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Del filosofare in pratica

Scritto da redazione il 23/11/2012


Del filosofare in pratica

Se il mondo fosse chiaro, l'arte non esisterebbe", sosteneva Albert Camus. Così scaturisce una delle arti, la scrittura: dall'esigenza di nominare, dare una forma ai pensieri. La parola si fa "logos", inteso come ordine e sembra non risolvere, ma diminuire un pò il nostro dolore. Se poi si decide di pubblicare le parole, allora si regalano pezzi di sè agli altri, accettando di essere "violentati" ed espropriati di un contenuto automaticamente piegato all'interpretazione altrui. Con questo suo primo libro di liriche e racconti, Francesco Iannitti ci ha regalato un caleidoscopio di storie, ricordi, impressioni fugaci che si dilatano, rianimandoci, facendosi psiche, alito di Vita. Attraversano i secoli, schizzano fuori dalla corrente unidirezionale della legge di natura che governa la nostra bestiale fisiologia del "mangiare e riprodursi" per proiettare verso l'Infinito la natura spirituale che è in ognuno di noi. E' palpabile, nel libro, questo desiderio di sottrarsi alla quotidianità vissuto come un deraglio, una momentanea assenza ma nel contempo presenza a se stessi. Leggendo, viviamo il dramma di non riuscire a dare un senso al dolore, di avvertire un malessere senza percepire "l'inizio di tutto qual'è", la consapevolezza che la solitudine è la vera condizione dell'esistenza umana e la pirandelliana incomunicabilità di fondo che si maschera di ipocrisia. "Pensieri come prostitute" che ci danneggiano e che danneggiano al momento della restituzione. Viviamo il combattimento fra la paura di soffrire e il bisogno di un amore compassionevole, desiderato e trovato in un uomo o una donna che ti accarezza i capelli, o in un'omelia, nella pace di un atto di Fede che può significare semplicemente affidarsi. Rinunciare al controllo.    Ma non solo, tutto il libro è acceso di passione, di Eros come energia sprigionatasi dall'alchemica interazione fra corpi che incontrandosi creano qualcosa di diverso, quasi magico, è acceso del mistero che "varcando la porta del sentire" si insinua nei dettagli, scovandone l'inosservato. Che può essere anche il battere di ali della farfalla raffigurata sulla copertina. Di ciò che ora c'è e poi non ci sarà più. Forse.
Tutta la narrazione è sostenuta dall'attitudine a "filosofare", ma in un modo diverso. E questo induce anche a riflettere su cosa significhi essere filosofo, oggi. Non un costruttore di ordinati sistemi del sapere da cui la realtà verrebbe inesorabilmente distorta e semplificata, ma attento osservatore della ricchezza e molteplicità dell'esperienza, capace di coglierne i significati, di cogliere il generale dai particolari ma non di dedurre dal generale una spiegazione valida per tutto. La filosofia può essere un modo di raccontare la finitudine dell'uomo, la sua fragilità, una strategia per lasciarsi andare al divenire pur portandosi dentro una mancanza irrisolta e atavica. Navigare nel caos, ognuno come può.
Per questo "Del Filosofare in pratica" è molto di più di una raccolta di poesie e racconti. E' un momento in cui ogni lettore si specchia nelle proprie contraddizioni a cui l'autore brillantemente e profondamente offre spunti, immagini, parole. Magari le stesse parole che non siamo riusciti a dire.
Laura Breccia


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