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Diocesi: ritrovare l’identità perduta

Scritto da redazione il 17/2/2015


Diocesi: ritrovare l’identità perduta

Diocesi: ritrovare l’identità perduta
La Lucera-Troia sotto i tagli della spending review bergogliana

23 maggio 2013 - 23 gennaio 2015: quasi due anni. Dall’annuncio pubblico di papa Francesco alle prime disposizioni rubate alla segretezza degli uffici della Conferenza Episcopale Italiana. Il tempo necessario per la classica burocrazia. Il tempo necessario per ponderare al meglio criteri e metodi.
Lo snellimento delle troppe diocesi italiane, ormai in cantiere da anni, sta per diventare una realtà prossima. Non ne parlano solo i quotidiani nazionali “più laici”, ma anche quelli cattolici più accreditati: dal “Timone” a “Famiglia Cristiana”, risuona ovunque la stessa eco.
Mentre si parla più civilmente di “spending review vaticana”, papa Francesco non adotta termini stranieri ed incalza: “bisogna ridurre il numero delle diocesi in Italia”. Lo ha riferito persino monsignor Nunzio Galantino, segretario della stessa C.E.I., al termine della riunione del Consiglio Permanente dello scorso fine gennaio: “la riforma delle diocesi è in agenda”. Ci saranno tagli, avverte, ma non “lineari, perché dipende molto dalle situazioni e dalla conformazione del numero di abitanti”. Appare chiaro che le 226 diocesi italiane dovrebbero almeno essere portate a 200, numero già elevatamente esorbitante per il Papa argentino.
E così ogni diocesi dovrà essere popolata almeno da un minimo di 90.000 abitanti. E, stando alla fonte dell’Annuario Pontificio del 2014, nella Puglia, l’unica che non soddisfa tali condizioni è proprio la Lucera-Troia, con i suoi appena 66.565. Ma questo solo requisito non può quindi bastare. Anche se ultima in numero di abitanti, è da considerarsi che, per estensione, la giovane diocesi di Capitanata, con i suoi 1.336 chilometri quadrati, è invece la quarta più grande di tutta la Puglia. Condizioni da sempre anomale (rapporto tra densità e estensione territoriale), esistite sin dall’accorpamento delle due antiche diocesi nel 1986, quando – come recita un detto assai curioso e molto in voga in questi ultimi giorni – “la cattedra di Troia fu immolata sull’altare saraceno”.
Oltre alla densità demografica, degli altri requisiti non è dato sapere. Dagli ambienti ecclesiastici nulla di ufficiale trapela, al contrario di quanto avviene in altre diocesi “a rischio”: qualcuno smentisce; qualcuno aspetta con ansia; qualcuno sogghigna; qualcuno suda freddo; qualcuno teme; qualcuno prega; ma a molti non interessa poi granché.
Dall’estate 2013 a Troia è sorto un Comitato “pro Diocesi”, presieduto dal dott. Leonardo Altobelli, che da sempre ha sottolineato come – in caso di revisione di diocesi – gli aspetti culturali, storici, artistici, geografici, logistici, territoriali e finanche (soprattutto) spirituali, hanno legato da oltre mille anni la Chiesa troiana a quella foggiana. Una missiva segreta di fine settembre 2013, indirizzata a tutti gli alti vertici vaticani ed inviata per conoscenza alle autorità ecclesiastiche e civili locali, sottolineava la necessità di un ritorno di Troia (“come entità diocesana”) con Foggia per la serie di considerazioni prima accennate.
A un anno e mezzo di distanza, quel comitato, che riceve sempre più ampio consenso dalla cittadinanza, ha riscosso la tanto attesa risposta, così commentata dal presidente: “andiamo avanti secondo gli obiettivi prefissatici inizialmente, ricordando a noi e a chi di competenza che un dialogo sulla possibilità di un ritorno con la Metropolia potrebbe essere la soluzione per mettere da parte gli insensati rancori creatisi negli ultimi tempi”. Il “bene comune” è al centro del dialogo con il dottor Altobelli, che ha raccolto un po’ le voci di tutta la cittadinanza che oggi, tra i “dico-non dico”, continuano a ripetere: “meglio tornare con Foggia”.
Anche l’ipotesi di uno smembramento della Lucera-Troia non trova fondamento alcuno. Come già si scriveva precedentemente, riguardo alle beghe ecclesiastiche, a Troia e ai “falsi sagrestani” in primis piace molto il totocalcio: si vocifera di un possibile dirottamento dei paesi più esposti verso San Severo a quella diocesi, e di un possibile accorpamento dell’ex diocesi di Troia e la sola città di Lucera con Foggia. Neanche questo scandalizza il Comitato “pro Diocesi”: l’importante è “ritrovare l’identità perduta in questi trent’ultimi anni”.
Certa che quelle di un anno e mezzo fa non erano “solamente chiacchiere infondate”, per ora, alla stragrande maggioranza della cittadinanza, basta questo piccolo sospiro di speranza.
Piergiorgio Aquilino


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