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Etty Hillesum e la Shoah

Scritto da antonietta pistone il 24/3/2016


Etty Hillesum e la Shoah

Liceo G. Marconi di Foggia, 15 Marzo 2016

Antonietta Pistone (stralcio della relazione)

Il tema che andiamo a trattare oggi è molto difficile, ed è doloroso e triste, per le nere pagine di storia che ha fatto scrivere agli studiosi, e di cui i manuali ad uso nei licei sono ricchi di notizie e di informazioni.

Ciò che non è rintracciabile, nei manuali, è la diretta testimonianza di chi ha sofferto le atrocità della soluzione finale, e dello sterminio.

Etty Hillesum, come Anna Frank, ci offrono la possibilità di accedere ai cassetti della memoria storica, per custodirla, prima che sia troppo tardi.

Gli ormai pochi testimoni viventi dell’olocausto si chiedono, con trepidazione, cosa potrà accadere quando non ci saranno più le testimonianze vive dei sopravvissuti, dal momento che sono già trascorsi più di settant’anni di storia dai fatti del ’42, ’43.

Proprio perché chi non conosce la storia è destinato fatalmente a riviverla, è necessario accedere alla memoria di quanti ci hanno lasciato una testimonianza viva e feconda del passato terribile dei campi di sterminio nazisti.

Etty era una ragazza, come tutti voi. Aveva solo 27 anni. Aveva una vita davanti. Era laureata in giurisprudenza e aveva fatto studi di lingua slava e russa. Faceva ripetizioni per vivere. Poi ebbe la possibilità di andare ad assistere un anziano signore, di nome Han, presso il quale soggiornava come affittuaria, e di cui, successivamente, si prese cura. Un lavoro che si trasformò, in breve tempo, in una vera e propria relazione amorosa. Etty ne parla nel suo Diario, di circa mille pagine, in cui descrive, narrandola, la sua vita, che non doveva essere molto diversa da quella di tante altre sue coetanee, all’epoca in cui si svolgevano i fatti, tra gli anni del ‘41, ’42 e ’43.

Etty, nel Diario, si innamora di Julius Spier, uno psicochirologo, studioso di Jung, ed esperto nella lettura della mano, dal quale si era recata per curiosità, per approfondire alcuni temi legati all’instabilità psichica sua e dei suoi due fratelli maschi. Instabilità probabilmente dovuta ad un difficile rapporto con i genitori. Spier era così diventato un po’ il suo maestro, ed Etty si era appassionata alla psicochirologia, desiderando anche intraprendere la stessa carriera di Spier, in un immediato futuro.

La Hillesum, però, durante i rastrellamenti tedeschi, venne deportata, con la sua famiglia, a Westerbork. Le Lettere parlano proprio del suo soggiorno forzato in quello che doveva essere solo uno dei tanti campi di smistamento. Da lì, infatti, dopo circa cinque mesi di permanenza, Etty fu trasferita ad Auschwitz, dove sarebbe morta il 30 novembre del 1943, quando aveva ancora meno di trent’anni.

Nelle Lettere Etty non racconta soltanto la vita nel campo di Westerbork, ma esprime soprattutto i suoi stati d’animo, e le sue preoccupazioni e paure, relativamente alla deportazione dei suoi genitori e di suo fratello Mischa, musicista, il più psichicamente fragile dei tre Hillesum.

Nelle righe della missiva, indirizzata all’amica Maria Tuinzing, Etty riferisce, in particolar modo, delle sue ansie su un possibile trasferimento in Polonia, ad Auschwitz, dove, in effetti, saranno poi deportati lei, suo fratello Mischa, e i suoi genitori, e lì moriranno, qualche tempo dopo, nel 1943.


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