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ARRIVEDERCI LILIANA, SIGNORA DELLA POESIA!

Scritto da antonietta pistone il 5/12/2018


ARRIVEDERCI LILIANA, SIGNORA DELLA POESIA!

di Giucar Marcone
Mercoledì 14 novembre si è fermato l'orologio della vita terrena di Liliana Di Dato. Da qualche anno era tornata    a Livorno, la sua Itaca, terra dei suoi avi, per riallacciare un discorso che le vicende della vita avevano interrotto: il matrimonio con Alfonso Ventriglia, alto funzionario della polizia di Stato, i    trasferimenti di questi per servizio    dal nord al sud, tre splendidi figli Gaetano, Silvia, e Francesca, il suo impegno come maestra a Foggia, ultimo suo approdo prima del ritorno. Di Livorno    mi decantava la bellezza dell'incantevole terrazza Mascagni, meta delle sue passeggiate sul lungomare, dove non si stancava mai di ammirare le magiche tonalità     del blu del mare e del cielo. Quando me ne parlava avvertivo in lei una forte emozione e nei silenzi che seguivano immaginavo che ella rincorresse i propri ricordi, le speranze, il vissuto in quel suggestivo angolo della sua città.

"Viaggiare" è    la poesia di Fernando Pessoa che più coinvolgeva Liliana Di Dato, una poesia che sentiva sua per le affinità intellettive che ella aveva col grande poeta portoghese.

Viaggiare! Lasciare paesi!
Essere altri costantemente,
perché l'anima non ha radici,
per vivere per vedere soltanto!
Non appartenere neppure a me!
Andare avanti, andare indietro
l'assenza di avere un fine
e dell'ansia di raggiungerlo!
Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio senz'aver di mio
altro che il sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

E Liliana ha intrapreso il grande viaggio e senz'altro è approdata al cielo dei poeti dove declamerà le sue meravigliose poesie all'Eterno.
Il suo capolavoro: la silloge "Vertigini" che presentò a Foggia nel 2008, se ricordo bene , nell'auditorium di Santa Chiara. Volle che la sua presentazione fosse introdotta dalla musica di una canzone che amava tanto: AMAPOLA. E    a proposito di Amapola voglio raccontarvi di una telefonata che le feci    circa tre settimane prima del triste evento. Da qualche tempo Liliana aveva difficoltà a rispondere alle chiamate, ma, stranamente, quel mattino aprì il telefonino e con voce esile ed affaticata mi salutò: "Ciao Mimmo…" ed io "Liliana non parlare, ascolta" e con la mia tastiera eseguii Amapola, alla fine Liliana piangendo mi disse "Grazie,Mimmo".    Fu l'ultima volta    che la sentii.
Con "Vertigini" Liliana Di Dato ha confermato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, di essere uno dei poeti più interessanti nell'universo della poesia italiana, dimostrando ancora una volta di essere portatrice di forme stilistiche originali, che ben si conciliavano con la sua tensione espressiva, foriera di versi indimenticabili.
Da "Vertigini" la delicata poesia, intrisa di tristezza, "Gabbiani":

Sospesa
tra miseria
e innocenza
cerco
in lidi deserti
la terra mia.
Vagabonda
cercatrice d'amore
tesso
grappoli
di ricordi
nei violenti
colori del tempo.
In percettibili spazi
liberi gabbiani
gridano al giorno
di non morire…

La sua poesia è memoria e la memoria è vita vera    filtrata dal tempo in cui ogni parola è metafora. La poesia della nostra indimenticabile amica, pur partendo dal suo vissuto, si è sviluppata dal confronto diretto con la realtà, con la conoscenza, capace di tendersi al di là della semplice oggettività diaristica. Ricordi, suoni, paesaggi, desiderio dell'immenso sono gli ingredienti che hanno colorato la sua poesia.
Liliana Di Dato è nata a L'Aquila il 12 Dicembre 1941, ma di origine livornese. Per molti anni ha vissuto a Foggia dove ha dato forma al suo amore per la poesia partecipando a conferenze e a salotti letterari. Si è affermata con successo al premio letterario internazionale "Emily Dickinson" 2000-2001" e al premio letterario Angela Storace, entrambi a Napoli.
Prima di "Vertigini" era stata pubblicata nel 2002 la sua prima raccolta di poesie "Fiori Di Campo". Non ricordo quando, ma una sera si presentò nei locali delle Edizioni del Rosone un anziano signore con una cartellina contenente poesie alla rinfusa scritte a mano. Rivolgendosi all'editore disse "Queste sono state scritte da mia moglie, vorrei pubblicarle in un volumetto". Il signore era Alfonso Ventriglia, marito di Liliana Di Dato. Voleva fare un regalo,    anzi una sorpresa alla sua compagna. Il libro fu pubblicato, inserito nella collana "Foglie d'erba". Scrisse il figlio Gaetano nella presentazione: "E' difficile e facile parlare delle poesie di Liliana Di Dato: leggerle è facile e difficile. Se le leggi con attenzione, più volte, ti accorgi che dietro una grande semplicità c'è qualcosa che resta inespresso, un qualcosa che va oltre le parole e che non si vuole dire: un pudore che è anche una grande, istintiva intuizione di poeta."
E in Fiori di campo, la poesia che apre la raccolta è "A mio padre" scritta nel 1978 e accanto a suo padre Liliana ha voluto essere sepolta nel cimitero di Livorno:
Ti ho coperto di rugiada
e ti lavo
con le dita del tempo
che snodano
sul tuo corpo
una preghiera nuova.
Anche tu sei nuovo.
Ti ho lavato il viso
e le mani bianchissime
hanno sfiorato il mare.
Non c'è più salmastro.
L'acqua si è tinta di rosso,
po di bleu, poi di viola.
Poi si è tinta
del colore del tempo.
Anche tu sei il tempo.
Ti ho coperto di rugiada
e ti ho lavato.
Babbo!

Liliana Di Dato ha dato la sua preziosa    collaborazione a    importanti riviste del nostro territorio, in particolar modo ha curato la rubrica "La magia della poesia" per il periodico "Il Provinciale" dove si riprometteva di parlare del "rapporto quasi devozionale, quasi religioso che si creava tra il poeta e la poesia stessa". La volli nella redazione di "Pianeta Cultura", rivista da me diretta e il cui nome    figura ancora tra i redattori nella speranza che ella potesse riprendere a scrivere saggi sui poeti più importanti a livello internazionale, anche se sapevo che ciò non sarebbe più stato possibile.
Liliana Di Dato, colonna della ANTEAS (associazione di volontariato di Foggia), era una donna brillante, una virtuosa pianista, amava il teatro, amore che ha trasmesso a due suoi figli (Gaetano e Francesca), amava il cinema: amava la cultura della vita e della speranza.
Diversi anni fa Gaetano presentò a Foggia una versione in dialetto dell'Amleto e Liliana, fonte inesauribile di versi, scrisse in questa occasione una poesia "L'abito di scena (Amleto)":
Ha un cuore che batte
l'abito di scena.
Nella notte si anima
al sipario rosso.
E' un sogno inquietante
d'amore e dolore
delirio di tenerezza
e pazzia
nel ricordo
del padre ucciso
e tradito.
Si strappa
l'abito di scena
nel cuore di stoffa
e sangue,
piange lacrime vere
per l'assenza del padre,
come quelle
di un ragazzo di periferia
che rivive il dramma dell'uomo
nell'eterna storia di Amleto,
solitario principe…

Liliana Di Dato con innata sensibilità traeva ispirazione dalla quotidianità, dalla sofferenza, dalla natura, dalle tragedie    di questo nostro mondo così controverso che ha smarrito il senso della solidarietà. Di fronte a un rudere antico si commuoveva perché rappresentava una tappa del faticoso cammino dell'uomo. E tutto si faceva poesia, acqua sorgiva che saliva ininterrotta dal suo animo. Amava questa nostra "incredibile" terra, dove …dopo brevi strade/ inerpicate in alto/ si aprono/ all'incredulo sguardo/ improvvise ombrose/ foreste/ dove il sole al tramonto/ appare e scompare/ nella fitta trama/ di alberi ad alto fusto/ e non si sa/ se sia cielo/ o terra o fuoco/ che ti divampa/    al cuore/ e ti urla nel petto/ che ancora ancora/ è possibile/ respirare/ e vivere … (da Terra Daunia).

Ho tentato di cogliere l'essenza della poesia    di Liliana Di Dato e mi sono convinto che essa presenta diverse sfaccettature: è poesia intimistica, ma anche universale    in quanto richiede una profonda riflessione, un soffermarsi sui suoi versi per accorgersi della    loro bellezza; è poesia intensa per gli argomenti affrontati, per il suo soffermarsi sui tragici eventi che hanno segnato momenti negativi dell'umanità; è    poesia spirituale e religiosa che afferma il disegno divino    dell'amore e della speranza.

Rileggendo la silloge "Vertigini" mi sono soffermato sulla poesia "L'ultima valle", versi profetici con cui concludo questo mio ricordo di Liliana Di Dato:

L'ultima valle

Datemi
un pugno di semi
da spargere
all'ultima valle.
Io vado via,
raccogliete
spighe di speranza
nell'orto solitario
e fate lievitare    pane
per chi
ha fame di Dio.

Arrivederci Liliana, signora della poesia!



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