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Coltivare l'orto delle idee

Scritto da redazione il 14/1/2013


Coltivare l'orto delle idee

di Maurizio Bevilacqua
Lo so, è da tempo che ci penso.
Il modo giusto di scrivere non è aspettare che venga l'idea. Accendo il computer, leggo qualche notizia on line, ogni tanto sfoglio un libro prendendo qualche pagina a caso, scrivo qualche appunto a mano (la mia grafia peggiora, le dita si sono disabituate a guidare una penna su di un foglio di carta), bevo tè caldo con molte spezie ed aromi, ascolto musica, quasi sempre la stessa, e mangio pezzi poco sottili di cioccolata al latte.
Ogni tanto controllo ciò che ho scritto. Cerco di immaginarmi lo stupore o la noia di chi potrà o vorrà leggermi. Certe volte penso che ci metto poco impegno. Ho il dubbio che -sotto sotto- non mi importa molto di ciò che scrivo. Può succedere persino che -dopo qualche mese- non riesca a comprenderne il motivo interiore o evidente. Tutto lo sciorinare parole, fingendo un senso elevato e nobile, in realtà nasconde semplicemente un'onda irrefrenabile di immani cazzate.

I social network sono una enorme pattumiera globalizzante, l'espressione della banalità identica per tutti, in ogni angolo del pianeta. Si è scemi nell'America del sud e si è altrettanto scemi nell'Estremo Oriente.
Non c'è scampo.



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