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C.A.R.A….melle non ne voglio più…

Scritto da redazione il 6/2/2012


C.A.R.A….melle non ne voglio più…

Abbiamo rubato il futuro alle nuove generazioni, che a noi non sono estranee: figli e nipoti. Ce lo
stanno dicendo in tutte le salse, ce ne siamo convinti.
Chi è “costretto” come me, non sono un eroe, cala il capo, tira la cinghia, diciamo che spera in un
futuro migliore. Altri, sembra invece che gli stiano levando il loro futuro, possono fare gli eroi, si
ribellano.
Diversi di noi, per lavoro, hanno fatto la valigia e sono partiti. Alcuni sono tornati, chi voleva e
poteva, altri no, per scelta o impossibilitati.
Ora i viaggi riprendono, e a volte per assicurare la dignità di uno straccio di lavoro ad un figlio
andato via devi continuare a sostenerlo a distanza. Chi lo può fare almeno.
Qui resta niente, meno che frattaglie e carta straccia. Molti, ragazzi e pure ragazze ormai, indossano
la divisa da volontari, vanno a guadagnarsi un buon pane, così dicono, ma amaro. Ce ne accorgiamo
quando si sa che uno di questi non tornerà più a casa.
Dicono che sono orgogliosi di quello che fanno, ci voglio credere, e spero che ci credano anche
loro. Ma se facessimo la prova del nove, offrendo un’alternativa!?
Quanti ne abbiamo fuori sparsi per il mondo!? Quelli non entrano nel novero di chi non ha un
lavoro o ne è alla ricerca per la prima, seconda o terza volta.
Anche le guerre degli altri ci danno una mano in questo senso.
E quando non c’è il pretesto altrui, senza bisogno di indossare una divisa, ce lo creiamo noi, in casa.
E casa nostra non scherza a disoccupazione, e appena un gradino su c’è tutto un mondo di
sottoccupazione, nero, precariato e malpagato.
L’assurdo sono le cattedrali inutilizzate: porti, silos granari, zuccherifici, aree industrializzate e
subito dismesse, sottoutilizzate come la cartiera, che si somma all’assurdo di operai ed operatori,
molti i giovani, 110-120 in tutto, per i quali si fa di tutto per creare una guerra fra poveri, gli addetti
al C.A.R.A. di Mezzanone.
Loro tenuti a gestire e governare situazioni di gente ancora più povera e con altri tipi di
problematiche. Una miscela esplosiva insomma.
Qui non c’è l’interesse del privato (almeno fino ad un certo punto), non c’è economia, dissesto o
congiuntura che abbia a che vedere. Qui è lo Stato sovrano che attraverso i suoi organi periferici
interviene con tanto di gare pubbliche di appalto dei servizi, e che riesce a combinare un casino
incredibile, una bagarre inimmaginabile.
Di mezzo ci vanno giovani lavoratori e coloro a cui questi devono prestare la loro opera. E si vanno
a far benedire i principi costituzionali, le leggi, la dignità e la solidarietà.

Raffaele de Seneen – per gli Amici della Domenica - Foggia

infocontatto: amicidelladomenica@gmail.com


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