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DONNE DELLA STORIA

Scritto da Antonietta Zangardi il 29/4/2015


DONNE DELLA STORIA

VIRGINIA OLDOINI CONTESSA DI CASTIGLIONE
di Antonietta Zangardi

In occasione delle celebrazioni sui 150 anni dell’Unità d’Italia, invece di interrogarmi sugli eroi del Risorgimento Italiano mi chiedevo quale fosse stato il ruolo delle donne e, in una relazione che ho tenuto il 29 marzo 2011 dal titolo “Le figure femminili del Risorgimento”, tra l’altro dicevo :
“ …    ebbero posizioni marginali? Furono relegate nel ruolo di compagne sbiadite ed insignificanti? Di mogli sedotte? Di zitelle devote? Di amanti? Oppure furono guerriere che si interessarono alle vicende politiche? Collaborarono con gli uomini nelle scelte che determinarono il futuro dell’Italia e dell’Europa? Coprirono ruoli decisionali    e primari? Cosa centrano le donne negli affari di guerra? Cosa nella politica e nella organizzazione degli Stati? Non dimentichiamo che siamo nel Milleottocento epoca in cui la donna era da considerare soprattutto come moglie degli eroi o madre virtuosa. Non dimentichiamo, ancora che fu proprio nel censimento del 1881 che furono inventate -le casalinghe- ”.
Questi i tanti interrogativi, poi seguiva una carrellata di donne che parteciparono attivamente alle vicende risorgimentali.
Tra tutte le donne protagoniste del Risorgimento mi soffermavo sulla figura di
Virginia Oldoini, passata alla storia come la Contessa di Castiglione.
Fu la più bella donna del secolo, che ha fatto l’Italia ed evitato al Papa di dover fuggire da Roma.
Donna straordinaria, molto in anticipo sui tempi, bellissima ed emancipata; innovò la corte incartapecorita di Torino e meravigliò quella brillante di Parigi.
Cambiò la moda e i costumi sociali, e non solo, ciò che è più sconvolgente è che “fece politica”.
Il suo contributo alla causa italiana, ingigantito dai divulgatori, fu ignorato dagli accademici in quanto, sia le lettere, sia i documenti e le pagine di diario sulla sua relazione con l’imperatore Napoleone III, furono distrutti dopo la sua morte.
Il cugino Camillo Benso, conte di Cavour, l’aveva inviata a Parigi con l’obiettivo di entrare nelle grazie dell’imperatore.
Solo lei con la sua bellezza e la sua spregiudicatezza poteva riuscirci.
Il geniale Costantino Nigra, altro protagonista, accorto diplomatico del Risorgimento, ma poco ricordato, creò alla corte di Parigi un clima di attesa che la contessa saprà ben sfruttare. Virginia aveva solo diciotto anni ed aveva già incantato Torino.
Il suo declino fu malinconico. Resterà la storia di una donna dalla modernità incompresa e strumentalizzata dai suoi contemporanei.
Questo scrivevo della bella Virginia in quella relazione che mi procurò tante gratificazioni.
Eppure di questo personaggio si continua a scrivere.
Giucar Marcone nella sua silloge poetica “Io sono - poesie di rabbia, speranza e amore - Edizioni del Poggio, 2013” ricorda così la bella contessa in una poesia intitolata “La Nicchia”:
“Dal golfo di Ariel,
come Venere dal mare,
nacque Virginia,
bella e affascinante,
scaltra e intelligente,
disinvolta e sensuale.

Dell’Ottocento fu la dea …
Di re, ministri e imperator,
la fatal cortigiana.
Niuno sfuggiva allo sguardo suo,
intrigante e profondo
come il mare
da destar invidia e odio
in mogli e amanti.

Arma non letale,
ma molto efficace,
da Benso a Parigi fu invitata.
Missione segreta
Per far partir l’Italia.
Di Napoleon la dea cercò favori
e con i favor l’ambita alleanza
contro Cecco e i suoi crucchi.

Missione compiuta:
L’Italia si farà
Anche per l’arte
sottile e gioiosa
di una contessa in prima linea.

La Nicchia,
eroina a suo modo,
d’Italia fu generatrice,
prima che altri,
vincitori e vinti,
firmassero col sangue
l’atto di nascita
del novello Stato.

Virginia Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini Verasis Asinari, la più affascinante ragazza di Torino, era chiamata Nicchia da chi la conosceva bene.

Allegato:


Era nata a Firenze il 23 marzo 1837, morì, sola, a Parigi nel 1899.
Esistenze come la sua hanno il passo della favola: C’era una volta una creatura bellissima, c’era una volta Nicchia, occhi verde azzurro, capelli lucenti, corpo snello, slanciato, gambe lunghe e grandi seni: a 15 anni la gente sul Lungarno a Firenze si fermava a guardarla. A sedici anni si sposò. Un matrimonio senza amore (a quei tempi s’usava così) con il conte Francesco Verasis Asinari, conte di Castiglione.
A Nicchia bastava il titolo, il successo, la fama, il lusso, l’ammirazione incondizionata degli uomini e il potere che esercitava su di loro.

Allegato:


Il conte di Cavour, suo cugino, la usò come arma di seduzione con Napoleone III, imperatore di Francia, perché aiutasse l’Italia nel suo progetto di indipendenza.
Ipnotizzò la corte di Francia, sedusse l’imperatore che le promise di dare il suo appoggio all’Italia.
La promessa fu mantenuta e l’Italia fu fatta, ma lei non divenne imperatrice, anche se era la donna più bella dell’Europa d’allora.
Col passare degli anni lei diventò invisibile, trasparente.
Privata della sua bellezza divenne fragile, debole, ma non volle diventare lo zimbello di Parigi.
Valeria Chierichetti scrive di lei: “Si rinchiuse nel suo appartamento sito sopra le vetrine del gioielliere Boucheron.
Sempre vestita di nero, con una veletta che le copriva il volto e mezzi guanti di pizzo per nascondere a se stessa la pelle inesorabilmente macchiata delle mani. Nessuno sapeva che dietro le persiane semichiuse vi era una donna sfiorita nella sua bellezza, murata ormai da anni. Da quando aveva intuito che la vecchiaia si era impadronita di lei era sparita, una vecchia leonessa che lascia il branco per morire in pace … prigioniera di un passato che non le permetteva più di vivere.”
Il tempo si era fermato per la Contessa di Castiglione, che, quando appariva ai balli di corte era così abbagliante che quello stesso tempo pareva fermarsi.

Allegato:


Col suo fascino ammaliò tanti uomini potenti e Napoleone III per lei sostenne il Regno di Sardegna nella lotta per unire l’Italia.
Non seppe accettare il tramonto ed il declino con lo sfiorire della sua bellezza.
Visse gli ultimi anni della sua vita chiusa in casa.
Quello che fu il volto più bello d’Europa, altero e ammiccante, era ormai sempre coperto dalla veletta.
La morte la trovò da sola, nascosta nella sua casa, nella semioscurità, consapevole ormai di non essere la donna più ammirata di Parigi, che un tempo aveva reinventato la moda, rivoluzionato l’uso di    nastri e trine, ma che era stata, al di sopra di tutto, uno dei fulcri dell’Unità d’Italia.
È triste che le donne pensino di valere solo per l’avvenenza e la gioventù.
Gli uomini insegnano: essi sanno invecchiare meglio.
Solo se si libereranno dalla paura delle rughe e dal disfacimento della prestanza fisica,    le grandi donne saranno ricordate per ciò che sono state capaci di conquistare con l’intelligenza e non solo con la bellezza.


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