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Dio esiste?

Scritto da redazione il 8/12/2012


Dio esiste?

Questo in foto è il crocifisso della Cattedrale di Foggia, finalmente riaperta e resa agibile ai visitatori e ai fedeli dopo ben sette anni di lunghi lavori di restauro. La ricordavo proprio così, imponente e bellissima, con la sua croce che troneggia sull’altare, mentre ai lati si ergono il sacro quadro della Madonna dei Sette Veli e il Cristo in Croce di Pietro Frasa, chierico e predicatore milanese, oggi sepolto sotto l’altare ai piedi della croce, che realizzò due anni prima anche il noto crocifisso della cattedrale di Troia nel 1709. Mi è sempre particolarmente piaciuta quest’opera dell’artista, anche per la diceria che circolava quando ero solo una ragazzina: quando il Cristo crocifisso avesse abbassato completamente la testa, presumibilmente nell’anno 2000, sarebbe avvenuta la fine del mondo. Ormai siamo alle porte dell’anno 2013 e, sebbene le cose siano nettamente peggiorate nel tempo, il mondo è ancora in piedi, in attesa di superare più o meno indenne anche la fatidica profezia dei Maya, che data la fine del mondo al 21 dicembre 2012. Mancano solo pochi giorni!

Non è stato per pregare per la fine del mondo ormai imminente che mi sono recata in cattedrale. Da molto tempo non varcavo la soglia di un tempio sacro, e l’occasione di vedere dall’interno uno dei pochi monumenti storici che Foggia può ancora vantare, dopo il terremoto del 1731 e i bombardamenti del 1943, mi ha spinto ad entrare e, perché no, anche a recitare qualche preghiera.

Ma, soprattutto, è stata quell’espressione di dolore immenso che traspare dal crocifisso ad indurmi a restare tra i banchi, a sedermi e a raccogliermi in silenziosa riflessione. Ed è proprio in quel momento che mi è tornata in mente l’eterna umana domanda: “Dio esiste?”.

L’interrogativo metafisico che ha occupato i pensieri filosofici degli intellettuali di ogni epoca storica è oggi anche il titolo di un libretto agile e facilmente accessibile a tutti, persino a quelli che sono meno smaliziati sull’argomento. Edito dal Melangolo, l’opuscolo, disponibile presso le Edizioni Paoline, consta di una collettanea di vari autori per raccogliere le risposte dei filosofi circa la domanda sull’esistenza di Dio. Leggendo le pagine della miscellanea che scorrono veloci si ha la chiara sensazione che davvero non ci sia stato un solo filosofo ad aver trascurato la questione metafisica. Atei o credenti, tutti gli intellettuali di ogni tempo hanno avuto un pensiero per Dio, perché si sono posti il problema della sua esistenza e della sua giustificazione nel mondo degli uomini. Conciliare fede e ragione spesso non è stato affatto facile. E molti di loro hanno dovuto sacrificare Dio alla filosofia, come Nietzsche il quale scrive: “Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori…non è altro che un grossolano divieto contro di noi: non dovete pensare!”. Idea che fa eco a quella di Marx sulla religione ritenuta, sembra peraltro sulla scia di Bauer, oppio dei popoli. E mentre c’è il pensiero di un Feuerbach che sostiene la necessità morale dell’ateismo per combattere l’alienazione religiosa dell’uomo che ha consegnato a Dio tutte le sue virtù, si legge poi la dolorosa riflessione di Sartre: “Dio è il Silenzio, Dio è l’Assenza, Dio è la Solitudine degli uomini”. Dall’essere umano baricentro della fede, l’essenza della religiosità spirituale è nuovamente rimessa alla potenza del creato, in tutte le sue più sublimi espressioni, dal silenzio maestoso, alla solitudine, passando per il vuoto della mancanza e dell’assenza. E sembra proprio che si possa dire con Voltaire: “Se Dio non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Perché la problematica sull’esistenza di Dio non è solo interrogativo teologico. Ma è, prima di tutto, questione filosofica e metafisica. Domanda sul senso dell’essere e dell’esistere che coinvolge pienamente l’umanità nel suo percorso storico. Risuona allora vera la frase di Simone Weil: ”Dio non poteva creare che nascondendosi, altrimenti non avrebbe potuto esistere che Dio solo. Forse, egli ha lasciato intravvedere di sé solo quanto basta perché dalla fede in lui l’uomo sia spinto a occuparsi dell’uomo. Perché non sia abbagliato dal cielo al punto di disinteressarsi della terra”.

Dio, se esiste davvero, si svela e si nasconde, in un eterno gioco di ruoli, proprio come fa l’amante per incuriosire e attrarre ancora di più a sé l’amata. Se Dio è Dio può ben giocare a dadi col mondo. Perché solo Lui può tutto. E mentre noi, poveri mortali, lo nominiamo, lo rendiamo, di fatto, già esistente. Dipende da chi lo cerca trovarlo dentro di sé, o nel volto dell’altro, o semplicemente nella bellezza del creato. Dipende da chi lo nega dimostrarlo una mera idea fittizia, messa in piedi da chi ha paura di trovarsi solo davanti alle sue proprie responsabilità. Io non ho la risposta. Ma quando ho chiesto al teologo Paolo Curtaz se Dio fosse di sinistra, lui mi ha detto: “Dio non è né di sinistra, né di destra. Dio è di dentro”. Probabilmente, quando sentiamo di avere smarrito la strada, abbiamo solo perso la direzione di questo “dentro” che non troviamo più. Forse, per riscoprire la potenza dell’interrogativo filosofico su Dio basta semplicemente ritrovarsi in se stessi, per riconoscere nell’in sé di ciascuno quella scintilla vitale ed immortale che ci possa ricondurre alla domanda originaria: ”Dio esiste?”. Ricordando che abbiamo un solo modo per rispondere in maniera sensata a questo grande quesito metafisico: testimoniando la condivisa umanità attraverso l’esempio incarnato e sofferto della nostra vita, che si fa così comunione all’altro.

Maria Immacolata ci dimostra che è possibile dire di sì. Accettare Dio, la Vita che si rinnova “dentro”. Lasciare che venga per me, in mezzo a noi. Amando, senza tuttavia essere amato. Nascendo per quella croce alla quale è già da sempre inchiodato. Quella croce che siamo noi tutti, quando restiamo soli con i nostri pensieri, e ci perdiamo il cuore. La parte più bella.

Antonietta Pistone


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