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I fatti e le idee

Scritto da redazione il 17/11/2012


I fatti e le idee

Oggi mi mancano le idee, forse la voglia di scrivere questo articolo. In questi ultimi giorni sono successe tante cose. C’è stato un Convegno Nazionale di Filosofia organizzato dalla Società filosofica italiana a Foggia; il dibattito politico si è acceso sulla questione delle primarie assai vicine; per la seconda volta un campo nomadi vicino Foggia, in località Arpinova, si è incendiato nella notte. In effetti non sono pochi gli argomenti. Potrei parlarvi di Economia Solidale, e delle tematiche affrontate dai relatori del convegno, giunti da tutta Italia. Oppure potrei intrattenervi discutendo di politica per raccontarvi la mia visione del mondo e la mia idea. Infine, riuscirei bene a convincervi di quanto sia ingiusta la sorte, che si accanisce sempre su chi non lo merita, come gli africani del campo di Arpinova, che ha preso fuoco per un corto circuito. Erano proprio quegli immigrati che nei giorni precedenti avevano dato una mano ai cittadini a ripulire Piazza San Francesco. Potrei…ma spesso, senza volerlo, i fatti parlano da soli, mentre le idee che si sommano su questi degnissimi argomenti mi sembrano ormai una stanca ripetizione del già stato. Sono anni che si parla di crisi economica, di politica e di immigrazione. Appunto, sono anni. E il problema più grande è che pur parlandone di continuo, non si riesce a risolvere nulla. Devo dire che provo nausea e disgusto davanti alle chiacchiere senza costrutto. Anche un senso evidente di rabbia e di frustrazione per tutte le questioni che si pongono sul tavolo quasi per il piacere intellettuale di farlo, ma senza alcun interesse reale ad affrontare i problemi per quelli che sono, così puramente e semplicemente. E viene voglia di tacere. Non perché non sia giusto dialogare, interloquire, discutere, convincendo e convincendosi reciprocamente, come voleva il buon Socrate. Ma perché non è possibile che dopo anni di disquisizioni, più o meno dotte, si continui a speculare sulla povera gente, attraverso politiche di sfruttamento economico, che portano intere aziende al fallimento e alla cassa integrazione gli operai e i lavoratori. Non è giusto che i poveri immigrati vengano sfruttati come bestie per lavori disumani che nessuno vuole più fare nelle nostre campagne. Non è umano che tutto questo parlarsi addosso si concluda con un perenne nulla di fatto, per ripetere sempre le stesse questioni, ascoltare il solito ritornello dei politici, vedere essere umani relegati in condizione di schiavitù e di prostrazione, senza diritti e senza dignità. Davvero sembra, in alcuni momenti, che la filosofia abbia smarrito la sua forza pragmatica, la sua capacità di cambiare il mondo e la sua storia. Ci si rassegna appena ad un destino di irrinunciabile fatalità. L’abbandono a quella ragione universale che per Hegel doveva segnare ineluttabilmente il corso della storia. E Marx? Pensate non sia mai esistito allora? Sarà stato solo un sogno della ragione che agisce, per poi ritornare al solito slogan idealistico del “tutto il reale è razionale e tutto il razionale è reale”? No, scusatemi, ma non può essere. “Le parole sono mezzo, non fine”, sentenziava il titolo di un articolo che il mio germano scrisse una volta, parlando di Heidegger e della possibilità dell’equivoco nella chiacchiera. Ed è forse proprio perché ormai si ama giocare sull’equivoco che, pur esaminando bene le criticità della nostra epoca, si è poi ben lungi dal risolverle in qualche modo. E tutto questo non ci meraviglia più. Proprio qui è il dramma. Con buona pace di Aristotele. E ovviamente di tutti noi.

Antonietta Pistone

Nota bibliografica
Per questo articolo si rimanda alle letture di seguito:

1) Aristotele, La Metafisica
2) Heidegger, Essere e Tempo
3) Hegel, La Fenomenologia dello Spirito
4) Marx, Tesi su Feuerbach


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