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GIUSEPPE OSVALDO LUCERA, Giuseppe Schiavone, brigante post unitario

Scritto da redazione il 3/9/2010


GIUSEPPE OSVALDO LUCERA,  Giuseppe Schiavone, brigante post unitario

GIUSEPPE OSVALDO LUCERA,    Giuseppe Schiavone, brigante post unitario, Rocco Biondi editore, Villa Castelli, 2010
    
Nella fin troppo copiosa produzione storiografica sul brigantaggio si è spesso privilegiato il grande personaggio, quasi sempre ignorando quelli considerati “minori”. E, se ci si è interessati di questi ultimi, lo si è fatto in un’ottica localistica, senza mai cioè inquadrare il personaggio scelto nel contesto più ampio del periodo storico, dell’ambiente e delle motivazioni pubbliche e private del suo agire.
Il recente saggio di Lucera appare in controtendenza. Innanzi tutto perché sottrae Giuseppe Schiavone, capobanda di Sant’Agata di Puglia alle seconde file nelle quali era stato ingiustamente collocato; poi perché ne contestualizza le vicende umane nell’ambito della rivolta contadina antiunitaria che infiammò il mezzogiorno.
Lucera si era già cimentato in precedenza con ben quattro volumi in cui aveva raccolto la summa dei suoi studi sul brigantaggio.
Con “Giuseppe Schiavone” entra maggiormente nello specifico e ci offre notevoli spunti di riflessione. Perché, invertendo la tendenza storiografica più diffusa, ci presenta la figura non già di un gregario di Crocco o di una “spalla” di Michele Caruso ma quella di un capobanda, irriducibile, coraggioso e – a volte – dal volto umano.
Non ha dubbi l’autore nell’etichettarlo come autentico partigiano di Re Francesco, gli studi sul personaggio che ha condotto approfonditamente gli fanno scorgere in lui particolari originalità e peculiarità: l’originalità consisterebbe, per esempio, nella diversità della tecnica di guerriglia adottata rispetto a quella di Crocco; le peculiarità risiederebbero nel carattere che Lucera classifica come “melanconico” e nell’indole “buonista” che intravede in molte delle sue azioni. Non sarebbe stato cioè un rozzo contadino abbrutito dalla violenza ma un insorgente non privo di una sua umanità e di una sua autonoma capacità di giudizio.
Inutile qui scendere nei dettagli dell’impostazione di Lucera: occorre leggere attentamente il testo anche perché l’autore supporta le sue convinzioni con una raffica di ragionamenti, riflessioni e congetture che lo spazio di una recensione non consente di riportare compiutamente.
Piuttosto mi pare utile evidenziare un aspetto di Schiavone, del brigante, dell’uomo, che Giuseppe Osvaldo Lucera coglie benissimo: il pencolare dell’ex soldato borbonico tra la necessità etica della coerenza ideologica fino al sacrificio e il rimpianto della perduta normalità esistenziale: come non leggere infatti in questo modo l’apparente contraddizione della frase che avrebbe pronunciato di fronte al fucile del carnefice “popolo… solo per te ho combattuto”    e il tenero gesto del bacio del ventre gravido della sua donna, un attimo prima?
Io non so se Schiavone abbia effettivamente pronunciato quella frase, se veramente abbia baciato il ventre di Filomena: le troppe contaminazioni letterarie che accompagnano le vicende dei briganti suggeriscono allo storico cautela e prudenza . Ma a me piace pensare che non siano solo frutto della fantasia di scrittori in cerca di emozioni. E le argomentazioni di Giuseppe Osvaldo Lucera sul “personaggio” Schiavone spingono in questa direzione. Leggere per credere!
Scritto da: Valentino Romano


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