GazzettaWeb.info
COLLABORA
corsi
ParlarePubblico
Sei qui: GazzettaWeb
Invia questa pagina ad un amico Versione stampabile

E’ SEMPRE TEMPO DI MISSIONE

Scritto da redazione il 30/12/2010


E’ SEMPRE TEMPO DI MISSIONE

Mi sembra sentire: “padre Angelo se ne è andato e non ha fatto sapere più niente, muto come un pesce, chi sa come sta, che cosa fa? ”. Frasi e pensieri più che giusti…anche se gli inglesi dicono: “No news good news”. Nessuna notizia, buona notizia. E’ che quando un missionario lascia la sua patria non la lascia per farsi una gita turistica ma per venire a lavorare, e se il lavoro è tanto, non c’è che calare la testa e muovere le mani.
Ho compiuto 12 mesi di presenza in questa parrocchia della diocesi di La Paz , nella Bassa California messicana, domani sarà un anno dal mio arrivo in Messico. Il mio desiderio sarebbe stato ritornare in Africa, ma i miei superiori mi dissero che per quanto mi era capitato in Kenya, per quella visita notturna alla missione durante la quale spararono, non sembrava prudente ritornarvi e così eccomi in Messico dopo 34 anni che lo lasciai.
Il Signore sa il fatto suo. Dicono che scrive dritto nelle righe storte degli uomini, e delle donne no? Pure!
Ho trovato un Messico molto cambiato, così come il mondo è cambiato dovunque. Peccato che sia cambiato in male, e quindi il lavoro per noi preti è aumentato, è molto di più di quello di una volta, almeno dovrebbe.
Cosa strana, pur non avendo gli anni di una volta, il Signore mi sta facendo lavorare, tre volte di più di quando stetti qui in Bassa California negli anni 1963-1965. Senza dubbio è interessato, come ogni datore di lavoro!
Poi mi misero nei seminari e di lì non uscii.
. La città ha due parrocchie, l’altra, la prima, la cominciò negli anni cinquanta P. Marcello Panozzo, mio professore di storia in seconda media a Troia; l’abbiamo, ceduta ai preti diocesani che anni fa non esistevano, oggi invece sì; diversi di essi sono frutto del lavoro dei nostri Padri. I Comboniani in seguito cominciarono un’altra parrocchia nella periferia della città formata da gente più povera, per lo meno non benestante come l’altra al centro della città    Avrà circa un 25.000 abitanti
Mi sono messo dentro al lavoro. Il primo campo che mi si è aperto è stato quello dei malati, come si sa, per lo più anziani, molti venuti dagli stati soprapopolati dell’interno della Repubblica, dove si praticava un buon grado di vita cristiana, a differenza di qui in Bassa California, cosa dovuta in quel tempo alla quasi assenza di
sacerdoti in zona. Mi sono accorto subito che il problema dello scarso numero di famiglie sposate in chiesa negli anni ’60, è aumentato di molto.
La gente anziana a volte malata, a letto, venuta qui, sono sposati bene, con una media di nove figli, non ugualmente la gente matura, giovane, forte; si trovano padri e madri di famiglia, uniti insieme non curanti che la loro unione sia stata benedetta. Alla mia domanda: “Siete sposati?”. La risposta è: “viviamo in unione libera”
Malati nei corpi, quelli a letto, malati nello spirito quelli in piedi . Assistere i primi e curare i secondi. Le mamme e anche i papà preoccupati che i loro bambini siano battezzati quanto prima, desiderosi di aumentare il numero di compari e comari; bambini, che poi faranno la Prima Comunione, tutti, e che riceveranno, a loro tempo, la Cresima anche se diversi si perderanno per strada. Peccato che molti genitori non essendo sposati in chiesa non possano dare ai loro bambini un esempio di vita cristiana. Conclusione?
Andare in cerca di genitori che non sono sposati in chiesa, il lavoro degli anni 1963-1965…che faceva felice il mio parroco, P. Mario Meneghini, oggi anziano. ma ancora “pimpante”. Non c’è che armarsi, come allora, di penna. carta e andare in cerca di questa gente e convincerli a sposarsi, facilitando il più possibile “l’operazione”, non parlando di “soldi” a persone che vivono alla giornata.
Altra difficoltà da parte loro: la richiesta di documenti, cosa per loro impossibile, essendo stati battezzati in luoghi lontani, in villaggi appartenenti alle poche diocesi allora esistenti, registrati in libri andati perduti di chi sa quali parrocchie.
Mons. Luigi Raimondi, alunno di Mons. Antonio Pirotto, vescovo di Troia che mi ordinò sacerdote, fu per molti anni Nunzio apostolico in Messico; lo chiamarono “l’agrarista” per le tante diocesi che fece. Passò poi negli Stati Uniti, quindi Cardinale.
Alcune coppie si sono sposate a casa loro, evitando lusso, spese ecc... Gli apostoli, non “spezzavano il pane nelle loro case ?” (Atti: 2, 46).
La costituzione sulla liturgia del Vaticano II dice che il matrimonio lo si celebri abitualmente nella Messa, ma si può celebrare anche fuori della Messa (n.78). Il diritto canonico dice: “La celebrazione eucaristica si deve fare in un luogo sacro a meno che, in un caso particolare, la necessità esiga una cosa diversa, in questo caso la celebrazione    deve realizzarsi in un luogo degno” (Can. 932).
Non si dice che la famiglia è la chiesa domestica?
Che bello hanno preparato alcune coppie le loro case!
In una celebrazione matrimoniale trovo lo sposo, quasi settantenne, con un paio di pantaloni con buchi sulle gambe. Mancando ancora dei minuti all’inizio della messa, penso tra di me…si cambierà. Ma che!
Dico questo per un incidente di percorso capitatomi.
“Roma locuta est!” Si celebri il matrimonio nelle case solo nel caso di gente molto povera o malata, altrimenti in parrocchia o nelle cappelle succursali e… che diano qualcosa.E così sto facendo, quindi: “Causa finita est!
Dovremmo aumentare lo stipendio alla segretaria che passa tutto il suo tempo al telefono domandando certificati di battesimi a destra e a sinistra...Messico è “solamente” sei volte e mezzo l’Italia (?!), e qui nella nostra parrocchia c’è gente dei 31 stati di Messico e persino del Distretto Federale.
Nell’impossibilità di ottenere certificati “recenti” di battesimo, di stato libero, per i motivi detti prima, si fanno firmare fogli di “giuramento suppletorio”
Ho detto alla mia gente, che ho fatto un voto (?!) di sposare, pardòn, di assistere, (i ministri del matrimonio sono gli sposi), ad un matrimonio ogni sabato.
Data del voto: sabato 10 aprile 2010.
L’ultima settimana di settembre sono dovuto andare a Città del Messico per il rinnovo del permesso di soggiorno. Non è stata colpa mia, se non ci sono stati matrimoni Però due sabati scorsi si sono “impiccati”, cioè sposati, quattro, cioè due coppie.
La cerimonia del matrimonio qui in Messico è complicata. Dopo la richiesta del consenso, la benedizione degli anelli, di alcune monetine, augurio di abbondanza per la famiglia, che lo sposo fa cadere nelle mani aperte della sposa, c’è la madrina “de lazo” che mette loro il laccio,    un cordone di vario prezzo, non al collo, ma sulle spalle. Chi erano le due coppie sposate di un colpo?
“Il papà e la mamma, la figlia e il genero, testimoni (madrina e padrino), la figlia e il genero, sposati in chiesa”.
Per riparare alla mancanza di aver infranto il voto di assistere ad un matrimonio ogni sabato, giovedì scorso c’è stato un matrimonio; lo sposo, 80 anni, lei una ventina in meno e oggi, lunedì, sempre per riparare…non ho osservato il proverbio messicano che dice :“le galline il lunedì non fanno le uova”, perché stanche della domenica: si sono sposati Giuseppe e Maria Prassede, con ai lati i loro figli e la loro figlia che ha fatto la fotografa.
Dal 30 novembre si è svolta la dodicina in preparazione alla festa della Madonna di Guadalupe, la nostra parrocchia è Santuario dedicato a Lei, in quei giorni non si sono celebrati matrimoni…una buona occasione per cercarli. I matrimoni, qui, sono come i funghi in Italia, bisogna cercarli…e li si trovano.
Dopo il 12 sono riprese le ostilità: giovedì 16 novembre un matrimonio, sabato 18 e domenica 19, altri due, e così via.
Voglia il cielo che il giorno dell’Epifania mi possa aggiungere ai Re Magi seguito da 50 coppie. Non credo che ce la faremo.
Alcuni di questi matrimoni mi hanno dato la possibilità di fare il Vescovo per alcuni minuti: ho cresimato e dato anche la Prima Comunione a chi non le avevano ricevute. Meglio tardi che mai!
Belle le espressioni di alcuni dei “nuovi sposi”: “Ora venendo a Messa posso ricevere il Signore. Vogliamo ricuperare il tempo perso”. Qualcuno l’ho visto piangere, commosso.
I primi giorni del mio arrivo, giorni di conoscenza, di presentazione…mi portarono al negozio di una famiglia, padroni di un grande negozio che vende di tutto, specialmente biancheria…Persone molto gentili, cordiali, allegre che aiutavano molto la chiesa. Mi disse la signora: “Padre, quando ha bisogno di qualsiasi cosa    venga “con toda confianza” a prendersela. Si parlò del più e del meno, di tutti i Padri che avevano conosciuto e naturalmente aiutato, alla fine ci salutammo.
In seguito seppi che non erano sposati in chiesa ed erano anni, vivendo così.
Dissi tra me…ritornerò da T., la moglie, e la ringrazierò della sua offerta ma che invece di portarmi via cose mi sarei portato via lei…assieme a suo marito. Si sarebbero dovuti sposare.
Ne parlai al parroco che mi disse che avrei perso tempo, altri padri molto amici di loro ci avevano provato però senza risultato.
Cominciai le mie visite al negozio incontrando la T. alla cassa o con i clienti. Si intratteneva volentieri con me e così cominciai a battere il chiodo, ricorrendo a tutti gli argomenti, umani, cristiani, soprannaturali… Che il matrimonio si sarebbe celebrato in casa, presenti solamente i testimoni…il pensiero che il matrimonio sarebbe stato fatto in pubblico chi sa quante persone amiche avrebbero dovuto invitare, questo pensiero avrebbe potuto detrarli dal celebrare il matrimonio. Ricorsi soprattutto alla preghiera. La risposta di T cominciò ad essere: debbo parlarne a G. dobbiamo vedere…dei giorni sembrava che la cosa andasse avanti positivamente…
Un sabato lo avevo vuoto, mi presentai a T. e le proposi la data di quel sabato…Mi disse che quel giorno non era possibile per lei e il marito. T. e G spesso debbono andare alle grandi fabbriche per fornirsi di mercanzia.
Mi presentai a loro una ennesima volta: “Padre, abbiamo scelto il sabato 18 Luglio. Magnifico, dissi fra di me…la vigilia della festa dei Santi Patroni di Troia, il giorno della processione. Meglio di così non poteva andare.
A Ciudad Constituciòn ci sono ben tre centri per l’assistenza ai malati dove si taglia e si cuce. Un giorno alla terza chiamata dall’ospedale generale, chiesi se mi potevano affittare una stanza lì, così non sarei    andato avanti e indietro!
Qui siamo 8 ore indietro dall’Italia, ma ho l’impressione che la settimana sia di tre giorni…non di sette. Dopo il lunedì subito arriva il sabato e la domenica con tre e quattro messe da celebrare.
Il clima? Una meraviglia!
In una giornata abbiamo le quattro stagioni! Non la pizza “quattro stagioni”.
La notte e prime ore del giorno: inverno. Ore 10.00: primavera Ore 12.00-15.00: estate: 40° al sole. Tardo pomeriggio: tardo autunno.
Tutti gli Istituti Missionari che in questi 500 anni hanno lavorato in Bassa California, hanno lasciato chiese dedicate ai loro Santi: gesuiti, domenicani, francescani. Il comune ci ha regalato un pezzo di terreno in una delle nuove colonie della città. Vorremmo anche noi lasciare un segno del lavoro non indifferente compiuto dai Comboniani dal 1948: una cappella a san Daniele Comboni. Abbiamo già messo su un locale provvisorio dedicato a lui, sperando che San Giuseppe faccia qualcosa per il suo grande amico, Comboni, che gli voleva bene, e lo fece economo del suo istituto. Un messaggio di posta elettronica del mio amico Gianni Annessi di Roma mi comunica che fra giorni verrà fuori un ultimo mio lavoro: “Diario di bordo: Lettere dal Fronte e dall’Esilio”. La sua vendita potrebbe essere un mezzo per erigere la cappella al Comboni.
Approfitto dell’ospitalità su Gazzettaweb per porgervi gli Auguri di Buon Natale e di Felice Anno Nuovo, accompagnati da tanta preghiera.

P. Angelo D’Apice missionario Comboniano


P. Angelo D’Apice Santuario di Nostra Signora di Guadalupe
Apartado Postal 125
23670 Ciudad Constituciòn B.C.S. México
Tel/Fax: 01-613/132.1272
E-mail: p.angelocombonitro@libero.it
WEB CAM:p-angelod’apice


Gazzetta Web