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Anita Garibaldi

Scritto da redazione il 17/11/2012


Anita Garibaldi

Una morte naturale o fu strangolata per accelerarne la fine?

Anita (Ana Maria de Jesùs Ribeiro da Silva) nasce a Morrinhos (Brasile) il 30 agosto 1821. L’intera sua famiglia si trasferisce a Laguna quando la ragazza è già signorinetta, forse quattordici-quindicenne. Dopo poco tempo, a Laguna muore il capofamiglia Bento Ribeiro da Silva, detto Bentòn. A poca distanza di tempo lo seguono nella tomba i tre figli maschi. Rimane la vedova, Maria Antonia de Jesùs, con tre figlie femmine, Manuela, Felicidad e Anita. La famigliola, in condizioni economiche piuttosto gravi, vive in una casetta denominata la casa delle tre ragazze.
         Il 30 agosto 1835, a Laguna, Anita sposa Manuel Duarte, che fa il calzolaio e, all’occorrenza, anche il pescatore, malandato in salute e forse internato in ospedale (secondo un’altra versione, è partito al seguito delle truppe imperiali). Fatto sta che Anita, il 23 ottobre 1839, abbandona la sua casa per seguire Garibaldi nella buona e nella cattiva sorte.
         Morto Manuel Duarte, il matrimonio con l’Eroe avviene il 26 marzo 1842 con rito religioso a Montevideo (Uruguay). I due hanno quattro figli battezzati con rito cattolico: Menotti (1840-1903), Rosa, chiamata Rosita (1843-1845), Teresita (1845-1903) e Ricciotti (1847-1924). Nel 1848 Garibaldi fa ritorno in Italia con l’intera famiglia.
         Il 4 agosto 1849 Anita muore nella fattoria Guiccioli, alle Mandriole, nelle Valli di Comacchio, mentre, in avanzato stato di gravidanza, seguiva Garibaldi durante la ritirata da Roma.    
         Nel corso degli anni si è molto discusso della morte dell’Eroina. Questa tragedia pare venga strumentalizzata dai nemici di Garibaldi, i quali sostengono che i segni sospetti riscontrati sul collo del cadavere della donna, dopo che è stato rinvenuto e dissotterrato, sarebbero dovuti a uno strangolamento compiuto per accelerarne la morte.
         Nel corso dei dibattiti, infatti, essi asseriscono che forse i fratelli Ravaglia (incaricati di seppellire il cadavere dopo che Garibaldi, inseguito dagli austro-papalini, è costretto a riprendere la fuga), sotto l’incubo di un’imminente sorpresa delle pattuglie che danno la caccia all’Eroe dei due Mondi, sono costretti ad allontanare dalla loro casa il terribile capo d’accusa rappresentato dalla salma di Anita, affrettando la morte della donna per sbarazzarsi subito del cadavere.
         Secondo un’altra ipotesi, i fratelli Ravaglia potrebbero aver seppellito frettolosamente la salma, limitandosi a una sepoltura sommaria. Tanto sommaria che è stato facile per certi animali rimuovere il sottile strato di terra e provocare – si sostiene – quei segni sul collo del corpo di Anita. Infatti, il delegato pontificio di Polizia in Ravenna, in un rapporto inviato al commissario pontificio straordinario in Bologna, dice che il cadavere, reperito venerdì 10 agosto, presenta la mano e il corrispondente avambraccio, sporgenti dalla sabbia, “divorati da animali”.
         Ma i sospetti di strangolamento, in realtà, ci sono. Il referto redatto da Luigi Fuschini, primario dell’ospedale di Ravenna, incaricato dell’autopsia, dice: “La donna aveva gli occhi sporgenti e metà della lingua sporgente tra i denti, nonché la trachea rotta, segni non equivoci di sofferto strangolamento”. Tanto che i fratelli Giuseppe e Stefano Ravaglia vengono arrestati e accusati di omicidio. L’istruttoria dura un mese e, interrogati imputati, testimoni e periti, soltanto il coraggio del medico Nannini convince i giudici dell’innocenza dei Ravaglia: questi sostiene decisamente che Anita è morta nel letto di casa e che i segni sul collo probabilmente sono stati provocati, dopo il seppellimento, da animali. Così, i due fratelli vengono rilasciati.
         Ma l’ombra dell’insabbiamento dell’inchiesta rimane. Pare ne sia artefice il marchese Ignazio Guiccioli, ministro dello Stato Pontificio, proprietario della fattoria dove Anita è stata soccorsa. Alcuni periti depongono in favore della tesa di Guiccioli che scagiona i fratelli Ravaglia. Lo stesso Fuschini, che ha accertato i segni di strangolamento, ritratta la sua perizia. E’ uno scandalo. E tutt’oggi rimangono ragionevoli dubbi su ambedue le versioni.                                                                                    
Giovanni Presutti



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