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BULLISMO E LETTERATURA

Scritto da redazione il 8/4/2015


BULLISMO E LETTERATURA

BULLISMO E LETTERATURA
di Rossana Di Fronzo
(Centro Studi Territoriale – Simposio culturale)


Sul dizionario la definizione di questo vocabolo è: «il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei».
Leggendo i giornali o accendendo la tv oggi capita sempre più frequentemente di venire a conoscenza di questa triste realtà.
Alcuni ragazzini, molto spesso bambini, assumono atteggiamenti arroganti e disumani nei confronti di una vittima designata, una persona che, il più delle volte, non è in grado di difendersi o comunque che non è in grado    di farlo efficacemente.
Per qualche strano motivo è un comportamento che cresce e non solo dal punto di vista numerico, ma anche dall’intensità con cui vengono sferrati atti di pura crudeltà nei confronti di vittime che vengono considerate deboli, o inutili, per motivi di gelosia o magari perché non si è alla moda o addirittura perché si hanno difetti fisici.
Si, è proprio così e    non c’è nulla di cui stupirsi

Allegato:

In una società che va incontro all’evoluzione e al progresso, una società che molto spesso viene definita migliore di quella precedente, non si pone particolare attenzione a quali sono davvero i valori da trasmettere alle generazioni future.
Si va sempre di fretta senza avere il tempo di soffermarsi sull’importanza dell’educazione, del rispetto, della cultura, della bellezza e del fascino che quest’ultima può generare, e poi, quando queste nefandezze toccano le nostre vite, ci si sofferma a chiedersi il perché, ignorando il fatto che, il più delle volte, la risposta si cela dietro le nostre mancanze.
Il tema del bullismo è sempre esistito perché in ognuno di noi convive un lato nascosto non sempre piacevole, è nel DNA della natura umana provare queste emozioni nefande.
Anche la letteratura è piena di testimonianze.
Senza andare troppo indietro nel tempo, basti pensare all’infame di Franti, del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, che “ride quando uno piange, burla Robetti che cammina con le stampelle, provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. . Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini”.
Anche Giovanni Verga, nella novella “Rosso Malpelo”, scrive del protagonista che “scarica sulle persone e sui compagni più deboli le botte che ha ricevuto per le sue malefatte, e lo fa in modo spietato, con disumana violenza. Se non picchi più forte di lui non hai scampo: Malpelo si ferma solo quando il sangue fiotta dalla tua bocca e, quando questo accade, dirà che in fondo non ti ha fatto nulla e che la colpa è tua che sei tanto debole, una femminuccia.”
È vero, i tempi sono cambiati e la società progredisce.. ma dalla pubblicazione di queste due opere sono passati rispettivamente centoventinove e centotrentasette anni.
È cambiato qualcosa? Pare proprio di no.
Forse non tutti riescono ad essere salvati, i bulli sono i veri deboli da aiutare e si fortificano solo quando i forti non provano indifferenza, ma rabbia, coraggio e determinazione nel cambiare la situazione.
La nostra società è in grado di farlo? O si nasconde dietro alla speranza che tanto qualcuno, prima o poi, lo farà al nostro posto?
A questa domanda solo il tempo può dare una risposta.
    
Allegato:


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