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FOGGIA E’ IN RITARDO

Scritto da redazione il 29/5/2012


FOGGIA E’ IN RITARDO

Lo sappiamo, lo vediamo e anche se volessimo volgere il capo dall’atra parte ci propinano classifiche che ci vedono all’ultimo posto.
Come in una tappa del Giro d’Italia, c’è quello in fuga, tre-quattro all’inseguimento, il gruppone, poi la fila si sfilaccia, e per ultimo Foggia, fanalino di coda.
Noi non abbiamo fatto niente. È da tempo che portiamo la stessa andatura, come se avessimo deciso di non gareggiare e di accontentarci di esserci comunque, “l’importante è partecipare”, e gli altri ci hanno superato.
A mali antichi e a quelli non curati se ne aggiungono di nuovi. Finalmente la nostra Cattedrale ritorna a splendere appena spogliata di quell’annosa gabbia di tubi “Innocenti”; in effetti gli unici a non avere alcuna responsabilità.
La riconsegna alla città del Teatro Giordano potrebbe essere a portata di mano, ma già qualcuno ha azzardato una considerazione: “Voglio vedere poi, quella struttura va mantenuta, ha dei costi nel tempo, va riempita di contenuti e di fruitori (paganti) di quei contenuti!”.
Uno sguardo è rivolto anche al Teatro Mediterraneo, e a tutto questo, ma non solo, non bastava, ora ci giunge fra capo e collo la notizia che la Chiesa delle Croci rischia di crollare.
Beh, con tutto il rispetto per la Cattedrale, il Giordano ed il Mediterraneo, credo che quello, il Cappellone delle Croci, sia il monumento simbolo della nostra città. Quello che tutti conosciamo meglio e in cui tutti si riconoscono. Quella “cosa” unica che abbiamo solo noi e che muove a stupore il parente, l’amico, che viene da fuori a farci visita, e lo portiamo lì, non sapendo che c… mostragli di questa città: il poco, il nascosto, l’ingabbiato, il cancellato, il sottovalutato, il mal apprezzato.
Pian piano, una chiacchiera dopo l’altra, un passo dietro l’altro, lo conduciamo lì, avanti a quel semplice e maestoso portale, a quella struttura fatta di tufo povero, alla elegante e inconsueta sequela delle cappelle interne, al mistero, ed ai messaggi nascosti, che tutti coglie, chi ci passa spesso e il nuovo visitatore, e tu, rivolto a quest’ultimo, guardandolo pensi e lanci una sfida muta: “Beh, e mo’ che dici!?”, sperando che non dica, che non chieda rispetto al nostro scarso sapere di una storia che va avanti da oltre 400 anni.
E non è che non se ne conoscesse l’epoca di costruzione, il materiale è a vista con tutti i segni del tempo, le gambe delle cappelle sono state cinghiate in ferro da tempo, perché da tempo i problemi si erano evidenziati.
Non sia mai che succeda qualcosa, perderemmo l’unico simbolo di amalgama che tiene ancora accesa una scintilla di appartenenza. Perderemmo la faccia, per quel che c’è n’è rimasta.
Raffaele de Seneen


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