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Anche Giovanna scrive al Gadd e alla città

Scritto da redazione il 25/10/2011


Anche Giovanna scrive al Gadd e alla città

L’iniziativa Lettere al Gadd ha riscosso il successo e l’approvozione dei cittadini che hanno partecipato all’evento online. Della comunità foggiana fanno parte, però, anche nomi senza voce, come la nostra Giovanna, magistralmente interpretata da un Onorati che si riscopre un fertile comunicatore per gli Amici. La storia di Giovanna è quella di tanta gente che, come lei, vive nel silenzio e nel terrore metropolitano dei Quartieri Settecenteschi, assurti alla cronaca dallo scorso mese di Gennaio, quando alcuni bulli della zona fecero saltare la struttura in pietra della piazza, soprannominata Tavuto, per la particolare forma dell’aiuola disposta al centro, simile, appunto, ad una lunga lapide tombale. Da quel momento in poi la situazione non si è mai placata, e nei Quartieri, come in tutto il centro storico, si respira un’aria carica di tensioni sociali esplosive. Il Gadd ha voluto interessarsi, per cercare di comprendere cosa stesse accadendo in città. E ha fatto parlare la gente che abita lì. I racconti di questi giornalieri misfatti sono all’indirizzo http://www.amicidomenica.altervista.org/sicurezza.htm

LETTERA APERTA DI GIOVANNA "LA PAZZA" ALLA CITTA'

Carissimi concittadini,
ho chiesto agli amici del gruppo amici della domenica (GADD), di scrivere a tutti voi a nome mio, ringrazio loro per aver scritto e voi per leggermi loro tramite.
In questi giorni sono assurta, mio malgrado, agli onori della cronaca per degli episodi di violenza che mi sono stati inflitti da nostri concittadini che fanno della violenza cieca e stupida il loro punto di riferimento vitale.
Sono conosciuta come Giovanna “la pazza”, ma vorrei tanto che fossi chiamata solo GIOVANNA, una persona, senza aggettivazioni che mi fanno smettere di essere un soggetto e fanno diventare, appunto, oggetto di scherno e di derisione.
Vivo la mia vita nella serenità della mia casa, senza fare male a nessuno e senza che altri possano avere a ridire di alcuni miei atteggiamenti che qualcuno definisce “stramberie”, ma che sono semplicemente il mio modo di essere.
Ho usato sbagliando, il verbo al presente, avrei dovuto usare un tempo al passato: vivevo infatti serenamente nella mia casa, fino a quando un gruppo di teppisti si è accorto della mia esistenza e della mia debolezza per cominciare a rendere la mia vita un inferno.
E’ tipico dei vigliacchi farsi forti sulle persone fragili, io ne ho trovati nel mio quartiere: teppisti che l’ultima volta che mi hanno fatto visita hanno divelto la porta d’ingresso della mia casa e la volta precedente hanno picchiato in branco un signore che era intervenuto per difendermi.
Una comunità che non si prenda cura dei fragili e dei deboli e che non sia solidale con gli stessi non merita di chiamarsi comunità.
Ho chiesto al GADD di scrivere per dare voce a tutti i senza voce che vivono nella nostra città, vittime delle vessazioni e delle angherie in cui ci costringe il degrado morale che ci circonda.
Quando il disagio viene reso pubblico smette di essere privato e diventa politico.
Occorrono risposte immediate delle istituzioni per far fronte ai bisogni di tutte le Giovanne/i che non avendo voce non riescono ad essere nella priorità dell’agenda della politica.
Il quartiere in cui vivo è la zona intorno a via Crispi, di me si sono già occupati alcuni organi di stampa nei mesi passati, ora vorrei l’interessamento degli organi preposti alla sicurezza ed al rispetto della legalità, lo esigo come cittadina che non vuole essere suddita, ma che ha la dignità di rivendicare un diritto, per il tramite del GADD.
Il mio nome è Giovanna, non vorrei che il mio cognome fosse poi noto alla comunità attraverso i manifesti che dovessero essere affissi per le vie cittadine in seguito ad una delle prossime visite dei delinquenti che hanno fatto della mia vita un inferno.
Non si faccia in quell’occasione discorsi di circostanza e non si dica “la comunità piange”, non riconosco una comunità che non ha avuto rispetto per un vivo e finge dopo solidarietà per un morto.
Per il tramite del GADD mi firmo GIOVANNA (detta, a sproposito, la PAZZA)

Ma la storia continua attraverso le parole di de Seneen

GIOVANNA - ATTO II° DI UNA LETTERA APERTA
INDAGINE SUL TERRITORIO

Conosco bene quel quartiere sin dall’infanzia, ed anche oltre. Mia nonna materna abitava in Via della Lupa, altri parenti in Via F. Crispi, mia madre, poco più in là, oltre San Michele, così ieri mattina ci sono tornato per stare non solo idealmente, ma anche fisicamente, un po’più vicino a Giovanna.
Strana strada quella di Via F. Crispi, con numerazione che cresce e poi decresce. Qualche vecchia conoscenza, un saluto, due chiacchiere e qualche domanda finalizzata.

Mi dice la vecchia signora M. “Giovanna è una donna sola intorno ai 50 anni, vive in uno di questi bassi, parenti emigrati al nord. Non ha vita sociale, esce solo per acquistare qualcosa, non infastidisce nessuno. Il suo unico contatto col mondo è attraverso la TV, ed è proprio lì che si arrabbia ed urla, nel sentire e vedere che il mondo va alla rovescia. Però ha sempre un sorriso per tutti”.

Il signor F. “L’autunno scorso, probabilmente teneva il televisore acceso pure di notte, e siccome il verso del mondo era sempre quello, alla rovescia, gridava anche di notte. Di lì iniziarono le attenzioni di alcuni ragazzacci della zona: calci alla porta, porta buttata giù, mancato intervento forza pubblica allertata, Giovanna seduta sulla soglia a piangere e morire di freddo. Giovanna ha paura dell’umanità, non accetta solidarietà”

Continua la signora M: “Riuscimmo a fargli riparare la porta gratis, ma il “gioco della porta” continuò. Sotto natale-capodanno la devastazione di Piazza Tavuto e i tufi di risulta finivano in casa di Giovanna, sulla strada, sulle macchine in sosta”.

Il signor C. “Questa estate a casa di Giovanna era presente un fratello in ferie, e all’ennesimo attacco alla porta è uscito per rimproverare ma è stato attaccato a colpi di spranga di ferro. Non ha voluto esporre denuncia per paura di ulteriori ripercussioni nei confronti della sorella”.

Il “gioco della porta” continua ancora.

(la foto di Vincenzo Pagano ritrae sua nonna, tipica figura di donna amalfitana, intenta, sull'uscio di casa, a vendere prodotti tipici del luogo. Rossella, ormai scomparsa, era un personaggio assai noto ad Amalfi. La più fotografata su riviste e giornali)

infocontatto: amicidelladomenica@gmail.com


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