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Agenda politica

Scritto da redazione il 31/12/2011


Agenda politica

Prioritario stimolare il confronto dialogico sereno e pacato e la riflessione comunitaria sui temi caldi come l’ambiente

Roberto Saviano, che vive ormai sotto scorta, in perenne compagnia degli agenti della Procura, nel suo libro Gomorra denunciava apertamente la mafia dei rifiuti in territorio campano. Il clamore derivato dal suo scritto è la testimonianza più evidente di abitudini politiche corrotte e conniventi con certi sistemi clientelari. Quegli stessi sistemi, di cui è parte anche la ormai notoria macchina del fango, che servono a delegittimare chi fa il suo dovere, per impedirgli di lavorare. Dopo aver isolato le forze della libera informazione o della magistratura, si può più agevolmente propagare il malcostume, governando attraverso meccanismi di illegalità diffusa ma silente. Oggi la gestione dei rifiuti, e l’inquinamento dell’habitat naturale, hanno una loro connotazione politica. La situazione anche a Foggia è divenuta insostenibile, a tal punto che lo scorso anno tanti cittadini benpensanti, stanchi dell’amministrazione sciatta e incontrollata delle casse comunali, hanno dato vita a numerosi gruppi associativi, nati su facebook ma capaci di reali momenti di aggregazione e di protesta comunitaria, per sollevare, attraverso articoli e azioni concrete, la società civile e l’opinione pubblica contro determinati atteggiamenti ormai radicati nei comportamenti dei più, e nel contempo promuovere quelle iniziative positive per il rilancio della città. Molti degli iscritti ai gruppi di cui sopra hanno dimostrato particolare attenzione nel darsi da fare per riattivare il potere critico e la mentalità assopita di alcuni foggiani, ormai troppo assuefatti all’abbandono generalizzato, e incapaci pertanto anche di porre in essere azioni di denuncia e di protesta collettiva. La situazione non è, però, cambiata. E Foggia risulta essere all’ultimo posto delle graduatorie nazionali per qualità della vita. A Foggia, insomma, si vive peggio che in città in cui, come denuncia lo stesso Saviano, il fenomeno mafioso è ormai radicato nel tessuto socio-politico della collettività. Sicuramente, però, si è formata e rinsaldata una coscienza civica ormai dormiente, e si è tutti generalmente meno avvezzi a “sopportare” alcune disfunzioni del sistema. Evidentemente, l’immortale insegnamento di Socrate continua inconsapevolmente, nel tempo, ad agire, attraverso il costante richiamo alla necessità di stimolare il dialogo e la riflessione comunitaria, con l’obiettivo di ricercare sempre il vero e il giusto. Proprio in questi giorni, rileggevo difatti l’illuminante dialogo di Platone, il Protagora, nel quale Socrate discute appunto con il noto sofista intorno alla virtù politica. Protagora sostiene inizialmente che la Politica è un’arte che può essere appresa, e che pertanto necessita di un insegnamento da somministrare nelle scuole. Socrate ritiene invece che sia una virtù innata. Durante il dialogo filosofico, accade però che Socrate sostenga con tutta evidenza come la Politica sia una scienza, giungendo a concludere, così, che è necessario che la Politica sia insegnata e appresa dai discenti. E affermando, implicitamente, come non ci si possa improvvisare politici da un giorno all’altro. Protagora, dal canto suo, negando che la Politica sia una scienza, finisce per contraddire clamorosamente tutte le sue affermazioni iniziali sulla necessità di istituire scuole di Politica per chi voglia divenire uomo che si occupi dell’amministrazione della sua città. La grandezza del dialogo è tutta nella capacità di dimostrare, con grande finezza ed ironia, come chi dialoga davvero finisce per mettere in discussione tutte le sue convinzioni, giungendo persino a cambiare le iniziali affermazioni personali. Ciò che oggi manca alla Politica è proprio questa capacità di confronto dialogico sereno e pacato. Piuttosto che dialogare per interagire in modo proficuo e costruttivo, chi governa intende prevaricare l’avversario con sofismi e cavilli, utili unicamente a dimostrare la superiorità dialettica della personale retorica, priva di alcun contenuto che voglia finalmente dirsi pienamente politico. Anche per la questione ecologica, il vuoto dialogico della politica italiana e locale, mostra tutta la sua fragilità di fronte a temi di primaria importanza per la sopravvivenza dell’uomo e della specie animale sul nostro pianeta. Il filosofo Jonas nel Principio di Responsabilità sosteneva che bisogna preoccuparsi dell’ambiente, e sentirsi responsabili per quanto lasceremo in eredità ai nostri figli, dettando il nuovo imperativo etico “agisci in modo che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”. In una civiltà tecnologia, l’antica etica ambientale è ormai anacronistica. Si rende necessaria perciò una nuova etica, rispettosa dell’ambiente dominato dall’ipertecnologia e dalla produzione industriale. Passmore, nel testo La Nostra Responsabilità per La Natura, sottolineava la necessità di assumere come compito doveroso questo senso di responsabilità, inteso come un prendersi cura di se stessi e degli altri, anche in relazione alla condizione dell’habitat naturale. L’ecologia non ha speranze in futuro, se l’uomo non apprende l’arte dell’ascolto della natura. Per far questo, non è necessario contrapporre alla cultura occidentale i paradigmi di altre tradizioni che le sono estranei. Si possono modificare le criticità dall’interno, semplicemente potenziando i punti di forza. Solo quando torneremo tutti a considerare con rispetto sacrale il nostro rapporto con la natura impareremo a riconoscere e osservare le ovvie esigenze del nostro habitat. Attualmente ci resta l’amara constatazione che ancora una volta il divario tra aspettative filosofiche e promesse politiche ha di gran lunga superato, per immaginazione e fantasia, la cruda realtà dei fatti quotidiani. Il nuovo anno non si apre perciò con rosee prospettive. La situazione generale è critica sotto vari aspetti. Gli auguri, lungi dall’essere vuota formalità, rispettosa di tradizioni ormai consolidate da tempo, vogliono essere in questa prospettiva il senso di una reale e fiduciosa speranza di cambiamento per la collettività. Senza natura e senza storia l’uomo non è nulla.
Antonietta Pistone

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) R. Saviano, Gomorra
2) Platone, Protagora
3) H. Jonas, Il Principio di Responsabilità
4) J. Passmore, La Nostra Responsabilità per la Natura


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