La chiacchiera è un venticello leggero che può fare molto male a chi se lo prende alle spalle o nelle orecchie. Ne parlava Heidegger nel suo Essere e Tempo, descrivendola come una conversazione non autentica, nella quale non ci interessa tanto l’altro quanto piuttosto il parlare come fatto in sé. La chiacchiera, o pettegolezzo, viene infatti anche detta “sparlare”, a voler intendere un parlare a iosa, con modalità eccessive e fuori luogo, di un avvenimento o di una persona. Spesso è utilizzata per nuocere all’altro o metterlo in cattiva luce agli occhi della gente. Parlar male degli altri non è interessarsi a loro, ma piuttosto attivare un fare provocatorio che coinvolge terze persone, attraverso le quali la chiacchiera viene diffusa, amplificata, ed infine urlata in giro. Si tratta di quella macchina del fango che Roberto Saviano descrive molto bene, e che spesso serve proprio a chi vive del malaffare, e sporca l’altrui reputazione privandola della sua illibatezza allo sguardo popolare. Si forma così attorno alle vittime un giudizio falso e manipolato che impone l’immagine più consona a determinate tipologie di potere occulto, per poter continuare a esistere e a procrastinare, nel tempo, la loro funzione vitale di antistato, o di stato nello stato. Ovviamente i “chiacchierati” sono tutti coloro i quali, giornalisti, scrittori, docenti, politici, e servitori dello stato, tentano di opporsi alle manipolazioni più o meno evidenti del sistema. La chiacchiera si oppone alla verità, strumentalizzandola, e facendo di tutto per distorcerla e per farla apparire differente da come in effetti è. Un gioco di costruzione di una pubblica opinione di comodo, che nel mondo del “si dice” permette una realtà immaginaria e fittizia, che nulla ha a che vedere con la vita vera, fuori da ogni ipotetico costrutto mentale degli affabulatori. La storia ne è piena, purtroppo. E ne incontriamo per strada o sui giornali e dentro i libri ogni giorno in quantità via via crescente. Gente da tenere quanto più possibile alla larga. Perché nel fango gli affabulatori ci vorrebbero buttare tutti, sommergendoli. Forse per questo amo parlare poco con la gente. Quei gruppetti che si fermano agli angoli delle strade o dei corridoi. Che sorridono maliziosi quando ti vedono passare, o smorzano i loro discorsi appena entri in una stanza. Quegli amanti delle lunghe conversazioni telefoniche pretestuose, sono i più pericolosi costruttori di finte verità. La filosofia ce ne liberi tutti in un solo colpo. Ma comprendo che ci vorrebbe un tornado per spazzarli via d’un tratto dalla scena della storia e delle nostre vite in bilico sopra la menzogna. O basterebbe opporre alle parole gettate al vento un chiaro, nitidissimo muro di silenzio, che non è omertà, ma protezione e difesa delle nostre esistenze e della loro dignitosa libertà di essere.
Antonietta Pistone
Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:
1) Heidegger, Essere e Tempo