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A Francesco Quitadamo il Premio Lupo

Scritto da redazione il 18/11/2010


A Francesco Quitadamo il Premio Lupo

Lo scorso 30 ottobre 2010, si è tenuta presso la palestra dell'edificio scolastico comprensivo di Alberona in via G. Strizzi la cerimonia di premiazione della quinta edizione del concorso letterario "Premio Lupo", organizzato dai Comuni di Alberona, Biccari, Bovino, Castelluccio Valmaggiore, Celle San Vito, Faeto e Roseto Valfortore.
Il concorso ha visto la partecipazione di giovani dai 13 anni in poi, divisi per fascia di età, con la presentazione di racconti reali o immaginari su aspetti e tradizioni del territorio dell'Appennino Daunio e di altri territori.
Alla manifestazione hanno partecipato i Sindaci -Giuseppe Cocco (Faeto), Nicola Apicella (Roseto Valfortore), Maria Palma Giannini (Celle San Vito), Rocco Grilli (Castelluccio Valmaggiore), Gianfilippo Mignona (Biccari)- ed alcuni    rappresentanti dei Comuni partecipanti. La commissione     giudicatrice al gran completo era composta dalla delegata dell’Assessorato Spettacolo e Cultura della Regione Puglia, Lucia Berardino; da Enrichetta Fatigato, delegata delle Provincia di Foggia e rappresentante della Biblioteca Provinciale La Magna Capitana di Foggia, Enrichetta Fatigato; dai rappresentanti dei comuni consorziati nel Premio: Maria Giuseppina Sorda (Alberona), Giuseppe Osvaldo Lucera (Biccari), Paola Russo (Bovino), Pasquale Cacchio (Castelluccio Valmaggiore), Luisa D’Aloia ( Celle San Vito), Anna Moreno (Faeto) Felice Carpino (Roseto Valfortore)    e in rappresentanza dell’Associazione Saturnia, Giovanni De Girolamo. Soddisfatto ovviamente il “supervisore” del premio il rosetano Pasquale Antonio Frisi.
Tra il folto pubblico presenti tantissimi studenti, parenti dei premiati e ospiti vari. Ha fatto gli onori di casa    il vicesindaco ed assessore alla cultura di Alberona, Leonardo De Matthaeis.
Per la sezione “adulti” vincitore assoluto è stato Francesco Quitadamo di Foggia con il racconto    “Statale 17, dove il cielo è più vicino”; secondo si è classificato Davide Del Duca di Lucera con il racconto “La resistenza degli alberi d’ulivo” ; terzo Antonio Pirro di Bari S. Spirito    con il racconto “L’ora della Terra”.
Nella sezione “Ragazzi” al primo posto si è classificata Valentina Salvagno di Bovino con il racconto “Rosaria Senise: Druda per odio e per passione”; al secondo posto si è classificato il racconto “Il tesoro del nonno” di Pupillo Antonio di Alberona,    al terzo posto Erika Salvagno di Bovino, sorella della vincitrice, con il racconto “Destino”.    
Ha condotto ottimamente    la segretaria del premio, Antonella Mazzilli, ormai una presenza costante in tutte le manifestazioni culturali che si svolgono nel nostro territorio.
Tra gli ospiti Giucar Marcone, giornalista e scrittore e l’editore Antonio Blasotta, questi nel suo intervento ha evidenziato la genuinità e la serietà del Premio Lupo. Di Giucar Marcone, nostro direttore responsabile e autore della prefazione dell’antologia della quarta edizione, riportiamo l’incisivo intervento nel quale si è soffermato sul piacere della scrittura:
“Mi congratulo innanzitutto con gli organizzatori del Premio Lupo che con questa importante iniziativa culturale intendono porre in primo piano il territorio, ovvero il Preappennino Daunio, una risposta culturale di grande rilevanza a tutti coloro che pare abbiano dimenticato questa terra meravigliosa ricca di storia, di panorami meravigliosi, di boschi, di sorgenti d’acqua, di tradizioni uniche che se ben propagandati potrebbero attirare un flusso turistico significativo a condizione di creare infrastrutture    stradali non di cartapesta.
Un plauso agli scrittori che con i loro racconti costituiscono la linfa indispensabile per il decollo del premio stesso.
Che gli italiani abbiano la passione dello scrivere lo dimostra il numero rilevante di romanzi, saggi, racconti, poesie che annualmente pervengono alle case editrici, più o meno di 2.000.000 elaborati, di questi meno di    centomila saranno pubblicati.
Ma la popolazione degli scrittori non demorde e partecipa ad uno o più delle migliaia di premi che sono promossi in Italia. Ci sono premi e premi, ma devo ammettere, e non lo dico per piaggeria, che il premio Lupo, e permettetemi di    indicare anche il premio internazionale di poesia di Alberona (il cui motore è    Michele Urrasio, universalmente riconosciuto come tra i più grandi poeti oggi presenti in Italia), hanno una loro validità, una serietà di giudizi che li rende tra i più credibili a livello nazionale.
Il Premio LUPO ha puntato sui racconti, precisamente sui racconti inediti su aspetti e tradizioni dei monti dauni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: oggi premiamo i vincitori della quinta edizione e già si sta lavorando per la sesta.
Dicevo prima che in Italia tanti sono gli scrittori, ma il piacere della scrittura in    costoro si trasforma ben presto in esigenza di scrivere anche se le loro opere non verranno mai pubblicate. Nei giorni scorsi sono stato al Book festival di Pisa, ebbene presso i vari stand tanti erano coloro che con raccolte di poesie, racconti ed altro chiedevano agli editori cosa fare per pubblicarli.
Ho letto qualcosa di questi lavori ed ho trovato tanta passione, tanti sentimenti che per il modo con cui erano descritti hanno provocato in me una sincera commozione. C’era chi scriveva da una vita e la sua vita era nei suoi scritti.
L’autore comincia a scrivere come se lo scrivere fosse un gioco, è un po’ come il fumatore che assapora le prime sigarette per darsi importanza e poi ne diventa schiavo. Il piacere dello scrivere prende la mano del potenziale autore che non vorrebbe mai fermarsi anche quando gli mancano le idee, le ispirazioni. Chi scrive lo fa soprattutto perché ritiene il piacere della scrittura come strumento privilegiato di comunicazione dell’io.
E’ vero, esiste anche il piacere della lettura, ma la differenza tra questo e il piacere della scrittura sta in questo: nella lettura chi legge è teso alla conoscenza dell’altro, ovvero dello scrittore, nella scrittura è determinante la conoscenza di se stesso.
Chi di noi, lettore o scrittore non ha mai nutrito in cuor suo la voglia di scrivere o, forse, come accade oggi, di battere al computer qualcosa    per il semplice piacere di scrivere? Chissà quanti di noi hanno nel cassetto un racconto, una poesia, un romanzo, scritti per il semplice gusto di farlo.
Spesso si scrive per dare sfogo ad uno stimolo di un momento legato al passato, alla propria vita, al proprio paese.
Nei tanti concorsi letterari che costellano la nostra Italia si nota una presenza sensibile di giovani, senz’altro un buon segno se si pensa al vuoto di fine secolo. Il racconto attira i giovani perché è una palestra di scrittura formidabile
E in questi ultimi tempi dobbiamo riconoscere che la forma letteraria che più si va affermando è per l’appunto il racconto, un modo di proporsi molto diffuso nell’Ottocento    e a proposito del racconto lo scrittore milanese Carlo Castellaneta, autore tra l’altro di “Notti e Nebbie” e “Anni beati” afferma che scrivere un buon racconto è più difficile che scrivere un    buon romanzo : il romanzo esige doti di fondo, fiato, preparazione atletica. Il racconto chiede soltanto un guizzo, uno scatto bruciante, ma non perdona una sola caduta, un errore, una minima debolezza. Con parole mie il racconto è una gara di cento metri e il romanzo è una gara di fondo. Il tratto, se si può dire, strategico, accattivante del racconto è in definitiva la brevità che non vuol dire superficialità, anzi l’essere breve ne determina a volte la fortuna.
Negli autori dei racconti che partecipano al premio Lupo è evidente la loro esperienza personale, il solco di una dimensione finemente incentrata sul territorio. La eco della vita del Preappennino con i suoi odori, le sue fragranze, il sudore dei lavoratori, la solitudine degli anziani si avverte in modo perentorio nelle pagine scritte dai tanti concorrenti al premio Lupo.
A volte è prosa della memoria, della speranza, dell’amore.
Ho parlato prima del piacere della scrittura, un    piacere che nel racconto trova una espressione particolare, più vera e genuina rispetto al    romanzo.    Quindi concludo nel rispetto del tempo concessomi augurandovi    buona lettura”.
RED


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