di donna nobile e generosa, capace di anteporre l’amor di patria alle sue personalissime vicende sentimentali.



Non si può dire lo stesso per la figura umana e politica del Crispi, che ne esce piuttosto compromessa, e segnata da quel trasformismo politico, tanto inviso a Salvemini, che lo critica aspramente nella figura di Giovanni Giolitti, come una pessima abitudine politica di quei tempi. L’uomo vile appare così anche meschino nei suoi rapporti personali, capace di essere un buon emulatore del peggior Bismarck. Non quello della politica dell’equilibrio e del concerto europeo, quanto piuttosto quello delle annessioni territoriali e della militarizzazione della Germania, che si costituisce nel primo Reich.



La ricostruzione storica degli eventi è romanzata a partire dal ritrovamento del diario, e delle lettere, di Rose, presso la biblioteca dell’Università di Oxford, da parte di alcuni giovani ricercatori, tra i quali l’italiana Simonetta Tassi. La lettura del diario (che non è un documento storico realmente esistente,    ma un'invenzione letteraria dell'autore) permetterà agli studenti di Cambridge di lavorare ad una ricerca, in grado di mettere insieme tutti i tasselli mancanti delle vicende risorgimentali, fino a riannodarli facendoli convergere nel Patto di Londra. La Prima Guerra Mondiale diventa così, nel rispetto degli attuali orientamenti della interpretazione storiografica, una quarta guerra di Indipendenza, nella quale gli italiani combattono a fianco di Inglesi e Francesi, con le forze della Triplice Intesa,    per ottenere i territori di Trento e Trieste, non ancora liberate dal giogo degli Austriaci. Gli Italiani, difatti, che avevano firmato un patto di difesa con Austria e Germania, nella Triplice Alleanza, si sentirono liberi dall’obbligo di intervenire, dal momento che la prima ad attaccare fu proprio l’Austria, dopo il suo ultimatum respinto dai Serbi. L’Italia, perciò, non tradiva, e si ribellava, così, al proprio aguzzino, che la teneva sottomessa.



Insieme alla figura di Rose Montmasson, vengono richiamate, nel libro, anche quelle di Anita Garibaldi, prima moglie dell’eroe dei due mondi; e di Sara Levi Nathan, altra donna risorgimentale di orientamento politico mazziniano, e grande amica dello stesso Giuseppe Mazzini, e sostenitrice del suo Partito d’Azione, e dei progetti politici della Giovane Italia e della Giovane Europa.



Un’altra figura di spicco è quella del povero Peter, simbolo di tutti i giovani che hanno dato la vita per la patria, cominciando dalla partecipazione e dal sostegno alla Penny Subscription, fino alle vicende armate dei Mille garibaldini.



Nel libro di Caradonio, diventano eroi tutti i dimenticati dalla Storia. Si assiste ad un ribaltamento dei ruoli tradizionali, dove i potenti sono adulatori perversi, padri irresponsabili, mariti indegni (Francesco Crispi aveva già ripudiato, prima di Rose, un’altra compagna che gli aveva dato un figlio), funamboli del trasformismo politico di basso conio. Mentre i dimenticati escono dall’oblìo della memoria e vengono innalzati ad eroi dalla Verità. La lezione della Storia che ne viene fuori è nella ricerca appassionata dei fatti che, come ci ricorda Vico, rappresentano, in se stessi, la sola Verità, che possiamo reciprocamente raccontarci, al di là di ogni ricostruzione possibile dell’accaduto.


(in copertina Saverio Altamura, Dopo la lettura, 1877, olio su tela)