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I Racconti di Timeo

Scritto da redazione il 22/2/2012


I Racconti di Timeo

I Racconti di Timeo sono una raccolta di sette novelle di Giuseppe Marrone, pubblicate nel 2009 dalla casa editrice Parnaso di Foggia. Nel libro si apprezza la tensione filosofica dell’autore, giovane laureando in filosofia, espressa in forma letteraria. Certamente un tentativo meritevole di rendere accessibile a tutti la più complessa riflessione teoretica che in questo stile semplice risulta invece di facile fruibilità per il pubblico dei lettori, non necessariamente addentrati nei meandri della scienza filosofica. “Tutti abbiamo una filosofia e non si creda che il solo professore dell’immaginario possa impartire con severità la lezione che il discente ammassa nella sua banca dati neuronale per poi dimenticare alla prima occasione. Chiunque può fare filosofia”, scrive Marrone nell’introduttiva Guida al lettore. E di questa sua insofferenza per l’insegnamento tradizionalmente inteso ed impartito si trovano anche altri riferimenti nelle novelle del testo. “Il senso ultimo della vita è il suo non senso, il suo assurdo […] non ho la forza e la volontà di trascinare altri nel gorgo da cui vivificano i mostri della verità. Nessuno dovrebbe conoscerla”, scrive l’autore a conclusione della sua ultima novella Verità e Senso. Ma è il tempo a dominare quasi incontrastato le tematiche affrontate nei racconti. Come se, constatata l’impossibilità di conferire un significato compiuto alla realtà, e compresa la vanità di un possibile interesse metafisico della ricerca filosofica, troppo lontano dall’uomo, non rimanga che il tempo, come unica e sola dimensione davvero umana, con cui sia ancora pensabile un eventuale confronto. Ed è come se i personaggi di questi racconti combattessero tutti una battaglia senza fine contro il divenire incessante che muta un passato, spesso mai nemmeno pienamente vissuto, in un futuro che non si vuole immaginare, nella continua ansia di quel nuovo di cui si ha terrore. Ancorati e sospesi nel vivere, rivolti indietro ad un tempo che fu e che non appartiene ormai più al presente, e catapultati verso un futuro di cui si ignora attualmente ogni prospettiva, questi personaggi dei Racconti di Timeo sono anche incapaci di vivere il presente, in modo autentico. Chi non può contare su un passato autentico, ha difatti necessariamente orrore di un futuro che non riesce a progettare e a sperare perché impossibilitato a far esperienza di un presente che sia la necessaria conseguenza di una vita vissuta e ben spesa, sulla quale contare per continuare o ripartire. L’uomo che ha smarrito la sua dimensione temporale è come già morto e senza speranza di cambiamento, non ha più parametri di confronto per distinguere il bene dal male, ed il suo vivere è simile all’agitarsi silenzioso e mesto di una foglia che precipita in terra dopo aver lievemente volteggiato nell’aria. Il nome non significa più l’identità, e il desiderio si spegne perdendo la sua spinta propulsiva al cambiamento e all’evoluzione. In una dimensione senza tempo anche la memoria del ricordo non ha più senso e lo sguardo non imprime al vissuto la sua profondità.

Antonietta Pistone


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