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Gli esami sono finiti, ma nella vita non finiscono mai

Scritto da redazione il 1/8/2010


Gli esami sono finiti, ma nella vita non finiscono mai

Gli esami sono finiti, ma nella vita non finiscono mai
“Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza; tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto, stasera al solito posto la luna sembra strana, sarà che non ti vedo da una settimana, maturità t’avessi preso prima…e gli aerei volano in alto tra New York e Mosca, ma questa notte è ancora nostra”, questo l’adagio di una nota canzone di Antonello Venditti che mi torna in mente a esami di stato finiti. Che strana specie di uomo e di donna è mai il professore: ogni anno prende nuovi alunni e perde quelli vecchi. Ogni volta un nuovo rito di nascita e di morte, che si ripete sempre, senza fine. Siamo abituati a convivere col lutto degli addii. Eppure, ogni classe che ci lascia, è sempre un’emozione nuova sulla pelle. Ci si affeziona, e bisognerebbe mantenere il distacco. Ma così non è, e non può essere altrimenti. Mi    sforzo di far capire ai miei allievi quanto sia importante conoscere e vivere, sperimentare sul serio l’avventura dell’esistenza. Ma non so se riesco ad essere compresa. Molti vogliono imparare. Ed in fondo è per questo motivo che ci sono le scuole. E i voti. Ah, i voti. Argomento scottante mai esaurito. Difficile far assimilare la irrilevante importanza della valutazione, espressa peraltro sempre da una commissione di uomini e donne che possono sbagliare e che giudicano differentemente le varie situazioni. Disperatamente impossibile permettere che il concetto venga assimilato quando si deve assistere impotenti dall’esterno al teatrino dei docenti che litigano dal primo all’ultimo giorno d’esame, scontrandosi per uno o due punti da dare al proprio beniamino e da togliere a quell’allievo più indisciplinato, che ha osato sfidare l’autorità, mettendo in seria difficoltà il docente, e creandogli un imbarazzo quanto mai allarmante. Che scuola è, questa, vien da chiedersi, nella quale i primi a fornire cattivi esempi sono gli stessi illustri professori che si combattono come spadaccini all’ultimo sangue per sottrarre una lode all’alunna che, brava e attenta, ha saputo mettere in discussione l’insegnante e il suo sapere davanti ad un intero corpo docente; per togliere la cifra tonda a quell’insolente che ha risposto male, che si rifiuta di irreggimentarsi nel sistema scolastico, che sta sempre in bagno ad orinare piuttosto che ascoltare la lezione. Ma ci si chiede mai se la lezione non stimoli l’uretra, piuttosto che i neuroni? Ci si interroga mai sul perché dei propri fallimenti educativi e/o disciplinari? Ci si ferma qualche volta a riflettere su cosa voglia dire conoscere, sapere, fare esperienza, e se la scuola che si costruisce sia o no all’altezza di questi obiettivi? Ci sono docenti che finiscono, in sede di esame, per contraddire le loro stesse affermazioni. Che correggono le cose che hanno scritto loro, e dettato ai propri alunni sotto forma di appunti durante l’anno. Docenti che non seguono i libri di testo perché secondo loro sono sbagliati e che fanno lezione sistematicamente sconfessando l’autorità di cui si avvalgono nel loro stesso lavoro. Disorientando gli allievi e portandoli a delle performance assolutamente contraddittorie in sede d’esame. Questi docenti non sanno, e non sanno insegnare. E finiscono per essere poco credibili. Ma nessuno nel sistema scolastico italiano ha il coraggio di metterli alla porta. Mentre sono proprio loro quelli che finiscono per rovinare la scuola, la sua reputazione, e il profitto degli allievi. Voglio molto bene ai miei alunni. Mi affeziono loro. E dico ancora una volta che non è importante quanto in fondo si sia giunti, facendo esperienza. L’importante è farla, averla fatta. Esserci, partecipare, nella vita, è l’unica cosa che vale. E non importa nulla, non deve importare, se proprio quelli che dovrebbero insegnare i valori della conoscenza, e la sua bellezza, si perdono dietro ai centesimi o ai mezzi punti, litigando come se fosse questione di vita o di morte per un mezzo voto. Perché stanno sbagliando clamorosamente quando dimenticano di avere un volto, un essere umano davanti, e si tramutano in integerrimi censori giudicanti. Anche Cristo si è saputo abbassare di più di loro all’uomo. E l’educatore è sempre padre e madre. Ad ogni modo, questi esami ormai sono finiti, ma quelli della vita, quegli esami, non finiscono mai. E da quelli ciascuno sarà poi duramente provato e giudicato. Anche chi sottraendo un voto ad un proprio allievo ha creduto di onorare la giustizia, dimenticando il detto latino “summus ius summa iniuria”. Credo invece che a dare non si sbagli mai; a togliere qualcosa a qualcuno, soprattutto se giovane e in fase di crescita, sempre. “Con la stessa misura con la quale giudicate sarete giudicati”, diceva Cristo. “Perciò siate misericordiosi e umili, e mai tronfi e superbi. Perché molto vi è stato dato di quello che non meritate, solo per amore. Anche se non l’avete mai capito”.
Scritto da: Antonietta Pistone


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