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A Sesto San Giovanni tornano alla luce i ruderi del Monastero di San Nicolao

Scritto da Redazione Lombardia il 25/10/2010


A Sesto San Giovanni  tornano alla luce i ruderi del Monastero di San Nicolao

Ruderi, vecchi ruderi degradati e abbandonati da anni nel centro storico di Sesto San Giovanni e nel tempo utilizzati per gli usi più svariati, mettono in luce una parte sconosciuta della storia della città.
Si tratta dell’ex Monastero di San Nicolao; uno degli edifici più antichi di Sesto San Giovanni.
La leggenda vuole che il Monastero sia stato fondato da suor Marcellina, sorella di sant’Ambrogio vescovo di Milano.
Sesto San Giovanni avrebbe origini romane e il suo nome deriverebbe dall’espressione latina: “ad sextum lapidem” (alla sesta pietra miliare).
Sul suo territorio esistono ancora i segni della centuriazione romana: le vie XXIV maggio e Fratelli di Dio seguono il tracciato parallelo alla centuriazione.
Un’antica strada romana proveniente da Milano (Porta Nuova) attraversava l’attuale via Del Riccio, proseguiva per via Cavallotti, via Verdi, fiancheggiava il Monastero di San Nicolao e si dirigeva verso l’incrocio di viale Rimembranze per raggiungere Como lungo il fiume Lambro e Bergamo passando per Crescenzago.
Ambrogio non era nato a Milano, ma a Treviri, nella Gallia, verso il 339 d.C.
Era figlio di un alto funzionario romano in servizio oltralpe quale Prefetto del Pretorio per le Gallie e, dopo la morte del padre,    Ambrogio con la madre e i fratelli Marcellina e Satiro, rientrò a Roma.
Marcellina si consacrò a Dio prendendo il velo delle vergini, mentre Satiro, che per un certo tempo ricoprì un'alta carica statale, morì nel 378.
Aurelio Ambrogio, meglio conosciuto come sant'Ambrogio vescovo, scrittore e uomo politico, fu una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo d.C. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa, insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa.
Conosciuto anche come Ambrogio di Milano, è patrono della città di Milano, della quale fu vescovo dal 374 fino alla sua morte e nella quale è presente la basilica a lui dedicata che ne conserva le spoglie.
La sorella Marcellina, che ricevette il velo verginale dalle mani del papa Liberio nella basilica di S. Pietro in Vaticano nel Natale di un anno che sembra essere il 353, aveva    seguito a Milano i suoi fratelli per essere loro collaboratrice. Sopravvisse a sant’Ambrogio    e morì nel    397; a lei è intitolata la congregazione delle Suore di santa Marcellina.
Il ritorno alla luce dei resti dell'ex Monastero San Nicolao ha avuto inizio sabato 23 ottobre 2010 alle 17.00, nella Chiesa dell’Assunta di via Cavour    di Sesto San Giovanni con il concerto di musica rinascimentale "I fantasmi del San Nicolao", eseguito dall’Ensemble Le Spezie Musicali e con delle brevi letture a cura dell’attrice Ida Spalla.
Alle 18.00 è seguito, sul sito dei ruderi,    il saluto inaugurale del Sindaco Giorgio Oldrini, secondo il quale "far rivivere il San Nicolao è una scelta di fondo per costruire il futuro di Sesto San Giovanni",    ed infine un momento di solenne    Benedizione.
Ora, i vecchi ruderi degradati si presentano ripuliti dalla vegetazione spontanea e incontrollata, illuminati negli scorci più caratteristici e circondati da una recinzione in metallo e vetro su cui sono stati riportati i necessari riferimenti storici.
Le architetture sono trecentesche con 7 arcate ogivali in buono stato di conservazione; il chiostro, a forma rettangolare, originariamente era porticato su almeno tre lati.
L’annessa chiesetta romanica, larga 14 metri e lunga 20 metri, è stata demolita nel 1962. Si è così perso un antico trittico; in una teca, a lato dell’altare, erano conservate, fino alla fine del 1800, le reliquie di Sant’Ambrogio.
Nell’XI secolo la struttura ospitava le Suore Benedettine Cistercensi di sant’Ambrogio, monache coraggiose che avevano ingaggiato una dura battaglia contro la chiesa di san Giovanni Battista in Monza, l’attuale Duomo, per sottrarsi alle pesanti decime.
Scritto da: Lorenzo Bove


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