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A scuola da Giugno a Settembre senza climatizzatori nelle aule

Scritto da redazione il 29/8/2011


A scuola da Giugno a Settembre senza climatizzatori nelle aule

Stamattina, come molti altri colleghi, ho ripreso il lavoro a scuola per gli esami di recupero degli alunni con debito. A Foggia fa ancora molto caldo, sebbene siano ormai due sere che tira un bel venticello che rinfresca le temperature notturne. Durante la mattina solo qualche giorno fa abbiamo raggiunto i quaranta gradi centigradi. Oggi ancora nel pomeriggio eravamo parecchio oltre i trenta. Per strada si leggevano trentaquattro-trentacinque gradi. Una volta la scuola ricominciava al tempo della vendemmia, in Ottobre, quando ormai le afose giornate estive erano solo un ricordo lontano. Adesso le cose sono molto cambiate. Altro che tre mesi di ferie. Per i docenti delle scuole superiori si termina a metà Luglio, se tutto va bene, e si riprende a fine Agosto. Appena un mese di ferie obbligate quando non ci sono le lezioni. E arrivederci al prossimo anno, feste comandate a parte. Soprattutto, da Giugno in poi si lavora in condizioni difficili e, in qualche caso, ai limiti della sopportazione umana. Se penso che in questi giorni (lo hanno detto al telegiornale) gli impiegati litigano in ufficio per le temperature dei climatizzatori, mi rendo conto di quanto sia indietro il sistema scolastico italiano. Tutti, difatti, continuano a lavorare, anche con livelli di pericolosità esponenziale, per il caldo torrido dei mesi estivi in molte città. Ma in ogni ambiente di lavoro, dall’ufficio, al negozio, allo studio del libero professionista a quello del medico, c’è sempre l’aria condizionata, per rendere meno inquietante e più agevole lo star dentro in periodi climatici così poco accettabili all’uomo sotto il profilo dell’impegno lavorativo. Tutti, dunque, lavorano al riparo dall’afa, tranne i docenti e gli operatori della scuola. Nelle aule scolastiche, infatti, non sono previsti nemmeno dei banalissimi ventilatori ad elica, per smuovere semplicemente l’aria naturale simulando il vento. Non so come siano organizzate le scuole europee o quelle americane. Ma non ho dubbi sul fatto che college e università offrano all’estero dei servizi molto più confortevoli all’esigenza abitativa delle strutture scolastiche di quanto non facciano le nostre istituzioni che, con i loro uomini politici, se potessero, si diceva scherzando con alcuni colleghi, ci eliminerebbero fisicamente, pur di raggiungere il noto pareggio di bilancio economico. Sempre nell’ottica del risparmio e della gestione equilibrata delle spese. In una realtà oggettivamente difficile come quella foggiana, in cui si è fin troppo sperperato da parte delle passate amministrazioni, è davvero chiedere troppo pretendere che le scuole vengano riconsiderate come ambienti umani, piuttosto che come stalle per il bestiame, e che i climatizzatori divengano una struttura necessaria e normale in ogni ambiente, e non solo nei ben noti laboratori informatici o linguistici? Bisogna continuare a ricordare che per quell’umanità del futuro che si coltiva giornalmente nei giovani abitatori delle aule scolastiche forse vale sempre la spesa di qualche investimento in termini di capitale intangibile. Vogliamo una scuola che sia degna di tale nome. Che possa essere considerata davvero un tempio della cultura e della ricerca scientifica. Che cominci ad essere interpretata in questi termini a partire dalla struttura edilizia e abitativa. Che sia accogliente ed ospitale al suo interno. Che inviti allo studio e alla meditazione. E non condanni, piuttosto, alla fuga repentina quanti non ne possono più. La mancanza di ossigeno è l’evidente realtà asfittica cui il mondo educativo è stato ormai relegato con grave danno di tutti indistintamente. Perché una civiltà parla di sé quando sceglie in che modo investire denaro e risorse disponibili. E quando i tagli alla spesa pubblica vengono fatti gravare sulla cultura e sulla ricerca scientifica si è detto tutto. Anche l’orientamento di marcia che un paese sta facendo prendere al suo proprio futuro. E di cui, inevitabilmente, prima o poi finirà per pagarne le spese, senza pareggi, questa volta.
Antonietta Pistone


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