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Essere senza Tempo di Diego Fusaro, una lucida analisi della attuale realtà storica

Scritto da redazione il 7/6/2011


Essere senza Tempo di Diego Fusaro, una lucida analisi della attuale realtà storica

Ho letto con piacere, e quasi tutto d’un fiato, l’ultimo libro del giovane Diego Fusaro, studioso di Marx e docente ricercatore di Storia della filosofia presso l’Università Vita Salute San Raffaele di Milano. Essere senza Tempo, edito dalla Bompiani, gioca, sin dal titolo, sull’ambivalenza semantica con il notissimo Essere e Tempo di Martin Heidegger, per rimarcare, al contrario del filosofo tedesco, l’ineluttabilità della istantanea contrazione odierna del tempo in un eterno presente che fa perdere di senso e di significato alla Storia, sia nella sua dimensione di recupero della memoria del passato, sia in quella della dinamica progettuale della speranza in un futuro che possa profilarsi migliore del tempo attuale. La dimensione esistenziale dell’eterno presente postmoderno è, senz’altro, quella della fretta, del non avere tempo a disposizione. Nell’illusione che liberando il proprio tempo se ne possa disporre in quantità maggiore, e senza rendersi conto che più tempo viene liberato maggiore sarà la velocità del fare per averne altro a disposizione, si procede così in una fuga verso il niente che annichilisce ogni istante, persino quelli più importanti e preziosi della vita di ciascun uomo che abiti la contemporaneità. L’analisi critica della condizione postmoderna prende lo spunto dalla interpretazione marxiana delle rivoluzioni come processi di accelerazione della storia e della vita. A partire dalla rivoluzione industriale e da quella francese, Marx ritiene che la storia abbia impresso a se stessa dei ritmi fino ad allora sconosciuti, e che si sia successivamente mossa sempre più orientata all’accelerazione dei tempi e degli spazi, fino a giungere alla desertificazione globale, intesa come potenzialità assoluta dell’annullamento delle distanze nell’era delle tecnologie informatiche e di internet. Se le rivoluzioni accelerano il corso degli eventi di ben tre volte rispetto ai fenomeni di tipo culturale, che necessitano di tempo per vedere assimilate anche le idee dalla portata più rivoluzionaria, è anche vero che, di questo passo, si giunge, sempre secondo Marx, alla rivoluzione russa di Lenin e alle due guerre mondiali, che vedono esplodere il mito della cosiddetta guerra lampo. Affiora, d’un tratto, il lecito dubbio se non sia qualche volta necessaria una rivalutazione della lentezza, e di quelle culture che necessitano di tempi lunghi per la loro assimilazione. Nella dinamica vorticosa della fretta, assolutizzata a concezione dell’esistenza e della vita, si rischia di veder scomparire dall’orizzonte la riflessione filosofica e la memoria storica che, nel loro profilarsi, necessitano della facoltà del ruminare, come direbbe senz’altro meglio Nietzsche. Una lucida analisi della contemporaneità, questa di Fusaro, che coglie nel segno gli aspetti più evidenti della attuale realtà storica. Un libro semplice da leggere, anche per i non addetti ai lavori, che costringe a riflettere e a pensare in un modo oggi sempre assai meno diffuso, ma di cui tuttavia si sente più che mai l’urgente necessità.
Antonietta Pistone
Articolo pubblicato sulla rivista filosofica Diogene, numero 22


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