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BICCARI TRA IL 1870 E IL 1931

Scritto da Direttore il 9/9/2015


BICCARI TRA IL 1870 E IL 1931

Intensa l’attività di scrittore e ricercatore di Giuseppe Osvaldo Lucera, figlio illustre della nostra terra, autore di interessanti libri sul brigantaggio, in particolar modo di quello post-unitario, pietre miliari per ogni studioso che abbia voglia di approfondire le vicende meridionali successive alla conquista del nostro territorio da parte dei “liberatori” sabaudi, ovviamente liberatori in senso tragicomico.
Solitamente s’ immagina un ricercatore come un essere di un altro pianeta, chiuso in un mondo fatto di carte e di polvere. Assolutamente sbagliato, è vero che il ricercatore, come il nostro LUCERA, frequenta archivi, biblioteche ed altri depositi culturali, ma la sua è una presenza viva    tra coloro, che pur amando la propria storia, le proprie tradizioni, hanno inconsciamente delegato ad altri il compito di indagare, di riportare alla luce eventi che sono    tasselli indispensabili per ricostruire il cammino di una comunità.    
“La nostra vita – ha evidenziato il docente universitario Luciano Osbat in una conferenza tenutasi lo scorso anno a Viterbo - è una continua relazione con il passato: con il nostro passato, con il passato degli altri che vivono intorno a noi, con il passato di coloro che ci hanno preceduto. Questo accade con maggiore o minore consapevolezza da parte nostra e questo passato incide in maniera diversa nella nostra vita in relazione a come siamo fatti noi, al tipo di passato con il quale dobbiamo fare i conti, alla situazione che stiamo vivendo”.
Nel corso del sua relazione il prof. Osbat ha anche sostenuto che “Il ciclo della mediazione dei documenti per la corretta interpretazione del passato ritorna ad essere un momento centrale della nostra esistenza quotidiana e delle nostre proiezioni verso il domani”.
Di questo ne è convinto il nostro autore che pone tutta la sua attività intellettiva e di ricerca al servizio della verità storica, una verità storica inseguita a costo di sacrifici personali: indagini approfondite che non lasciano nulla al caso, potremmo per questo definire Giuseppe Osvaldo Lucera un detective della storia per le ricostruzioni precise ed approfondite degli eventi presi in considerazione.
Purtroppo in Italia molti si professano ricercatori, ma talvolta i loro lavori sono frutto di rielaborazione di lavori di altri. Quindi bisogna stare molto attenti a non scambiare per oro colato quel che è frutto del lavoro di altri.
Personalmente ho conosciuto prima di Lucera, un importante uomo di cultura che aveva dato alla ricerca il crisma della scientificità: tanti i suoi lavori sull’opera comica napoletana e sul 1799 in Capitanata. “I racconti della rivoluzione”, uno dei suoi libri più noti, nacque per l’appunto da una sua indagine condotta in archivi locali e nazionali sul periodo preso in considerazione, ovvero il 1799. L’uomo di cultura è Stefano Capone, prematuramente scomparso alcuni anni fa ad appena 48 anni.
Nella staffetta della ricerca storica sul nostro territorio il testimone è stato virtualmente raccolto da Giuseppe Osvaldo Lucera. Questi si è soffermato, come dicevo in apertura, sul fenomeno del brigantaggio nelle nostre terre. Le sue ricerche hanno messo in luce aspetti volutamente edulcorati, falsati o ignorati dalla storiografia ufficiale. Da qualche tempo, grazie anche, se non soprattutto, a Lucera il Sud sta riscoprendo la propria storia, le proprie vicissitudini legate alla prepotenza sabauda di conquistare il meridione con le armi. Altro che guerra di liberazione!!!
Fu una tragedia per le nostre genti, le cui conseguenze si pagano ancor’oggi. La questione meridionale nasce proprio all’indomani dell’unità d’Italia ed ancor’oggi è nell’agenda dei nostri politici.
Questa sera siamo ospiti in questa piccola corte di Biccari per presentarvi l’ultima opera di Giuseppe Osvaldo Lucera, un’opera che tratta un argomento diverso da quello del brigantaggio ma che è in sintonia con l’attività di ricerca del nostro autore.
Ci parla di altre verità: emblematica la frase di George Orwell riportata nel libro: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.
“Biccari tra il 1870 e il 1931” è il primo dei due volumi che Lucera ha dedicato ad alcune vicende processuali che hanno interessato la nostra comunità. “Storie di stupri, infanticidi, omicidi ed errori giudiziari” è il sottotitolo di quest’opera da cui si evince come nulla sia cambiato sotto il cielo del crimine.
Semplice ed elegante la copertina che riporta un’antica veduta di questo nostro paese con la maestosa torre, sentinella discreta delle vicende biccaresi.
E’ doverosa una premessa. Dopo l’annessione del Sud al Piemonte, nel 1865 fu promulgato il codice penale sardo anche nei territori occupati. Successivamente, dopo vari passaggi, fu il ministro Zanardelli a presentare nel 1883 il primo progetto integrale di Codice Penale che entrò in vigore con talune modificazioni il primo gennaio 1890.
Si passò, come scrive Lucera nella prima aletta della copertina “da un regime paternalistico durante il quale si ammazzava e si veniva condannati da un regime assoluto e cieco, ad uno cosiddetto liberale, ma che di liberale nulla possedeva, se non l’aumentato senso di oppressione”.
“Biccari tra il 1870 e 1831” è un testo interessante sotto l’aspetto storico, giuridico e sociale perché scava nella microstoria della nostra comunità riportandone un aspetto non certamente positivo, ma ben sappiamo che anche gli aspetti negativi rientrano in quello che è il cammino della storia di ogni paese.
Nell’elenco degli eventi raccontati da Lucera si leggono nomi e cognomi degli attori delle vicende processuali del periodo preso in considerazione: consentitemi un minimo di turbamento come quello che deve aver colpito l’autore che, certamente, avrà avuto qualche perplessità prima di dare alle stampe questo volume ma, come leggiamo a pag.5, “è meglio essere feriti dalla verità che consolati dalla menzogna” (Rahim Khan).
Sono storie che contribuiscono a ricostruire il nostro vissuto, che mostrano lo spaccato di una società qual’era dopo l’unità d’Italia. Non c’è motivo di ignorarle perché sapete bene che il mondo è un susseguirsi di bene e di male, di guerre e di pace, di giustizia ed ingiustizia ……. e nulla è cambiato da quando l’uomo è apparso sulla terra. Poi, se queste storie sono frutto di accadimenti nel nostro territorio, non c’è da meravigliarsi perché l’animo umano sotto ogni cielo è un crogiuolo di sentimenti che vanno dall’amore all’odio, dal perdono alla vendetta, dalla reazione inconsulta alla sopportazione.
GIUCAR MARCONE
E’ un libro che merita di essere letto dai nostri giovani che non sempre hanno voglia di conoscere cose del proprio passato. Eppure scoprire a Biccari opere fondamentali della nostra storia locale è un dovere ed un atto di riconoscenza verso chi come Giuseppe Osvaldo Lucera da anni è impegnato nella ricostruzione della nostra storia.
Questa mia presentazione volutamente non è entrata nel merito delle narrazioni dell’autore, ma ha cercato di incuriosirvi affinchè tutti voi possiate assaporare direttamente attraverso la lettura la riscoperta di un nostro ieri tanto lontano ma mai così vicino come lo in questi nostri tempi di crisi.
Nel ringraziarvi per la pazienza che avete avuto nell’ascoltarmi, concludo con quanto scritto dallo storico Le Goff, citando Lrfebvre, nel suo libro “Storia e memoria”:
“Non c’è storia senza documenti … e se dei fatti storici non sono registrati in documenti o incisi o scritti, tali fatti sono andati perduti”.
Giucar Marcone.



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