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I DISPETTI DEL VENTO

Scritto da redazione il 4/11/2012


I DISPETTI DEL VENTO

Li conosciamo no! Da noi poi, il “Favugno” d’estate, la “Voria” d’inverno,, scompigliano i capelli delle donne, squassano i tetti, spezzano le cime degli alberi, alzano la polvere, le gonne delle donne, ma capita anche che nella loro furia tirino su il lembo di un telone verde portando alla luce un qualcosa, a primo impatto, di indefinibile.
Quel che l’occasionale fotografo
avvista, mette scompiglio, timore, incertezza. Avvicinarsi o meno! Scappare via! Ha tutto l’aspetto di un ufo caduto dal cielo che per motivi a noi ignoti, o forse per altri bel precisi, ha scelto di posarsi all’interno del nostro aeroporto cittadino Gino Lisa, ma in zona poco idonea all’atterraggio, al limitare del campo e fuori pista. Chissà se anche lì su Marte o sulla luna avranno saputo della situazione del nostro aeroporto!
Ma il nostro fotografo è persona intrepida, non nuovo a certe rilevazioni, non molla l’osso e con coraggio, ma anche con un po’ di circospezione, scatta un po’ di foto prima che qualcuno glielo possa impedire.
E’ solo a casa che rivedendo i file fotografici con opportuno ingrandimento sul pc, lo strano “coso” inizia ad assumere sembianze familiari: una palla composta da pezzi di vario metallo il cui stato di abbandono e di degrado non può che riportare alla mente grida di allarme e poi di dolore per la improvvisa scomparsa di quell’opera-monumento che fino a qualche anno fa nobilitava e rendeva tutto nostro, riconoscibile, di casa l’aeroporto Gino Lisa.
La storia, è proprio così, si ripete. Questo tipo di atteggiamento verso le “opere” viene da lontano: la statua del Lanza in Villa comunale ancora mancante di avambraccio e bastone, il puttino monco della fontana ai Caduti (dov’è finito il braccio!), ed ora l’opera di Gianfranco Rizzi.
Il modo di conservare quest’ultima opera in metallo: riposta sulla nuda terra, protetta da un semplice telone che una folata di vento ha portato via, è indice che quell’opera è condannata a morte, che non c’è nessuna volontà di ricollocarla sul vecchio o altro sito. E forse è meglio così, perché se insistiamo e la fanno restaurare e riposizionare costerà molto di più di quanto dovuto all’ingegno e al lavoro dall’artista..
Se qualcuno vuol trovare un minimo di consolazione dopo aver letto questa triste storia, potrà recarsi con la propria macchina al parcheggio a pagamento (quanti alberi hanno abbattuto!) creato ultimamente a beneficio di tutti coloro che volessero prendere “Il volo”, così come è titolata l’opera abbandonata.
(Raffaele de Seneen – Foto di Romeo Brescia)


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