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E se lo facesse Dio?...

Scritto da redazione il 16/2/2013


E se lo facesse Dio?...

Assistiamo tutti, più o meno impotenti, ad un’epoca di grande transizione e di cambiamenti. Momento storico nel quale nulla più va dato per scontato, per assolutamente certo. Fa parte di quel relativismo morale che Papa Benedetto XVI tanto denigra e mette sotto accusa. Ad ogni modo, che si sia d’accordo o meno, così per ora stanno le cose. Diventa difficile essere al comando, gestire la barca del potere, tenere ferma la rotta. Troppi i venti, le burrasche improvvise, i colpi di coda. E arrivano, puntuali, le dimissioni nel mondo politico italiano. Dimissioni di Monti da Presidente del Consiglio, che capisce quando comincia a chiudersi una parentesi politica, e si torna a votare mentre si compie il settennato di Napolitano. E nel corso di questa campagna elettorale giunge anche il messaggio di stanchezza della chiesa cattolica. Persino il Papa, ormai vecchio, decide di morire in pace, lontano dai paramenti sacri, come un mistico, in silenzio e in preghiera, avvicinandosi così a compiere la sua esistenza terrena per ritrovarsi tra le braccia di quel Dio che ha inseguito e studiato per tutta la sua vita. Troppi scandali, troppe chiacchiere. Si fa immediata l’esigenza di proporre, per sé, un allontanamento dal mondo. Si dice che ognuno di noi ha un compito, un dovere, una strada da percorrere. Per i credenti questo compito è voluto da Dio. Corrisponde a quella vocazione interiore ad essere qualcuno, piuttosto che a poter rincorrere qualcosa. Ma ad essere intimamente, con tutta la coscienza umana, capace di parlare e di confrontarsi con Dio stesso. Si sa che solo Dio può dare all’uomo la forza per superare le avversità, quelle esterne a lui, e quelle provenienti dalla fragilità della sua stessa persona. Il peso dell’età che avanza, un cedimento spirituale, un dubbio. Si sa pure che, nei momenti più difficili dell’esistenza, molti sentono il bisogno di staccare la spina, di prendersi una pausa di riflessione. Ma chi ha fede è poi decisamente convinto che quella pausa, quella doverosa riflessione, potrà poi consentire di vedere meglio, più chiaramente, quello che sta accadendo. Potrà permettergli di ritornare alla sua vita usata con maggiore consapevolezza. Per continuare così il cammino. Con Dio accanto, a sostenerlo nelle difficoltà. Se persino il Figlio di Dio ha potuto accettare la sofferenza e il dolore della croce, ogni uomo, nel suo piccolo, potrà almeno sopportare la fatica quotidiana del suo proprio impegno, affidandosi a quel Dio, che non potrà dare serpi a chi chiede pane. Si gioca, su questa convinzione, la questione della libertà umana. Cosa può fare ciascuno di se stesso e della propria vita concretamente e come possa far coincidere il suo personale volere, le aspirazioni individuali, con i piani di Dio. Il problema è di semplice risoluzione per i credenti, perché si sa pure che un uomo di fede crede sempre di seguire la strada che Dio ha scelto per lui quanto più va a fondo, a scavare nella sua intima dimensione interiore. Chi è autentico con se stesso, e con la sua propria natura di uomo, non potrà che trovarsi d’accordo anche con il volere di Dio. Dal momento che ogni strada, percorsa fino in fondo, con consapevolezza e decisione, e in piena libertà, non può che condurre l’uomo alla sua prima radice, origine e fine dell’esistenza e della storia, facendolo approdare in Lui. Problema che per gli atei non si pone, ma che appare senz’altro più difficile da discutere per i laici, non presupponendo questi ultimi una meta trascendente per le azioni umane. Forse per far trionfare la libertà umana, e il suo accordo con la volontà di Dio stesso, Papa Benedetto ha perciò deciso di sfidare le convenzioni nella chiesa sedimentate in settecento anni di storia, dopo il gran rifiuto di Celestino V. La sua rinuncia ha commosso il mondo. La fragilità di Papa Giovanni Paolo II che era apparsa nel corpo tormentato dalla malattia, diventa in Papa Ratzinger, la precarietà dell’uomo razionale, filosofo e teologo, che d’un tratto, forse anche per volersi meglio dedicare ai suoi studi, nel silenzio e nella pace del meritato riposo, lancia al mondo il grande messaggio che la scienza non è tutto, che la ragione necessita di affidarsi al cuore. E lo fa nell’anno della fede. Ci sono orientamenti filosofici che da Pascal ricordano l’importanza di quest’umanità del cuore, e della sua grandezza che supera quella della ragione e del pensiero. A Dio ti affidi perché ci credi, non perché ti ci metti a ragionare sopra. Dio ama il debole, il povero, il misero. Non il forte, il ricco, l’arrogante. Si potrebbe dire è la riscoperta di una fede grandiosa nella sua fragilità. Nessuno è immortale, eccetto Dio. Lui ci sarà sempre. Eppure, se davvero anche Lui è libero di scegliere potrebbe un giorno stancarsi dell’uomo. Della sua umanità capricciosa e ondivaga. Della sua infedeltà e incostanza. La libertà è capacità di decidersi, ma anche di non farlo. Ad ogni modo è libero proprio chi è, in quanto tale, imprevedibile. Se è libero l’uomo, a maggior ragione dobbiamo pensare che sia libero Dio. Cosa accadrebbe perciò se un giorno anche Dio annunciasse al mondo le sue dimissioni? Che succederebbe all’universo e alla Storia se lo facesse Dio?
Antonietta Pistone

Per approfondire la natura degli studi di Papa Benedetto XVI invito i lettori a conoscere alcuni miei scritti sui suoi lavori ai link di seguito:

1) http://www.filosofico.net/spesalvipistone.htm
2) http://www.filosofico.net/deuscarpistone.htm
3) http://www.filosofico.net/veritascaritaspistone.htm
4) http://www.gazzettaweb.net/it/journal/read/L-infanzia-di-Ges-.html?id=790
5) http://www.gazzettaweb.net/it/journal/read/La-Shoah-e-il-silenzio-di-Dio-ad-Auschwitz.html?id=457

Si rimanda alle letture di alcuni scritti di Papa Benedetto XVI:

1) Spe Salvi
2) Deus Caritas Est
3) Caritas in Veritate
4) L’Infanzia di Gesù
5) Dove era Dio? Il Discorso di Auschwitz


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