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A cère se strùije e ‘a precessiòne nen s’arretìre

Scritto da redazione il 30/5/2012


A cère se strùije e ‘a precessiòne nen s’arretìre

TEMPI LUNGHI E FIATO CORTO

Ormai ci siamo così abituati allo squallore della Villa Comunale, ai giardini e parchi immondezzai, alla raccolta stentata e indifferenziata dei rifiuti come se dal cuore di ognuno si levasse un’identica invocazione: “Signore, non peggio!”
Sembra anche finita la stagione degli interventi spontanei-volontari-educativi di singoli cittadini, comitati, gruppi e scolaresche. A che vale, a che serve!?
Il tempo si è fermato nelle mani degli organi giudicanti, siamo incorsi, con la nostra “Amica - S.p.A.- Socio unico il Comune”, in uno stato di fallimento a cui è stato opposto ricorso, quindi bisogna riesaminare le carte per sentenziare se di fallimento vero e proprio si tratta, oppure si possa incorrere in una specie di “fallimento guidato” dimostrando di essere in grado di riassorbirlo e di andare avanti.
Il problema è che non stiamo parlando di un tubo da cui gocciola acqua in attesa dell’arrivo dell’idraulico. Il problema si chiama “munnezza”, che a luglio e agosto, baciata dal sole, sprigionerà miasmi, fetore, insetti e quanto altro. Che non riguarda un condominio, ma ben circa 160.000 cittadini. Ma tant’è, che forse a fine mese (domani!), salvo ulteriori rinvii, uscirà la sentenza, mi auguro inappellabile.
Poi, l’organo politico locale, sulla scorta della sentenza e dei piani-scenario che il tecnico Raphael Rossi ha elaborato per ogni evenienza, dovrà fare le sue scelte, che al di là del perché, del come e con chi, non potranno non percorrere le strada della differenziata.
Ora, mutuando dal tubo che gocciola, ce lo terremo così molto tempo ancora. La differenziata, dalla quale non si può “sfuggire”, non parte all’improvviso, necessita di tempo per prepararsi ed attrezzarsi adeguatamente. Non serve solo una “diversa cultura” come afferma qualcuno, non abbiamo l’anello al naso, né ci ha portati giù la piena del fiume, occorre il tempo necessario.
“Io…”, ha detto il Rossi in una recente conferenza sui “Beni comuni”, “…impiego sei mesi per fare un appalto con i crismi della correttezza e della trasparenza”, si riferiva all’acquisto di mezzi ed attrezzature per la differenziata.
Ora, mi chiedo, rispetto all’esito della sentenza, di tipo A o di tipo B, ai relativi scenari predisposti dal Rossi: A1, A2, A3 e B1, B2 e B3, perché l’organo comunale competente non sia già in seduta plenaria e permanente a dibattere, battersi e sbattersi per prendere una decisione!?
‘A cère se strùije e ‘a precessiòne nen s’arretìre! Recita un vecchio detto foggiano.
Raffaele de Seneen


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