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GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

Scritto da antonietta pistone il 5/4/2018


GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

IL DIALOGO PER RENDERE SALDE LE SORTI DEL MONDO

Il 24 marzo scorso, nell’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “Bozzini-Fasani” di Lucera, si è celebrata la “Giornata Mondiale della Poesia” con la premiazione dei vincitori della XIII Edizione del Concorso Letterario Regionale bandito dal Club per L’UNESCO di Lucera. Riportiamo la relazione del poeta Michele Urrasio, Presidente della Commissione giudicatrice (n.d.r.)

È la seconda volta che il nostro Premio propone come tema del concorso “Il dialogo”. Un suggerimento quanto mai opportuno, in un momento in cui il monologo ha sostituito del tutto la possibilità di confrontarsi, di cercare insieme una ragione di vivere e di percorrere insieme il nostro cammino anche quando «la città / volta le spalle al sole». È il dialogo ad assicurare la convivenza pacifica e a rendere salde le sorti del mondo.
Esaminando a fondo le composizioni dei concorrenti insieme ai carissimi amici componenti la Commissione giudicatrice, i professori Liliana Grasso, Antonietta Forte, Vincenza Pergola, Giada Cimino, Raffaele Manna, Vincenzo Beccia, abbiamo notato l’importanza che assume la parola nella nostra vita. La parola è il dono concesso unicamente all’uomo, è la possibilità di esprimere, in tutte le sue accezioni, in tutti i suoi sinonimi, i sentimenti, gli affetti, le speranze, le delusioni.
«Si può dire – come afferma un grande Maestro della Letteratura, il nostro Mario Sansone – che la vita è un succedersi di parole. La parola è la metafora della vita, poiché la vita nella sua originarietà non si potrebbe esprimere che semplicemente in forme elementari. La parola dà l’esperienza e si colloca come soprasenso della nostra vita. La parola è vita.»
Un concetto, questo, espresso efficacemente in una strofa della poesia intitolata “Le parole” che la Commissione ha voluto mettere in evidenza soprattutto per l’invito a riscoprirsi e a ritrovarsi nella trasparenza dello sguardo:
Le parole sono un dono,
sappile usare non aver timore,
aiutano a incontrarsi e ritrovarsi,
guardarsi negli occhi e riscoprirsi.
Si coglie in alcuni giri di versi delle composizioni concorrenti l’importanza del dialogo inteso in senso lato, senza alcuna costrizione. Quando il mondo che ci circonda è distratto e rissoso, l’unico rifugio, l’unico conforto è dialogare con se stessi, riscoprire nel proprio intimo, prima che altrove, la serenità che riporti la calma dopo il frastuono della tempesta:
La pioggia sul mio volto
molto più di semplice acqua che cade.
Ma la pioggia passa…
un ombrello ti protegge dalla pioggia
non dal dolore
Così provo a dialogare con me stesso,
chiedo al mio cuore di capire
chiedo al mio cuore di avere pace.
Ma la consolazione maggiore è quella di non essere “vittime di un mancato dialogo”. Solo confrontandosi, possiamo aspirare a raggiungere quella pace interiore che ci consenta di vivere dignitosamente la nostra giornata, di godere del calore della solidarietà, ritrovando così il conforto di non essere un’isola sperduta nell’immensità del cosmo, ma punto di riferimento e di aggregazione di una realtà più ampia, più squisitamente umana:
Soggiorno dentro di te
esplicando quel desiderio di dialogo
che mi pervade.

Rammento ciò che è andato,
dialogando con la tua anima
che compatita mi asseconda.
Senza alcun dubbio, un punto di arrivo nella peculiarità dell’essere «è la celebrazione della parola come essenza dell’uomo, come realtà propria dell’uomo». Ma non è tutto. Non è la conquista della vetta, a cui Machiavelli esortava a tendere per realizzare, almeno in parte, le nostre aspirazioni, mettendo a frutto le capacità personali, i propri talenti.
Una dimensione verticale, ben più ardita, è quella che affronta coraggiosamente l’autrice della composizione intitolata “Io e Lui”, dove la fragilità dell’essere trova sollievo, sostegno e forza nel volgere lo sguardo oltre la barriera dei nostri confini, là dove, come suggerisce Benedetto Croce, la poesia diventa davvero «il dialogo con Dio»:
Attonita colloquio con Lui
che armonioso mi scruta.
Parlo di lui e dei suoi occhi
che illuminano le stelle.
Piena di stupore dialogo
con Lui che tutto può.
Il dialogo acquista, in questo modo, la capacità di confronto fra sentimenti umani (lui che illumina le stelle), ma soprattutto di elevazione verso l’alto, verso l’Eterno (Lui che tutto può). E la parola è in grado, nel «donarci le armi / per abbattere i muri», di offrire un senso definitivo di liberazione, la presa di coscienza che «la vita è una cosa sacra anche se ci costa dolori, anche se ci costa delusioni».

Siamo tutti uguali,
chiamati al segreto della vita
in un cerchio che per sempre esisterà.
I nostri alunni, i nostri figli, i nostri nipoti, esposti assai spesso alle inquietudini di un mondo travolto da crimini malvagi e disumani, non hanno alcuna intenzione di deporre le armi, di accettare gli scompensi di una crisi generale che coinvolge tutti, e di attendere passivamente il loro riscatto. Lo dimostrano le loro composizioni venate di malinconia, ma anche di una determinazione risolutiva. Essi credono nell’efficacia del dialogo. Essi vogliono ancora credere. Essi vogliono ancora sognare:

Ma io voglio sognare.
Voglio sognare il ghiaccio che si scioglie
al calore del sole.
Quel sole che riscalda
illumina e accarezza
i cuori.
Quei cuori per troppo tempo rimasti al gelo.
E perché non si ripetano le assurdità del passato, i figli ascoltano con attenzione il racconto dell’uomo che, «con gli occhi offuscati dal tempo», ripercorre gli agguati della sua odissea, nell’intento di evitare che il conflitto tra uomini non sia che un ricordo, un punto buio che invochi la luce. Questo auspicio, carico di fiducia, espresso con cadenza anaforica, traspare nei versi della composizione “Verrà un giorno”:
Verrà un giorno
come una grande cascata
di acqua limpida
che di ognuno bagnerà le anime.
Verrà un giorno
come una chiara alba
che ai nostri occhi porterà la luce.
Versi che racchiudono la speranza onirica di ogni uomo. “ Verrà un giorno”: è l’avvertimento biblico inseguito da sempre, da tutte le generazioni dagli albori della civiltà. E oggi più che mai ci si auspica che l’aspirazione del verbo, coniugato al futuro “Verrà”, acquisti la certezza del presente, per potere finalmente esclamare: “È qui tra noi ormai il grande giorno. Il giorno del dialogo, della comprensione tra gli uomini. Il giorno della pace”.
Allora, allora soltanto, «l’incanto di quel bimbo / che a tutto questo sorride / ci fa ben sperare».

Michele Urrasio


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