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Foggia, ora è anche black out. Dopo il degrado delle strade piene di buche e sporche di immondizia.

Scritto da redazione il 26/11/2010


Foggia, ora è anche black out. Dopo il degrado delle strade piene di buche e sporche di immondizia.

Ieri sera le strade attorno alla mia abitazione, Viale Michelangelo e Piazza De Gasperi, erano al buio, e lo sono state per molte ore. Non nascondo che ci fosse un tocco di mistero nel black out esterno, tanto che spesso sono stata tentata, tra una cosa e l’altra, di affacciarmi al balcone per apprezzare la gradita sensazione dell’inviolabile che il buio inevitabilmente regala. Ma io ero in casa, protetta dall’altezza del mio cantuccio tranquillo, in cui era riunita tutta la famiglia, attorno a computer e video games, con il cincillà di mio figlio che scorazzava felice nel salone. La mia influenza serotina mi ha paradossalmente protetto ancora una volta dai rischi della strada e delle strade foggiane, piene di buche e ora per giunta anche buie. Come farà un’anziana signora ad andare in chiesa per quella che è la sola distrazione che le resta, ormai, nel sabato sera? Chi le risarcirà i danni per un’eventuale caduta? Ovvio che dovrà rischiare in proprio, o rassegnarsi a non uscire. Ma non siamo in guerra. Pare sia tempo di pace, anche se a Foggia non si deve mai dirlo, perché dallo stato apparente delle vie cittadine, compresa la spazzatura onnipresentemente invasiva, sembra esattamente di vivere in un eterno day after. Per farla breve, pare sia scaduto il contratto con la Smile, azienda che si occupa della manutenzione dell’illuminazione pubblica stradale. E così, dall’11 novembre, l’illuminazione cittadina, prima affidata ad un gruppo di specialisti del settore, viene oggi ad essere risolta, in caso di guasti, dalla buona volontà del singolo dipendente che pietosamente, e senza cautela né garanzie, viene avvisato del problema e si reca sul posto per vedere in che modo risolvere la situazione. Quest’anno si festeggia il 150° anniversario dell’unità italiana. Dal 1861 ci gloriamo di essere tutti italiani. Ma, sostanzialmente, bisogna prendere atto di come non siano cambiate molto in meglio per noi tutti meridionali le condizioni del nostro Mezzogiorno dall’epoca post unitaria. La posizione di privilegio che vedeva nell’Italia borbonica alcuni ceti sociali avvantaggiati rispetto ad altri, avrebbe dovuto finalmente cedere il passo, nella dimensione della civiltà, alla certezza del diritto, che non fa eccezioni alla regola. Ci si rende conto però sempre di più con amarezza, e lo si legge sui giornali locali, che la mentalità dominante e diffusa tra la popolazione è ancora quella del particolarismo, che induce, ad esempio, il gestore di una qualsiasi attività economica, a non emettere lo scontrino fiscale a tutti, e nella misura in cui dovrebbe. Nella convinzione che i pochi che pagano le tasse siano sempre i soliti ingenui e sciocchi, che non riescono a trovare il modo di farla franca. Ora, in una situazione di degrado economico e ambientale come quella che stiamo sperimentando sulla nostra propria pelle ogni giorno a Foggia, non pagare le tasse nella misura in cui si dovrebbe, contribuendo ciascuno per le proprie capacità reddituali, è un delitto contro la cittadinanza, ed esprime la mancanza di senso civico che ci sta condannando a regredire nella stagnazione e nella involuzione sociale. Se pensiamo che la nostra Italia, già all’epoca degli stati regionali, poteva vantare rispetto al resto d’Europa, in cui esistevano le monarchie nazionali francese, inglese e spagnola, un sistema dell’accertamento del reddito procapite fondato sull’esistenza dei catasti, che permetteva al contribuente di pagare le tasse attraverso aliquote fiscali corrispondenti alla misura del reddito personale del cittadino, dobbiamo necessariamente pensare che siamo tornati indietro anni luce da quelle forme di civiltà, che pure ci hanno contraddistinto nel tempo, mettendoci addirittura in una posizione di superiorità e di preminenza, per le strutture amministrative tipiche dello stato moderno, e rendendoci competitivi in Europa.    La distanza siderale che oggi abbiamo messo tra noi e la nostra storia passata è nel prezzo della cecità che abbiamo pian piano acquisito di fronte ai dimenticati doveri della cittadinanza. Il buio, direbbe sorridendo Dante, è il giusto contrappasso che il foggiano deve a questo punto necessariamente scontare.
Scritto da: Antonietta Pistone


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