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GIUSEPPE GARIBALDI

Scritto da redazione il 3/10/2012


GIUSEPPE GARIBALDI

                                                                                         Sintesi storica della sua vita: da marinaio semplice a condottiero e artefice del destino di Caprera                

Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio 1807 e muore a Caprera il 2 giugno 1882. Nel 1833, quale marinaio della Marina Sarda col “nome di guerra” Cleombroto”, a bordo della fregata “Des Geneys”, coinvolto nella congiura di far saltare in aria la nave ammiraglia, viene tradito dal capo cannoniere che non ha più il coraggio di agire. Il 4 febbraio diserta e fugge a Marsiglia. Qui, leggendo un giornale, apprende di essere condannato dal Governo Sardo alla fucilazione alla schiena, quindi fugge in America Latina e combatte per la libertà di quei popoli.
         Dopo una dozzina di anni densi di avvenimenti e decisivi per la formazione di condottiero, esaltato dalla stampa di mezzo mondo, saputo che l’Italia è presa dalla febbre delle riforme, con l’Austria saldamente insediata nel Lombardo-Veneto, il 15 aprile 1848 parte da Montevideo (Uruguay) dove ha sposato la brasiliana Anita il 26 marzo 1842. Il 21 giugno giunge in Italia con moglie, tre figli e sessanta veterani della Legione Italiana di Montevideo. Si mette subito a disposizioni del Governo Sardo.
         Nel 1849 accorre alla difesa della Repubblica Romana, ma, fallita la resistenza, deve abbandonare la Città Eterna con i suoi garibaldini ed Anita che era accorsa da Nizza in avanzato stato di gravidanza. Dopo una serie di spostamenti e fughe, la donna giunge agonizzante nel ravennate, dove muore il 4 agosto 1849. Garibaldi e i suoi fidi sono inseguiti da Austriaci, Francesi, Spagnoli e Napoletani. Dopo faticose marce, finalmente il 2 settembre raggiunge Chiavari. Creato generale di brigata dalla Repubblica Romana, l’Eroe ha perduto la qualità di cittadino e i diritti civili nello Stato Piemontese. Viene perciò arrestato e scortato dai carabinieri a Genova. Lo Stato Sardo, sotto l’influenza negativa della recente disfatta di Novara, si vede costretto a non concedergli la libertà esiliandolo a Tunisi (Tunisia). Ma il bey (governatore) di quella città non permette lo sbarco. La nave che lo trasporta torna a Cagliari da dove viene disposto il suo trasferimento alla Maddalena in attesa di nuove disposizioni da Torino.
         Il 26 settembre 1849, Garibaldi mette piede per la prima volta in Sardegna, sbarcando alla Maddalena. Qui stringe amicizia con la famiglia di Francesco Susini. Vi rimane un mese. Il 24
ottobre, secondo le disposisizioni giunte da Torino, l’Eroe viene condotto a Gibilterra, ma qui viene respinto. Finalmente a Tangeri (Marocco) trova ospitalità. Per l’esule segue un periodo di intimo turbamento per la recente scomparsa di Anita e per il pensiero dei suoi figli Menotti, Teresita e Ricciotti in tenera età lontani da sé, a Nizza presso la vecchia nonna paterna. Fa alcuni viaggi e dopo 6 mesi torna in America. Con i Susini della Maddalena continua sempre a mantenere contatti epistolari. Nel 1850 è a New York, dove lavora presso la fabbrica di candele del fiorentino Antonio Meucci, inventore del telefono.
         A Lima (Perù), imbarca sul “San Giorgio” e ottenuta dalle autorità marittime di Callao (Perù) l’abilitazione al comando, Garibaldi imbarca sulla “Carmen” al servizio del ricco don Pedro Denegri e naviga per il mondo, dall’America del Sud alla Cina, dalle Filippine all’Australia.
         Nel febbraio 1854 è a Londra. Da qui a Newcastle, dove fa un carico di carbone e prosegue il viaggio per Genova. Arriva a maggio. Non più molestato dal Governo Sardo, torna a Nizza. Naturalmente non ha mai dimenticato gli amici della Maddalena né la pace di questo luogo. Maturato il pensiero di comprarsi un pezzo di terra in Gallura, in dicembre 1855 fa vela per la Sardegna. Invitato dai Susini, Garibaldi torna alla Maddalena per una battuta di caccia. A tavola si parla del desiderio dell’Eroe di stabilirsi in Sardegna. I Susini suggeriscono di comprare del terreno a Caprera. Il 29 dicembre, fa redigere dal notaio Girolamo Sircana un “mandato generale” col quale delega Pietro Susini, figlio di Francesco, per quegli acquisti “che giudicherà più necessari ed utili sia immobili che semoventi”.
         Il 30 dicembre, l’Eroe riparte e Pietro Susini subito si dà da fare per gli acquisti convenuti. In due fasi, Garibaldi diviene proprietario di metà Caprera acquistando dai fratelli Battista e Giuseppe Ferracciolo, da vari altri piccoli proprietari e specialmente da una coppia inglese residente alla Maddalena, proprietari di buona parte di Caprera, lui Richard Forman Collins, la moglie Clare Oliver.
         Verso la metà del 1856, l’Eroe può stabilirsi a Caprera, inizialmente sotto una tenda e poi in una piccola casetta. E’ padrone solo di una metà dell’isola, mentre l’altra metà è rimasta al primo proprietario (Richard Forman Collins), della quale verrà in possesso in seguito. Garibaldi dimora per 26 anni nella sua isola, nell’edificio comunemente chiamato “La Casa Bianca”. Vi muore il 2 giugno 1882. I funerali avvengono l’8 giugno. Viene tumulato nel sepolcreto di famiglia a Caprera.

Caprera il suo destino e il suo ponte
1882 -    Morto Garibaldi, l’isola appartiene alla sua famiglia.
1890 -    Le isole Maddalena e Caprera vengono collegate da una diga ponte di 600 metri
                        interrotta da un ponte più volte ristrutturato nel corso degli anni, fino al suo attuale
                        completo rifacimento avvenuto nel 2008.
1892 -    Viene espropriata e passata al demanio militare per la costruzione delle fortificazioni.
1907 -    Casa e alloggi di Garibaldi vengono dichiarati monumenti nazionali.
1916 -    Tali beni vengono definitivamente acquistati dallo Stato, lasciando in uso sino alla morte
                        una parte della casa a Francesca Armosino (1848-1923), vedova Garibaldi, e a sua
                        figlia Clelia (1867-1959). Agli eredi viene concesso l’uso di quattro stanze della casa,
                        fino agli anni ’70.                                                                                                            
1970 -    Il tutto passa alla Soprintendenza ai B.A.A.A. (Beni Ambientali, Artistici e Architettonici) per le province di Sassari e Nuoro.                                                                                        

Giovanni Presutti
    


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